Il Nobel per la Pace a Maria Corina Machado svela la crisi delle democrazie occidentali: un premio trasformato in strumento ideologico delle élite neoliberiste. È tempo di un Premio alternativo, simbolico e politico, per restituire senso alla parola “pace”.
Un premio alternativo per la pace è possibile!
Se le democrazie di una volta (primo trentennio post-bellico) si sono trasformate in postdemocrazie (felice definizione di Colin Crouch), ossiain sistemi a forma democratica ma svuotati di contenuti pro-demos, non è
per colpa di ignoti: c’è stato un furto di sovranità delle élite a danno dei popoli (ridotti a sovrani puramente nominali). Per far marciare il sistema neoliberista, le élite devono fare ricorso all’inganno della propaganda,
narrazione distorta, slegata dai fatti (ratio: dominare il discorso pubblico per dominare la società, con il consenso delle vittime). E narrazione subliminale distorta -indirizzata ai popoli- è quanto accaduto all’assegnazione del Nobel cui aspirava Trump.
Il premio Nobel per la Pace conferito a Maria Corina Machado è infatti un’operazione politico-ideologica che si inquadra nell’ordine di discorso dominante (radicalmente anti-demos). Il messaggio che viene emanato dalla scelta è il seguente: la Machado è un’eroina della democrazia e il Venezuela è retto da una truce dittatura. Che importa se il Venezuela è sotto attacco Usa per via delle enormi disponibilità di petrolio (fanno gola agli appetiti privati venezuelani e statunitensi) e per la posizione anti- dollaro di Caracas? Sono cose che il comune cittadino -ridotto al rango di suddito da manipolare- non deve sapere, per far marciare una duplice e correlata narrazione: quella di una Machado eroina della democrazia e di un regime venezuelano come incallita dittatura.
Ma la Machado non è amica di Vox e di tutte le destre estreme internazionali? E non vuole forse il taglio dei provvedimenti pro-demos varati dai governi chavisti e la privatizzazione delle risorse energetiche del Paese, perché rappresenta interessi elitari? Nell’ottica delle élite non contano i fatti, bensì la narrazione che li manipola per creare un’opinione pubblica addomesticata dall’inventiva propagandistica. E allora, se ieri andava bene il Nobel a Kissinger, con le mani lorde di sangue, oggi va bene quello alla Machado, che vorrebbe fare in Venezuela le stesse cose vogliono i vari Kissinger in circolazione.
Tutto ciò pone un problema. Il Nobel è un’istituzione rispettata, con un alone positivo che induce i cittadini -non sempre edotti dello stato delle cose- a nutrire rispetto verso il personaggio beneficiato. Nel caso specifico-e in altri- è uno strumento d’inganno, di asservimento ideologico. I democratici devono stare zitti quando una scelta tanto significativa si fonda su assunti ideologici, del tutto infondati e non già su meriti effettivi?
Le élite, dalle nostrane a tutte le altre, hanno fatto finta di non capire il vero significato delle flottiglie che hanno sfidato Israele. La loro azione era un grido di protesta contro la loro complicità in uno sterminio. Ebbene, di
fronte all’aberrazione del Nobel per la Pace alla Machado, la società civile deve ribellarsi di nuovo. Come? Per esempio, istituendo un Premio per la Pace alternativo, a carattere simbolico, con un chiaro e profondo
intento politico.
Dagli Usa all’Europa, si stanno restringendo gli spazi di libera espressione del pensiero, perché la narrazione neoliberista non regge il confronto con il pensiero critico, fondato sul rispetto dei fatti e dei princìpi del sistema democratico. Un’operazione come quella accennata sopra, promossa da chiunque, ma affidata a figure di alto rilievo culturale, servirebbe a contrastare le mire antidemocratiche delle élite senza dignità e
senza scrupoli.

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