La scomparsa ravvicinata di due eminenti storici, Giovanni Sabbatucci e Valerio Strinati, costituisce una doppia perdita grave per la storiografia del movimento socialista. I loro lavori restano rilevanti.
Avevo da poco ripercorso la “Storia del socialismo italiano” in sei volumi (Il Poligono, 1980-81) curato dal primo; del secondo mi rammarico di non aver potuto ascoltare di persone alla prossima festa di Risorgimento socialista. Di Strinati si ricorderà l’opportuna cura del volume “Le barricate e il palazzo, Pietro Nenni e il socialismo italiano nel dialogo con Gianni Bosio”. Mi faccio latore del cordoglio del partito.
Resta inevasa una questione che non è accademica ma politica.
Che cosa resta di una storiografia autenticamente socialista dopo un quindicennio craxiano (su cui rimando ad altre mie pubblicazioni) e a 30 anni dalla fine dei principali partiti delle classi popolari e lavoratrici?
Ci sono singoli eminenti studiosi, in genere anziani e soprattutto slegati da appartenenze politiche. Quasi che un’appartenenza (un tempo si sarebbe detto organicità) sia sinonimo di mancanza di spirito critico e sostanzialmente di un approccio propagandistico.
Ci sono meno anziani studiosi molto in gamba dispersi in vari rivoli della sinistra, in genere espunti dal mondo accademico. Penso al Nencioni autore di studi su Basso e Lombardi che dovrebbero essere meglio conosciuti.
Esistono alcune riviste e relative redazioni che però sembrano segnate da soliti difetti (politicamente espressione di sterilità) del mondo accademico e editoriale. Conformismo, strutture claniche, pubblicazioni per notabili e discepoli, ostacoli a ogni ricerca di studioso autonomo e/o dissidente, consonanza al politicamente corretto e a un approccio egemonico liberal-democratico (la variante di riviste di nicchie settarie è solo la classica eccezione che conferma la regola)… Si potrebbe continuare e si potrebbero fare i nomi e i titoli, ma “cui prodest?”. I casi che mi sono noti e da cui ho preso le distanze, lo testimoniano.
Infine ci siamo noi dell’area neosocialista, la redazione dei Quaderni di Risorgimento socialista (prossima è l’uscita del quarto fascicolo a cura di Pier Paolo Caserta e Vadim Bottoni) e di Forza Lavoro (giunto alla sua terza uscita). Pochi forse, sicuramente abbastanza affiatati, con una produzione ormai significativa e duratura. Studiosi e attivisti, se non dirigenti. Ovviamente tutto basato sul volontariato politico e sulla passione etica, con risorse ridotte, ma crescente rilievo.
Senza produzione editoriale autonoma (non settaria) non c’è partito o movimento. E viceversa. Solo un partito o movimento permette una dimensione politica significativa, altrimenti si è solo storici autoreferenziali da social (si parla solo alla propria bolla consenziente). Non mancano i soliti intellettuali da corte, suggeritori di principi più o meno “illuminati”. Per tacere di quel fenomeno increscioso, gli scappati di casa alla ricerca di una casa altrui da mettere a soqquadro e gli absurdistani, in cui complottismo, ardite scelte cangianti, narcisismo patologico si fondono.
Vari fattori spiegano la persistente egemonia dell’interpretazione liberal-democratica della storia del socialismo, espressione del pensiero unico nell’Occidente tardo-capitalistico. Nondimeno occorre mantenere una diversa tradizione storiografica, quella interna al movimento dei lavoratori e espressa dalla migliore ricerca socialista nel periodo che va fra gli anni successivi al frontismo agli inizi degli anni Ottanta.
Gaetano Colantuono
Redazione Quaderni di Risorgimento socialista
Bibliografia
Gaetano Colantuono (a cura di), Niente sarà come prima? Riflessioni al tempo del coronavirus fra crisi di sistema e possibilità socialista, “Quaderni di Risorgimento Socialista” 1, Napoli-Potenza 2020.
Gaetano Colantuono, Altri rami e radici vitali. Marxismi oscurati e rinnovamento del socialismo nel XXI secolo. Note a margine di un volume, in “Il pensiero storico. Rivista internazionale di storia delle idee” 10 (2021), pp. 209-233.
Gaetano Colantuono, La cappa antisocialista. Aspetti della storiografia, della formazione culturale e della scuola al tempo dell’egemonia neoliberale in Italia, in Ferdinando Pastore (a cura di), Il divorzio tra liberalismo e democrazia. “Quaderni di Risorgimento Socialista” 2, Napoli 2023, pp. 157-173.


D’accordo sulle molteplici forme di subalternità al liberalismo, sia nella versione classica (o, nel caso, liberalsocialista) che in quella “neo”. E d’accordo con l’accenno al settarismo (per cui a sinistra c’è ormai un elenco di partitini che è quasi impossibile mandare a memoria).
Non sono invece d’accordo sul legame tra ricerca e partito. Bisogna andare oltre, altrimenti ricadiamo nei soliti, vecchi, errori. Quello di cui abbiamo bisogno non è una “storiografia socialista”, ma una robusta e diffusa ricerca storica sul piano sociale, economico, istituzionale, teorico. Aperta ad ogni forma di espressione dei movimenti popolari. Come poi vogliano chiamarsi, è secondario.
Il deserto avvilente conseguenza dell’assenza pluridecennale di una vera Sinistra organizzata in Italia, ha provocato e provoca ai cittadini comuni e ai lavoratori una marea di problemi, tra cui il vuoto, o almeno l’irrilevanza, del pensiero socialista nella storiografia dominante e pseudo “ufficiale”, caratterizzata dalla tragicomica egemonia liberista. In questa desolazione pure la configurazione ipotizzata dal compagno Bettoli appare accettabile, della serie: al buio pesto anche un fiammifero acceso può apparire un faro. Ma si tratterebbe pur sempre di una soluzione di serie B. A mio avviso quella di serie A, la vera soluzione, resta comunque quella descritta dal compagno Colantuono: ci vuole il Partito, o comunque una vera presenza strutturata: non si va da nessuna parte senza organizzazione, non si affronta davvero alcun problema, è il primo passo da compiere, qualunque sia la risposta che si intende fornire alla fatidica domanda “che fare?”. Dipende da questo quindi anche la questione del da farsi, affinché ci sia davvero una efficace “produzione editoriale autonoma non settaria”, ci vuole anche qui il (da qualcuno) tanto vituperato Partito e nemmeno tanto viceversa.
Saluti a tutti i compagni, auguri di un buon 2025. Angelo Criscuoli – Latina