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Sempre meno artigiani. Un comparto dal futuro incerto

In Italia più avvocati che idraulici, secondo le statistiche elaborate da CGIA di Mestre su dati INPS, che però non possono considerare il ricorso al lavoro nero.

Letterio Licordari by Letterio Licordari
Agosto 22, 2025
in Economia, Lavoro, Politica
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Sempre meno artigiani. Un comparto dal futuro incerto
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L’Ufficio Studi della CGIA di Mestre fornisce statistiche importanti elaborate su dati ufficiali di Enti e altre Istituzioni e sopperisce, spesso, all’informazione che dovrebbe essere fornita ai cittadini attraverso i canali ufficiali, che sappiamo essere “edulcorati” o “aggravati” dalle stanze del potere.

Tra le tante, di recente è emersa una relazione che riguarda la sensibile contrazione di un comparto dell’economia italiana che in passato ha rappresentato lo “zoccolo duro” dell’occupazione, al pari dell’industria e dell’agricoltura, che ebbe pieno riconoscimento già nel ’44 sotto la guida del CLN, che lo affrancò dallo stato corporativistico fascista.

Sulla stampa la pubblicazione del report dell’Associazione ha avuto una non trascurabile cassa di risonanza, con titoli decisamente allarmanti formulati su una comune considerazione: “abbiamo più avvocati che idraulici”.

Considerato che i cittadini italiani non sono più litigiosi di un tempo e che le cause di maggiore importanza ancora oggi sono di pertinenza dei cascami della baronia forense, come un tempo, il numero degli avvocati sembra essere ben “over” rispetto al rapporto domanda-offerta.

Lo squilibrio però esiste, e in misura marcata, sulla contrazione delle attività artigiane (intendendo la categoria costituita da titolari, soci e collaboratori familiari). Negli ultimi dieci anni si è registrato un crollo verticale di quasi 400 mila unità, da 1,77 milioni a 1,38 milioni, una diminuzione pari al 22%. Se si considera il rapporto tra il 2023 e il 2024 la riduzione (all’interno dei dati prima considerati) è stata pari al 5% (72 mila unità), con cali sopra la media per le Marche (-28%), Umbria e Abruzzo (-27%) e Piemonte (-26%).

Nel depresso Mezzogiorno le perdite sono risultate più contenute, ma solo perché legate ad investimenti nel comparto delle opere pubbliche con i fondi del PNRR e al “Superbonus 110”, che ne hanno rallentato e in parte “mascherato” i dati che emergeranno nei prossimi anni. I dati elaborati provengono dall’INPS e da Infocamere-Movimprese.

Le considerazioni, non proprio superficiali, sull’interpretazione di tali dati, portano a constatare quanto già oggi sia difficile trovare un idraulico, un elettricista o un falegname per banali esigenze domestiche, anche per via del progressivo invecchiamento degli addetti al settore e al mancato ricambio generazionale.

Ma guardando in profondità l’analisi porta a considerare che il rapporto considerato tra gli avvocati e gli artigiani ha motivazioni che portano a valutare lo scarso interesse dei giovani verso attività manuali, alla scarsa attenzione verso il comparto artigiano da parte delle strutture statali centrali e periferiche, il mancato orientamento scolastico verso corsi di studio di ordine tecnico.

Va presa in seria considerazione l’opportunità di rimettere al centro l’istruzione professionale, con un progetto formativo riguardante quegli istituti scolastici che nel passato (non più recente) sono risultati determinanti per la crescita e per lo sviluppo economico dell’Italia, istituti che non devono essere considerati di serie B, ma complementari all’equilibrio sociale e alla portanza economica di un Paese.

In questo ambito andrebbe rivista la legge n. 443 dell’8 agosto 1985 (“legge quadro per l’artigianato”), ridefinendo i vincoli normativi esistenti e adattandoli alle mutate situazioni di mercato e sociali, favorendo l’accesso a crediti agevolati spesso esistenti solo sulla carta. In particolare, elevare da 18 a 49 gli addetti significherebbe riallinearsi alla quasi totalità degli altri Paesi della UE.

Ci sono, però, particolari che sfuggono alle rilevazioni da parte dell’INPS e che annacquano le analisi della CGIA, vale a dire il notevole ricorso al “lavoro in nero” (cosa che, peraltro, è presente anche tra gli avvocati…e non solo tra questi professionisti, lo sappiamo bene), che per un verso è espressione del malcostume presente nel Paese in quanto l’evasione fiscale determina iniquità, e tanto è altamente deprecabile, per l’altro è determinato da assenze di politiche adeguate a tutela di questi lavoratori ancora in cerca di una vera identità.

 

 

 

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