Come specificato in un altro intervento, la Trilateral Commission -fondata nel 1973 da David Rockefeller, Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski, insieme ad altri rivoluzionari, tutti notoriamente vessilliferi della democrazia e del socialismo- ci ha spiegato (vedi La crisi della democrazia, 1975) che la democrazia scoppia di salute quando è “ristretta”, in quanto può contare su «apatia e disimpegno» da parte di gruppi sociali e individui malnati (ovviamente facenti parte del volgo). In tal caso, infatti, le istituzioni non sono gravate dall’onere di riconoscere diritti all’intero demos, con la conseguente crescita della spesa pubblica (che peraltro, cifre alla mano, è in larga misura finanziata dal prelievo fiscale a carico di ceti medio-bassi e masse popolari). Il bene “democrazia”, ci viene detto da quel club di amici dell’umanità, si guasta se viene generalizzato. È infatti un bene inversamente proporzionale al numero di coloro che ne godono. È in sé una bella cosa, ma «non è detto che un valore che sia normalmente buono in se stesso venga ottimizzato allorché venga massimizzato». Per non farla ammalare, in altri termini, la democrazia va riservata alle élite. Esattamente come avveniva nello Stato liberale, la cui ratio è stata fotografata perfettamente da Domenico Losurdo (Controstoria del liberalismo) mediante la definizione di “democrazia per il popolo dei signori” (definita “felice formula” da Luciano Canfora nel libro La democrazia dei signori).
Se la democrazia è in piena salute quando ne beneficiano i vertici della società, e finisce invece al Pronto soccorso quando si tramuta anche in cosa del volgo, per rimetterla in sesto bisogna riportarla allo stato primigenio (quello “fotografato” da Domenico Losurdo con la sua efficacissima formula), togliendola dalle patogene mani del demos (che deve accontentarsi dell’etichetta data al sistema). È esattamente ciò che ha fatto la controrivoluzione neoliberista.
Corollario di quanto asserito dalla Trilateral e programma operativo del neoliberismo è il pensiero elargito da Tommaso Padoa Schioppa (fu ministro di una ex sinistra che mise in pratica i precetti della Trilateral e di ogni liberale pro domo sua). Egli ha illustrato come meglio non si poteva la ratio di questo tipo di liberali, della “democrazia per il popolo dei signori”, del neoliberismo (le cui politiche esplicitano in termini fattuali il triste destino disegnato dalle élite per gli “altri”, ossia coloro che stanno fuori del mondo del privilegio). A proposito della mission della Ue nata a Maastricht e dei relativi Stati assoggettati alla finanza, il Nostro ebbe a dire quanto segue: <<Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e di altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del XX secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità>> (Corriere della Sera del 26 agosto 2003). Brutalmente chiaro, ma non a sufficienza. Togliendo ogni residuo velo alle radici ideologiche di quel pensiero, abbiamo questo panorama etico-politico: Voi, figli del fu Quarto stato, con i Trenta gloriosi avete goduto di un tipo di vita troppo benevolo, non in linea con il vostro naturale destino; ora è tempo che perdiate il “diaframma di protezioni” (Stato sociale, ecc.) di cui avete goduto finora; è necessario che torniate al ruolo che vi spetta mondo, ossia quello di popolo servente abituato alle rinunce (non già per “nostra” cattiveria, ma per il vostro bene, per rendervi forti, idonei ad affrontare la “durezza del vivere” che è conforme alla vostra qualifica di umanità di seconda serie).
Il pensiero del Nostro si pone come il manifesto delle politiche effettive messe in atto dagli Stati e dall’Ue nata a Maastricht: distribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, crescita delle disuguaglianze, destrutturazione dello Stato sociale (subdolo attacco alle pensioni, tagli alla sanità, alla scuola, …), politiche che sanciscono il passaggio dello Stato dalle mani di tutti a quelle degli abbienti. Detto in breve: si tratta dello svuotamento della democrazia realizzato negli “anni pietosi”, perché questo sistema (se è autentico, per tutti) è un lusso che le élite non possono accettare. Se così stanno le cose, nell’ottica delle forze economiche a ratio dominante la democrazia va impedita sul nascere o abbattuta e svuotata se è riuscita a farsi largo.
A tale scopo, infatti, ieri si opponevano con le buone o con le cattive alla trasformazione dei regimi liberali in regimi liberaldemocratici (vedasi l’“allevamento” e la protezione delle squadre fasciste contro i pur limitati diritti democratici acquisiti e quelli potenzialmente raggiungibili dal movimento operaio e socialista). Oggi, per farle funzionare come il suddetto modello -Stato monoclasse, liberale, antidemocratico-, le democrazie dei “Trenta gloriosi” vanno “svuotate”, come detto sopra: niente diritti sociali, niente Stato sociale effettivo, niente corrispondenza tra politiche e interessi generali, niente “giusta” compartecipazione di tutti alla ricchezza prodotta.
Il “popolo sovrano”, però, non deve essere consapevole della ratio effettiva del programma neoliberista. Non deve sapere. Infatti, la narrazione mainstream continua a chiamare “democrazie” gli attuali sistemi politici europei. Colin Crouch, però, è impertinente e dice che il re è nudo: essendo gli attuali reggimenti politici altra cosa -oligarchie- rispetto alle democrazie di un tempo, devono essere etichettati con un altro nome, per rimarcare la differenza tra le due cose, e ha proposto di chiamarli postdemocrazie.
La ratio di tutto sta in una domanda e in un’osservazione/risposta. Domanda: ‘Come fanno i pochi super abbienti a dominare sul resto della società, ossia sulle loro vittime’? Osservazione/risposta: ‘Ieri ci riuscivano con le dittature aperte o con la “democrazia per il popolo mei signori” (come già visto, copyright di Domenico Losurdo), ossia lo Stato liberale, pro abbienti e anti demos; oggi lo fanno con il dominio sulla pubblica opinione mediante il pensiero unico imposto con il (quasi) monopolio dei mass media da parte delle élite’. Chi sfida o contesta tale dominio e le sue fake news a produzione industriale viene perseguitato, emarginato, calunniato. Vedasi a tal riguardo, per fare un esempio eclatante, la sorte del pensiero critico rispetto alla guerra in Ucraina. Gli attuali poteri effettivi (potentati economici e forze politiche loro sodali con funzione servente, camuffate da “democratiche”) si definiscono liberali e tali vengono gabellati dalla narrazione quotidiana dei mass media, ma sono a tutti gli effetti sommamente illiberali. Cogliendo un aspetto fondamentale del nostro tempo, Luciano Canfora ha detto che oggi «nessuno è più illiberale dei liberali».
Grande è attualmente la confusione (voluta, coltivata) sotto il cielo neoliberista. Oggi, come sempre, la verità è rivoluzionaria. Non desta perciò meraviglia che venga perseguitata dal pensiero unico imposto dal potere. I rivoluzionari del libero pensiero, che operano secondo i canoni della democrazia e della Costituzione, vengono infatti perseguitati (vedi J. Assange, vedi tutti coloro i quali hanno cercato di smascherare l’inganno della guerra in Ucraina). Accadrebbe se gli attuali regimi fossero davvero democratici, conformi ai valori occidentali che sbandierano a ogni piè sospinto? È ovviamente una domanda retorica. Sono, in effetti, una nuova versione del vecchio Occidente colonialista. Ci sono infatti due tipi di Occidente. C’è quello che strumentalizza i valori occidentali, sbandierandoli retoricamente per ragioni di potere -che viene gestito manipolando l’opinione pubblica in modo pesante o sofisticato-, e c’è quello autenticamente democratico, che ha costruito le democrazie del “trentennio d’oro” e al presente viene additato come “nemico” della democrazia. È come se un tempo gli inquisitori impegnati nella caccia alle streghe si considerassero campioni di tolleranza, libertà, pluralismo e accusassero di intolleranza e autoritarismo le loro vittime.
La narrazione neoliberista presenta un mondo alla rovescia, ma gli autori delle tante costellazioni di fake news sanno anche essere spiritosi e mostrano notevoli qualità teatrali: lancia in resta, come attori consumati si scagliano contro coloro i quali cercano di mettere la realtà con i piedi per terra e, senza scoppiare a ridere, li additano al pubblico ludibrio accusandoli di produrre fake news. In definitiva, i nuovi intolleranti si autoproclamano, con affettata serietà, democratici e liberali, mentre, a seconda dei casi, presentano i democratici autentici come estremisti o putiniani. Costruiscono, appunto, il mondo del sottosopra e pretendono che l’universo mondo la consideri normale.


Condivido molte delle vostre analisi (ho letto anche gli atti del vostro congresso del 2019) ma non capisco cosa intendete per fake news sull’Ucraina. Ho bisogno di capire se le affermazioni (poco chiare) contenute in questo articolo sono quelle dell’intero Movimento R S . Una volta i socialisti avevano posizioni nette contro l’URSS e sostenevano il dissenso nei paesi dell’EST. Ora ho bisogno di capire se RS sostiene l’aggressione russa dell’Ucraina. In Puglia sono imminenti le elezioni regionali e devo decidere se posso sostenervi senza dovermene poi pentire. Grazie