L’Occidente sta attraversando una trasformazione verso un modello tecnoautoritario, fondato sul rafforzamento dell’esecutivo, sulla crisi della rappresentanza parlamentare e sulla gestione securitaria delle tensioni economiche, geopolitiche e sociali.
Progetto autoritario e ristrutturazione del sistema finanziario
Il rischio del consolidarsi in Italia di un pericolo di svolta tecnoautoritaria, che impropriamente si continua a definire “fascista”, non nasce certamente dalla comparsa del movimento di Vannacci ed Alemanno, ma deriva, in modo in parte comune a tutto il sistema occidentale raccolto all’interno del tessuto militare e geostrategico NATO ed omologato sul nuovo sistema liberista a trazione finanziaria, da un processo di esecutivizzazione del sistema costituzionale, iniziato da tempo in Italia con la distruzione della centralità del potere legislativo nel sistema della ripartizione dei poteri.
Un risultato ottenuto con la delegittimazione del potere legislativo e la distruzione della sostanziale autonomia operativa del Parlamento, attraverso sistemi elettorali maggioritari che, distruggendone le capacità di rappresentanza reale degli interessi, lo rendessero funzionalmente collegato alla centralità assoluta della stabilità del potere esecutivo, vero nuovo centro assoluto di tutto il complessivo sistema-Paese.
Questo processo di alterazione funzionale del sistema di separazione e divisione dei poteri previsto dal nostro sistema costituzionale originario, pressoché perfettamente attuato nella nostra Prima Repubblica, ha trovato nel governo Meloni un nuovo passaggio di fase sul punto essenziale del trasferimento assoluto, incondizionato e senza controlli di legittimità e impulso della magistratura, dei poteri di governo, utilizzazione e disposizione di tutti i poteri dei corpi separati dello Stato addetti alla sicurezza e alla sfera della gestione dell’ordine civile e sociale.
Un disegno post-democratico e tecnoautoritario, esplicitato questa volta in modo palese nel progetto costituzionale trumpiano, perfettamente riassunto nella teoria della visione post-democratica del movimento MAGA e nella convergenza strutturale con l’impostazione sionista e con la visione suprematista del tradizionalismo cristiano anticattolico.
Una visione costituzionale direttamente derivata dalle deviazioni costituzionali, inizialmente attuate nella logica emergenziale, sostenute dal vecchio movimento dei neocon, che ne costituiscono la radice originaria.
Una trasformazione strutturale verso la centralità assoluta del potere esecutivo, tendenzialmente e/o potenzialmente a legibus solutus, in nome del concetto schmittiano della contrapposizione prioritaria e ontologica del contrasto del “nemico”.
Questo nuovo e definitivo colpo al principio della separazione equilibrata dei poteri dello Stato verso l'”esecutivizzazione” dello Stato, tratteggiato nell’art. 31 del decreto Sicurezza, è stato tentato con la distruzione della forza costituzionale effettiva del potere giudiziario realizzato con la riforma della magistratura, fortunatamente stoppata dalla vittoria del No al referendum.
Questo processo di esecutivizzazione dei sistemi statuali trova ora una forte nuova accelerazione, direttamente funzionale alle necessità di governare in modo necessariamente stringente la delicatissima fase attuale del lungo e sempre più difficile tentativo di ristrutturazione del sistema liberista a trazione finanziaria, rispetto alla sua crisi strutturale iniziata con il blackout del sistema finanziario del 2007-2009.
Il sistema deve, in sostanza, garantire in modo stringente il controllo sociale, culturale e di sicurezza delle contraddizioni e dei sommovimenti delle società civili, e blindarle verso i flussi migratori provenienti dal Sud del mondo, nel processo di riattivazione globale della moderna funzione principale del capitale finanziario come nuovo modo generale di accumulazione capitalistica, di propulsore centrale della ricchezza sociale e di alimentatore primo della domanda per consumi e della stessa domanda aggregata, a fronte di una progressiva rigidità e saturazione dei mercati dei Paesi capitalistici sviluppati, puntando sull’immissione sul mercato globale di un eccesso di liquidità (praticamente una pila atomica globale che deve reggere un sistema globale di riproduzione del profitto e di sostegno del consumo).
Questo è, in linea di massima, il senso, la logica e la direzione del disegno tecnoautoritario in atto, finalizzato ad assicurare la tenuta di un sistema in stagnazione tendenziale, che in larga parte delle sue classi dirigenti continua a ritenere che lo scontro generalizzato, anche bellico, con le nuove grandi forze emergenti del mondo BRICS possa essere la soluzione alla difficoltà di governare la propria crisi di modello e di sistema..

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