Dal trionfo di Milei in Argentina alle tensioni tra USA e Venezuela, Lula tenta la mediazione e rafforza i legami asiatici. In Sudan continua la guerra civile, le Seychelles e l’Irlanda eleggono nuovi presidenti: il mondo multipolare si ridisegna tra crisi e diplomazia.
Il sudamerica tra tensioni ed elezioni politiche e altre notizie dal mondo
In Argentina si sono svolte le elezioni di medio termine, dove il partito “La Libertad Avanza” del
presidente Javier Milei ottiene il 41% dei voti a livello nazionale, stravincendo soprattutto nelle province
di Mendoza, Còrdoba, Santa Fè e pure la capitale Buenos Aires.
Gli altri partiti ne escono sconfitti, con ad esempio i Peronisti che arrivano secondi con il 31% dei voti;
come riportato dal quotidiano El Clarín.
Nel quadrante caraibico-venezuelano, si segnala un aumento delle tensioni tra Caracas e Washington,
dovuto al fatto che gli USA vorrebbero rovesciare il governo socialista di Maduro, usando la scusa del
presunto ed ingente traffico di droga proveniente dal Venezuela.
Come riportato da Prensa Latina, TeleSur e CNN, in queste ore è appena arrivato a Trinidad e Tobago, a
circa 11 km di distanza dalle coste venezuelane, il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense Gravely,
per delle esercitazioni militari navali che dureranno fino al 30 ottobre, in coordinamento con la CIA e le
autorità trinidadiane.
Tutto questo dispiegamento navale è atto a mettere una forte pressione politico-militare sul Venezuela,
una pressione prontamente denunciata da Nicolás Maduro, che riceve la piccata risposta di Donald
Trump che lo accusa di essere il leader delle bande criminali organizzate di “Tren de Aragua” e “Cártel
de los Soles”, senza ovviamente fornire delle prove a sostegno delle sue accuse.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio “Lula” Da Silva ha dichiarato di recente, in Malesia a seguito di un
incontro con Donald Trump, che il presidente statunitense si è impegnato a negoziare rapidamente un
accordo con il Brasile sui dazi del 50% imposte da Washington sui prodotti brasiliani, come riportato dal
quotidiano Correio Braziliense.
In seguito al succitato incontro, Lula in conferenza stampa anche detto che il Sud America deve rimanere
una “zona di pace” e riguardo la crisi sul Venezuela, si è offerto come mediatore tra Trump e Maduro,
segnando così una inusitata novità geopolitica e diplomatica.
Sia Trump sia Lula si trovano nel Sud-Est Asiatico in un tour politico.
In particolare il presidente brasiliano ha visitato la Malesia e l’Indonesia, con l’obiettivo di diversificare le
rotte commerciale ed esportazioni e ridurre l’impatto dei dazi statunitensi.
Come riportato da Agência Brasil, Lula è stato accompagnato da una nutrita delegazione di funzionari e
ministri ed ha tenuto diversi incontri bilaterali con malesi, indonesiani e altre nazioni asiatiche al fine di
rafforzare gli scambi economici.
Dal Sudamerica ci spostiamo all’Africa dove arrivano notizie contrastanti.
In primis la guerra civile sudanese prosegue senza esclusione di colpi, ed il governatore dello stato del
Darfur, Mona Arko Minawi ha tristemente annunciato la caduta della città governativa di El Fasher per
mano dei ribelli, ovvero le RSF (Rapid Support Forces) del generale Hemedti.
Le fonti consultate sono i quotidiani SudaNile e Sudan Tribune.
In seguito alla tragica notizia della perdita della città, sia il governo sudanese di Khartoum sia l’ONU
hanno chiesto ai ribelli di risparmiare gli oltre 250 mila civili, donne, bambini e anziani, ed hanno chiesto
un passaggio sicuro per i civili intrappolati che vorrebbero fuggire dalla città.
Inoltre gli scontri tra governativi e ribelli proseguono ferocemente anche nella regione del Kordofan
settentrionale, come riportato da Nigrizia.
Invece dall’esotico arcipelago delle Seychelles arriva la notizia nella quale il politico Mathew Antonio
Patrick Herminie, di recente, ha prestato giuramento come sesto presidente della Repubblica africana
durante una cerimonia ufficiale. Come riportato da Agence de Presse Africaine, il nuovo presidente
aveva vinto il secondo turno delle elezioni il 9, 10 e 11 ottobre con il 52% dei voti.
Ed infine, rimanendo sempre in tema di elezioni presidenziali, nella Repubblica d’Irlanda, la deputata
indipendente di sinistra Catherine Connolly è stata eletta 10° presidente della nazione.
Diventando così la terza donna a diventare presidente del paese celtico.
Come riportato dal The Irish Times e NBC News, la Connolly ha vinto in modo schiacciante, ottenendo
il 63% dei voti e sconfiggendo la candidata di destra del partito “Fine Gael”, Heather Humpreys.
L’affluenza alle urne è stata del 46%, superiori alle previsioni ed aspettative e queste elezioni presidenziali
sono una novità storica e geopolitica, visto e considerato anche il peculiare pensiero politico di Catherine
Connolly.
Infatti la nuova presidente ha giurato che sarà una nuova era per l’Irlanda e che sarà più inclusiva, pro-
pace e diplomazia, pro-neutralità, critica alla militarizzazione dell’UE, critica nei confronti della NATO, di Israele della guerra, ed infine anche una particolare attenzione e protezione della propria identità celtica
e della lingua irlandese-gaelica.

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