Il comunicato denuncia una Puglia piegata da un sistema politico oligarchico che soffoca partecipazione e dissenso. La lista “Puglia pacifista e popolare” cresce ma resta fuori dalle istituzioni; astensione, clientelismo e poteri consolidati blindano il dominio PD-satelliti.
Comunicato del partito Risorgimento socialista Puglia, promotore della lista
“Puglia pacifista e popolare” con Ada Donno presidente.
Compagne e compagni, quando quest’estate abbiamo promosso la nostra lista alternativa unitaria, assieme al PCI, a Potere al Popolo e varie associazioni, movimenti, oltre a singoli non iscritti, abbiamo ritenuto la lista col suo programma avanzato e la candidatura di Ada Donno un tassello ulteriore di un percorso comune di lotte e di impegno. Nella denominazione “Puglia pacifista e popolare” intendevamo raccogliere il diffuso disagio di tanti e tante pugliesi, rimosso da una narrazione edulcorata della Puglia come “brand” pubblicitario e meta turistica plastificata per clienti facoltosi.
Non c’è luogo della Puglia che non mostri ferite di un modello di sviluppo neoliberista che ricorda più quello di Paesi con economie coloniali arretrate: cementificazioni selvagge spacciate per modernizzazione, dismissione dei settori manifatturieri, terziarizzazione con lavori precari o sottopagati, turismo di massa, sfruttamento del lavoro agricolo e crisi delle piccole attività agricole, inquinamento, carenze della sanità pubblica e inadempienze dei trasporti pubblici, emigrazione giovanile, gestione clientelare della cosa pubblica, privatizzazioni diffuse e così via.
Nonostante la coerenza del nostro impegno in linea con la scelta di cinque anni fa (lista “Lavoro, Ambiente, Costituzione” con Nicola Cesaria presidente in coalizione con PCI e PRC), gli sforzi profusi e anche le indicazioni raccolte in vari settori sociali, nonostante candidature realmente popolari e la scelta di Ada Donno per la sua limpida biografia di pacifista e sindacalista, la nostra lista unitaria ha ottenuto diecimila voti pari allo 0,7% dei voti espressi, ossia oltre tremila in più rispetto all’esperienza di cinque anni fa.
Ciò vuol dire chiaramente che, ancora una volta, non siamo riusciti a coinvolgere e mobilitare i lavoratori, le lavoratrici, le classi popolari e i dissidenti che, salve eccezioni, non hanno, per scelta o per coazione, sostenuto il nostro sforzo unitario e popolare, la nostra proposta politica per la pace, l’ambiente e i diritti sociali, le nostre storie. Ma ciò significa anche che il peso dei potentati regionali che si ritrovano nel sistema di potere PD-satelliti è molto più forte di quello che avevamo previsto.
A dare manforte a questo sistema di potere consolidato in quasi tutti i luoghi decisionali è il trionfo dell’astensione: meno del 42% degli aventi diritto in Puglia è andato a votare, circa 1,4 milioni di persone su 3,5 milioni di elettori. Il neo-presidente Decaro potrà festeggiare per avere preso il 64%, ma si tratta di poco più di un quarto dell’intero corpo elettorale. Un pugliese su quattro, con punte più gravi in provincia di Foggia dove poco più di un terzo degli elettori è votante.
La legittimità formale a amministrare per conto di certi settori regionali e internazionali è garantita, certo. Ma la legittimità politica democratica è ridotta. Stringi stringi, il “laboratorio” della sinistra liberale e liberista in Puglia si riduce a una manifestazione di tendenze post-democratiche, con una legge elettorale che in più sedi abbiamo definito “oligarchica”: 10 mila firme da raccogliere per presentarsi, una soglia di sbarramento all’8% per ottenere rappresentanza. A spartirsi la rappresentanza in consiglio regionale ci sono già le cordate e i signori delle preferenze che si riuniscono in comitati elettorali effimeri. Il sistema, oleato da clientelismo e malaffare, può fare un altro giro quinquennale.
Le classi popolari, escluse da questi processi oligarchici, che possono fare? Si dividono fra un’astensione strutturale e l’affidarsi a uno dei due poli liberisti al potere a Roma e a Bari.
Per noi socialisti non è concesso alcuno scoramento, come testimoniano il riconoscimento di quei circa diecimila pugliesi che ci hanno sostenuto, il valore del nostro crescente gruppo dirigente e le non poche preferenze che hanno ricevuto i nostri candidati socialisti. Non è ancora terminata la fase di semina politico-culturale e di radicamento sociale del nostro partito e dell’area del dissenso al partito unico neoliberale, della devastazione ambientale e della compressione dei diritti sociali e politici. Abbiamo combattuto una lotta impari contro legge elettorale oligarchica, disillusione e potentati.
A chi ha stravinto nulla abbiamo da chiedere né comunicare. Garantiamo un’opposizione sociale purtroppo ancora una volta fuori dalle istituzioni ma all’interno dei movimenti. La crescita della nostra organizzazione, il principale partito dei socialisti in Puglia, l’unico a esprimere un programma autenticamente socialista, è un tassello di questa opposizione sociale ai governi tanto a Roma quanto a Bari. Grazie a chi ci ha sostenuto – lo diciamo da partito e da promotori della lista Puglia pacifista e popolare. Il risultato elettorale della lista è indubbiamente indicativo del contesto storico-politico in cui ci troviamo. Ai due poli conviene tenere fuori dalle istituzioni la nostra opposizione grazie a divisioni, cooptazione di gruppi dirigenti, minacce di repressione, astensione e leggi elettorali oligarchiche.
Per noi di Risorgimento socialista in Puglia non è che la ripresa di una fase di nuova semina e di rinnovato impegno in ciò che di vitale si muove nella società pugliese e mediterranea.
Avanti!
Risorgimento socialista Puglia – 26 novembre 2025


