Le dinamiche migratorie si sono modificate nell’arco temporale che ha caratterizzato il ventesimo secolo fino ad interessare gli anni 70, di questo abbiamo trattato in un precedente articolo. Ora vorrei porre l’attenzione sul periodo immediatamente successivo che sembra favorire diverse riflessioni e considerazioni meritorie di una più attenta analisi. Gli anni ’80 quindi, sono anni in cui si intensificarono la guerra fredda e il coinvolgimento delle super potenze in guerre civili in varie parti del mondo, facendone delle interminabili guerre per procura. Tali conflitti produssero nuove ondate di rifugiati e sfollati. Fu questo il decennio dei grandi campi profughi. Gli Stati avevano grandi interessi strategici nel concedere l’asilo, ma dimostravano scarsa attenzione per la ricerca di soluzioni a lungo termine in favore dei rifugiati. Al contrario, questi erano utilizzati come pedine sulla scacchiera geopolitica, per destabilizzare i regimi ed incoraggiare alla rivolta i Paesi d’origine. Fu quello che accadde con i mujahedin afgani in Pakistan, i khmer rossi cambogiani in Thailandia, i movimenti di opposizione eritrei ed etiopici con basi nel Sudan, e i ribelli del Centroamerica. Proprio in quel decennio divenne corrente l’espressione “rifugiato guerriero”. Negli anni ‘80 e ‘90 i richiedenti asilo cominciarono ad affluire in gran numero in Europa ed in Nord America, e la dubbia motivazione di molti di loro spinse i governi ad adottare misure sempre più restrittive per scoraggiare gli arrivi. Le riforme legislative introdotte nei Paesi industrializzati hanno gravemente inciso sulla possibilità che i richiedenti asilo accedano a tali procedure, per raggiungere la sicurezza. Le varie politiche volte a dissuadere i migranti irregolari dal raggiungimento dei Paesi industrializzati hanno spesso oscurato la distinzione, già problematica, fra rifugiati e migranti economici, contribuendo in molte occasioni a far stigmatizzare i rifugiati come persone che cercano di aggirare la legge. Pur riconoscendo il legittimo interesse degli Stati a regolamentare l’accesso al territorio, si sottolinea che essi hanno pure l’obbligo, a livello internazionale, di fornire protezione a quanti fuggono da persecuzioni nei rispettivi Paesi d’origine. Si ribadisce inoltre l’esigenza di tutelare il diritto fondamentale di chiedere asilo, sanzionato dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati. Sono massicci i movimenti di popolazione avvenuti dopo lo scioglimento, nel 1991, dell’Unione sovietica. I conflitti armati di natura interetnica e separatista, scoppiati nel Caucaso meridionale e in Asia centrale originarono ondate di sfollati e rifugiati, così anche il conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaigian, come la guerra civile in Tagikistan e il conflitto in Cecenia. Negli anni ’90 sono due i massicci movimenti di popolazione: il primo riguardò la fuga in massa dei Curdi dal nord dell’Iraq, nel 1991, dopo la repressione ad opera del governo iracheno di una rivolta scoppiata alla fine della guerra del Golfo. Il rifiuto del governo turco di concedere asilo ai Curdi iracheni portò le forze di coalizione guidate dagli Stati Uniti ad allestire un’enorme operazione di soccorso umanitario per i profughi, bloccati sui valichi montani alla frontiera turco-irachena. In seguito, le forze della coalizione crearono per loro “un’oasi di sicurezza” nel nord dell’Iraq. L’altra emergenza di grandi proporzioni si verificò nei Balcani. La violenta implosione della Jugoslavia, iniziata nel 1991, provocò la maggiore crisi di rifugiati in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Alla luce di tale situazione, il Consiglio europeo riunitosi a Tampere il 15 e il 16 ottobre 1999, ha riconosciuto la necessità di giungere rapidamente ad un accordo sulla Protezione Temporanea dei profughi, accordo basato sulla solidarietà fra gli Stati membri. La Direttiva 2001/55/CE del Consiglio Europeo mira a rispondere a tale necessità, riunendo in un unico atto:
– delle norme minime sulla concessione di una Protezione Temporanea (durata e applicazione della Protezione Temporanea; obblighi degli Stati membri verso i beneficiari di tale Protezione Temporanea; accesso alla procedura d’asilo; rientro dei beneficiari e misure da adottare dopo lo scadere della Protezione Temporanea), [1]
– dei meccanismi di solidarietà che si attivano automaticamente in caso di afflusso massiccio di profughi.
A volte le nazioni, per far fronte ad un improvviso flusso di persone che rischia di travolgere i propri normali sistemi di asilo, come avvenne durante il conflitto dell’ex Jugoslavia, offrono Protezione Temporanea. Ciò consente alle persone di essere celermente ammesse in Paesi sicuri, ma senza nessuna garanzia di asilo permanente.
[1] Il beneficiario della protezione può presentare in ogni momento domanda d’asilo; competente dell’esame è lo Stato membro che ha accettato il trasferimento del beneficiario nel proprio territorio. L’esame della domanda di asilo non completato prima della fine del regime di protezione è portato a termine dopo la fine del regime. Gli Stati membri possono decidere che lo status di richiedente asilo e quello di beneficiario della protezione non siano cumulabili . In caso di esito negativo della domanda di asilo, il richiedente torna a godere del regime di protezione fino alla conclusione dello stesso.

