Il libro di Gianluigi Esposito e Simone Di Meo ricostruisce la parabola di Raffaele Cutolo tra camorra, politica e carcere duro. Tra ombre, conversione spirituale e questione meridionale, emerge una storia ambivalente che interroga giustizia, memoria e umanità.
Cutolo oltre la mitologia
– Antonella Ricciardi
Nella seguente testimonianza si esprime Gianluigi Esposito, artista poliedrico, impegnato nell’ambito dello spettacolo, soprattutto integrato con l’impegno sociale. Particolarmente competente riguardo la cultura napoletana, espressa in canzoni spesso dai toni poetici, musica strumentale e teatro (anche in quanto attività per il recupero dei detenuti), Gianluigi Esposito ha approfondito, in modo speciale, la storia meridionale, anche con un recente libro sulla vicenda di Raffaele Cutolo e la Nuova Camorra Organizzata.
Tra cronaca ormai divenuta storia, si analizzano nel testo eventi drammatici in un Sud divenuto una polveriera, sullo sfondo di una questione meridionale ancora viva. Il libro, di particolare spessore, scritto con il giornalista Simone Di Meo, specialista di grande spessore su queste tematiche, ha quale titolo: “I diari segreti di Raffaele Cutolo“, con il sottotitolo, “La storia mai raccontata del più potente boss della camorra”.
Il libro-studio, pubblicato nell’ottobre 2024, e ristampato a fine 2025, contiene, in effetti, parti prima inedite (anche grazie alla consultazione di un immenso archivio nella sua casa di Ottaviano, comprendente pure l’abbozzo di un racconto a tratti autobiografico, che doveva intitolarsi “L’ultimo principe”), che rappresentano un ottimo approfondimento per chi voglia fermarsi ad una visione non superficiale, ma più complessa, riguardo la realtà…
“Più potente boss”, quindi, certamente, riguardo il passato, ma dal libro traspare chiaramente quanto Raffaele Cutolo fosse da tempo divenuto una persona differente: viveva di ricordi, la moglie, l’unica moglie, Immacolata Iacone, e la figlia Denyse, erano la sua ragione di vita.
Nella seconda parte della sua vita era ormai povero, smagrito, segnato da una lunga malattia; la sua lunga detenzione era stata costellata di episodi drammatici, tra cui il più grave era stato il tragico omicidio ai danni del figlio Roberto (avuto da una precedente compagna, Filomena Liguori), ad opera di malavitosi rivali: nel libro, la moglie raccontava che lo avesse pianto coprendosi con una coperta, così aveva saputo, per non farsi vedere da altri.
Raffaele Cutolo si definiva infatti pentito nell’anima di delitti, morti causate nel passato: era approdato ad una vita differente, sostenendo che la croce fosse la vera cattedra di vita, di chiedere più che altro più umanità per sua moglie e sua figlia.
Il suo aver cambiato vita era sostenuto soprattutto dal Vescovo (poi Emerito) di Caserta, Monsignor Raffaele Nogaro: una figura di luce, da sempre vicino agli ultimi, da aiutare, tra cui i detenuti.
Detenuto da un numero impressionante di anni, la sua prigionia si era protratta in modo quasi ininterrotto dal 1963 al 2021: in questi 58 anni, solo pochissimi erano stati fuori dal carcere e di libertà. Dal 1979 era stato detenuto ininterrottamente, in certi periodi aveva perfino rinunciato ai ricorsi contro il rinnovo del 41 bis, ed a tratti aveva rifiutato le cure, per protesta contro il vetro divisorio, previsto dallo stesso 41 bis all’epoca, per i minori sopra i 12 anni, che gli impediva di abbracciare la figlia.
Una misura, quella del vetro a tutta altezza, presentata in quanto di sicurezza, ma con la quale, a tratti, il confine con la disumanità si perdeva; un documentario dello stesso Gianluigi Esposito e dell’attore Gianfranco Gallo se ne occupò a suo tempo, per sensibilizzare, mentre una sentenza della Consulta, posteriore al suo decesso, aveva successivamente, parzialmente modificato tale misura, poiché il vetro non è più divenuto automatico per i minorenni maggiori di 12 anni, ma è stato considerato da valutare da caso in caso…
Tornando più specificamente alla sua vicenda personale, la Direzione Sanitaria del carcere di Parma, nel luglio 2020, ne aveva disposto il trasferimento in un centro ospedaliero, più adeguato per la sua situazione di salute: negli ultimi mesi, pur ancora in regime di 41 bis, Cutolo era rimasto, così, in un reparto sanitario (diverso dal centro clinico interno al carcere).
Raffaele Cutolo era stato, cioè, nella sezione detentiva dell’Ospedale Civile-Clinica Universitaria di Parma, dove aveva ricevuto le ultime cure, ed era poi deceduto per malattia il 17 febbraio 2021.
Non lasciano indifferenti le pagine in cui la signora Immacolata racconta che le fosse stato fatto vedere il corpo del marito in un momento meno adatto, purtroppo, quando ancora non si era avuto cura di ricomporlo, nudo, per cui per l’emozione era svenuta; la figlia Denyse (Denise) lo aveva potuto vedere meglio ricomposto, e, veniva raccontato nel libro, aveva, poco dopo avere appreso la notizia del decesso, dormito abbracciata alla sua cravatta.
Di particolare obiettività era stata la posizione dell’avvocato Gaetano Aufiero, che da una parte aveva criticato la reiterazione del 41 bis senza nuovi reati, definendo indecente l’eccesso di automatismo del sistema pure nel caso specifico, dall’altra non si opponeva alla collocazione ospedaliera di Raffaele Cutolo.
Negli ultimi mesi il ruolo dell’avvocato Gaetano Aufiero titolare della difesa, era stato validamente affiancato, per alcune questioni riguardo la detenzione nel periodo ultimo della malattia, anche dalla collega Monica Moschioni.
La questione del 41 bis e della collocazione erano quindi state distinte, e, quando l’autopsia aveva stabilito che avesse patologie e fosse stato curato bene, quindi cause naturali, Aufiero aveva commentato che mai c’erano stati dubbi al riguardo.
Altra questione, invece, quella della critica alla detenzione nei fatti non riabilitativa, e di sostegno, invece, ad una visione più costituzionale della pena, e quindi non disumana.
Nel libro, una vicenda recente, dei nostri tempi, viene analizzata con la consapevolezza che affondi le premesse in un passato più lontano, in un Meridione in cui, in parte, l’affidarsi a poteri differenti rispetto allo Stato non era raro, dati i problemi spesso non risolti da parti dello Stato stesso.
Una situazione tale anche per ferite storiche mai del tutto sanate, tra cui la brutale repressione del cosiddetto “Grande brigantaggio”, rimasto nella memoria collettiva anche dei posteri.
La legge Pica, applicata contro il brigantaggio e le camorre, prevedeva pene pesantissime (tra pena di morte e carcere a vita); una misura applicata con pugno di ferro, senza attuare, invece, la promessa riforma agraria.
Certamente, in ogni modo, la vicenda di Cutolo viene presentata con particolare serietà, e non in modo edulcorato: facendo emergere le ambivalenze di determinate situazioni…
Del resto, che alcune vicende fossero entrate addirittura nel folklore era stato evidente anche nella famosa canzone che il cantautore Fabrizio De Andrè gli aveva dedicato, “Don Raffaè”.
La bellezza maggiore di certe pagine del libro di Simone Di Meo e Gianluigi Esposito sta proprio nell’analisi non superficiale e non stereotipata di certe vicende, rimarcando anche la conversione ad una vita più cristiana di Raffaele Cutolo.
Intervista a Gianluigi Esposito
1) “Premetto che sei intensamente impegnato con attività culturali ad ampio raggio…”
Risposta: “Il libro scritto insieme a Simone Di Meo indaga proprio questo aspetto…”
2) “Le cause, a tratti semi-politiche, dell’espansione della Nuova Camorra Organizzata…”
Risposta: “Proprio l’identità politica della NCO ha permesso a questa organizzazione di ‘parlare’ ai terroristi di destra e di sinistra…”
3) “In un racconto non edulcorato, emergono però non solo il male ma anche…”
Risposta: “Distinguere l’errore dall’errante… così scrive il Santo Padre Giovanni XXIII…”
4) “Ti sei occupato anche di altri casi di detenuti…”
Risposta: “Con Cosimo Rega è un discorso molto forte…”
5) “Nel tuo ruolo di artista hai portato avanti pure spettacoli di successo con Michele Placido…”
Risposta: “Con il maestro Placido è stato amore a prima vista…”
6) “Ci sono altri progetti d’impegno sociale ed artistico…”
Risposta: “Una nuova inchiesta, tanto teatro, un grande progetto cinematografico e… speriamo tanta fortuna!”
Introduzione e quesiti di Antonella Ricciardi; intervista ultimata nel dicembre 2025

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