Saitō Kōhei rilegge Marx nell’era dell’Antropocene e smonta il mito del capitalismo verde: la crisi ecologica è strutturale. La sua risposta è un socialismo della decrescita, fondato su giustizia sociale, limiti ecologici e pianificazione democratica.
Il Capitale nell’Antropocene
Saito Kohei, professore universitario, filosofo e studioso di marxismo, ci regala un libro che è molto piu’ di un libro. É un saggio discorsivo ed intenso che apre una visione di trasformazione sociale, politica ed economica, una rilettura degli insegnamenti di Karl Marx applicati all’oggi.
Nel libro “Il capitale nell’Antropocene“, Saitō Kōhei rilegge Marx alla luce della crisi ecologica contemporanea e propone un marxismo della decrescita come risposta radicale ai limiti strutturali del capitalismo. Secondo Saitō, il capitalismo è intrinsecamente fondato sulla crescita infinita e sull’estrazione illimitata di risorse, una logica incompatibile con i limiti biofisici del pianeta. La crisi climatica non è dunque un effetto collaterale, ma una conseguenza necessaria del modo di produzione capitalistico.
Questo marxismo della decrescita non va inteso come semplice riduzione dei consumi o ritorno alla povertà, bensì come superamento della produzione orientata al profitto. Saitō recupera il concetto marxista di “frattura metabolica” tra società e natura: il capitalismo interrompe il metabolismo sostenibile tra esseri umani e ambiente, trasformando la natura in merce. La decrescita, in questa prospettiva, significa ridurre drasticamente le attività economicamente inutili o distruttive, ridefinendo i bisogni sociali.
Elemento centrale di questo progetto è la ridistribuzione della ricchezza. Per Saitō non può esistere transizione ecologica senza giustizia sociale: la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi è il motore della sovrapproduzione e del consumo eccessivo. La ridistribuzione implica sia la socializzazione dei mezzi di produzione sia l’accesso universale ai beni fondamentali (energia, acqua, casa, sanità, istruzione), sottraendoli alle logiche di mercato. Solo così la riduzione della produzione complessiva non si traduce in nuove disuguaglianze.
Da qui la tesi più radicale del libro: il socialismo come unica via realistica per affrontare l’Antropocene. Saitō sostiene che né il capitalismo verde né l’innovazione tecnologica possono risolvere la crisi ecologica, perché lasciano intatta la logica dell’accumulazione. Il socialismo della decrescita propone invece una pianificazione democratica dell’economia, orientata ai limiti ecologici e ai bisogni collettivi. In questo senso, il progetto di Saitō non è nostalgico, ma profondamente contemporaneo: un tentativo di ripensare Marx non come teorico dello sviluppo infinito, bensì come pensatore di una società post-crescita, egualitaria ed ecologicamente sostenibile.
L’era geologica denominata Antropocene, ossia l’era geologica che ci vede coinvolti, e’ nel pieno della sua esistenza, e Noi esseri umani viviamo un pianeta Terra che ci chiede costantemente aiuto. Solo cambiando il sistema che sta alla base delle nostre societa’ potremo trasformare in meglio le nostre vite, salvaguardare davvero l’ambiente, salvare il pianeta e guardare al futuro con occhi di speranza. Un sistema a trazione socialista, che tiene in considerazione quanto sopra, e’ la risposta.

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