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Le ragioni del voto per il NO al referendum di Risorgimento Socialista

Separare le carriere per piegare la Costituzione

Franco Bartolomei by Franco Bartolomei
Gennaio 19, 2026
in Politica, Primo Piano
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Le ragioni del voto per il NO al referendum di Risorgimento Socialista
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Votare No alla separazione delle carriere significa difendere l’equilibrio costituzionale. La riforma Nordio indebolisce la magistratura, riduce i controlli sull’esecutivo e apre a una deriva autoritaria, confermata anche dalle critiche al decreto Sicurezza.

Le ragioni del voto per il NO al referendum

Votare No al referendum sulla separazione delle carriere è ormai una necessità democratica.
Siamo infatti di fronte a una riforma che rappresenta una parte importante del disegno più generale di ristrutturazione tecno-autoritaria dei moderni Stati liberisti a trazione finanziaria, imposto dalle classi dirigenti per tentare di governare le contraddizioni aperte dalla crisi strutturale dei loro sistemi di sviluppo.

La riforma Nordio ha una ratio di natura costituzionale completamente diversa dalle riflessioni socialiste degli anni Ottanta sul riequilibrio necessario, in sede processuale e istruttoria, tra accusa e difesa.

Questa riforma ha ben altri obiettivi, che rientrano nel disegno di trasformazione sostanziale del nostro impianto costituzionale, che, partendo dal ridimensionamento dell’autonomia della magistratura, punta ad addomesticare la stessa Corte costituzionale alle necessità dell’esecutivo.

La riforma ha principalmente, fuori da ogni rappresentazione di comodo, l’obiettivo primario di indebolire la sola vera struttura costituzionale depositaria di un potere di controllo e di verifica di legittimità sull’esercizio di tutta l’azione preventiva e repressiva dello Stato, e sull’esercizio delle funzioni amministrative da parte del potere esecutivo.

Sostenere il Sì significa quindi solo aiutare la svolta autoritaria che il governo vuole imprimere al Paese, colpendo tutti i poteri costituzionali che possono limitare l’azione dell’esecutivo, in ragione dell’invalicabilità dei limiti posti all’azione di governo dal rispetto sostanziale dei principi costituzionali.

Il governo della signora Meloni, dei post-fascisti e dei leghisti ritiene infatti, così come nel disegno di sistema di Trump e del Deep State USA, che gli organi separati dello Stato siano, o debbano essere, gli unici veri garanti dell’esercizio pieno e incondizionato del potere dell’esecutivo, a cominciare dagli apparati di sicurezza, dai servizi informativi e dalle forze dell’ordine, il cui ruolo in un diretto rapporto funzionale con l’esecutivo deve essere svolto marginalizzando tutti i poteri di controllo di legittimità, di direzione, di verifica e di impulso dell’azione penale, costituzionalmente riservati alla magistratura in ragione del principio di separazione dei poteri.

La natura della riforma Nordio non è quindi garantista dei diritti individuali, ma limitativa di poteri di riequilibrio previsti dal sistema e ad esso interni per determinazione costituzionale.

Siamo di fronte a una vera e propria sterilizzazione di un organo costituzionale fondamentale per l’equilibrio dei poteri, animata da una logica superiore di garanzia dell’ordine sociale, che punta ad adeguare l’impianto costituzionale alla logica repressiva già espressa nel decreto Sicurezza.

Per questo oggi votare per il No rappresenta un’autentica necessità democratica e un dovere per chiunque voglia definirsi socialista, per salvaguardare l’impianto costituzionale del nostro sistema Paese.

Questa funzione di garanzia dei diritti costituzionali, individuali e collettivi, svolta dalla magistratura, che la riforma punta a colpire, ha recentemente trovato una conferma importantissima nella valutazione frontalmente critica che l’Ufficio del Massimario della Corte di cassazione ha espresso su tutte le norme penali incostituzionali del decreto Sicurezza, dando un chiaro indirizzo interpretativo in tal senso a tutti i giudici italiani, inquirenti e giudicanti.

Il parere valutativo e interpretativo dell’Ufficio del Massimario, incaricato funzionalmente di analizzare sistematicamente la giurisprudenza di legittimità, presieduto da magistrati di Cassazione e organizzato sulla collaborazione di 37 giudici di carriera penali e civili, sebbene non abbia una natura vincolante, ha comunque una forza di orientamento enorme sull’intero corpo della magistratura, orientandola nettamente su un crinale valutativo assolutamente garantista e anti-repressivo.

striscia rossa

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Tags: autoritarismocostituzionedemocraziamagistraturareferendumriforma Nordioseparazione delle carriere
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