C’è stato un tempo in cui la Calabria era tra le regioni “più socialiste” d’Italia. Negli anni Ottanta l’allora Psi ha avuto un non trascurabile peso politico e amministrativo, consolidandosi come espressione di primo piano trainato dagli esponenti più significativi quali erano Giacomo Mancini, Francesco Principe, Salvatore Frasca, Mario Casalinuovo e Sisinio Zito.
I risultati elettorali “a due cifre in termini percentuali” hanno permesso all’epoca di avviare un ambizioso “Progetto Calabria” assieme alle altre forze della sinistra (l’allora Pci, soprattutto), lavorando su piattaforme programmatiche intese a superare immobilismi e ritardi economici mirando alla crescita dell’intero territorio e al decentramento, affrontando importanti sfide socio-economiche, non disgiunte dalla lotta alla disoccupazione e alla sempre più crescente ingerenza nella società della criminalità organizzata.
Quella Calabria degli anni Ottanta è stata una regione in cui i socialisti hanno avuto importanza politica, non solo in ambito locale, essendo divenuti il cardine delle giunte regionali, ma un significativo peso specifico anche in ambito nazionale.
Ma la Calabria ha una storia socialista rilevante, che parte dagli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo scorso. Prima ancora che a Cosenza e a Catanzaro, il pensiero socialista ha avuto una “casa”, l’area jonica reggina, dove studenti e intellettuali come Nicola Palaia, Vincenzo De Angelis, Luigi Misuraca, Gerardo Brundy cominciarono a diffondere i valori del socialismo con una militanza attiva e attraverso la stampa (il periodico “La Luce” e altri fogli), valori storicamente legati alla lotta contadina e allo sviluppo del territorio.
Poi, non è qui il caso di scrivere la storia del socialismo in Calabria, le idee avevano cominciato a diffondersi altrove, a Catanzaro, a Cosenza. Molti socialisti erano emigrati nei decenni successivi, soprattutto negli Stati Uniti, anche per sfuggire alle rappresaglie fasciste, gli altri erano schedati, qualcuno – come il muratore cosentino Paolo Cappello – era stato ucciso, sparato dai centurioni del Podestà nel settembre del 1924.
La diaspora socialista seguita alla ben architettata inchiesta “Mani pulite” di 34 anni fa è tuttora presente, assieme al crollo degli altri partiti (Pci, Dc, Pri) che hanno fatto la storia del dopoguerra. In Italia, la progressiva caduta dei valori della democrazia, del welfare, dei diritti all’istruzione, al lavoro e alla salute è legata all’assenza dei valori socialisti nella politica e nella società e oggi che siamo nel baratro causato dalla schizofrenia della destra sia a livello nazionale che in Calabria, ci si rende conto di quanto sia necessario recuperare il tempo perduto, di quanto sia necessario riprendere a lottare per contrastare uno status quo devastante e riportare ordine nel caos.
Risorgimento Socialista diventa apripista in Calabria, come in quasi tutte le altre regioni italiane, non solo per “riportare a casa” i socialisti rimasti “orfani”, ma anche quelli attratti da sirene che si sono rivelate pericolose ammaliatrici, ma soprattutto per andare oltre, guardando ai giovani svezzati e cresciuti sotto la cappa del qualunquismo, dello pseudo-liberismo, della globalizzazione e di una becera destra che si smaschera di giorno in giorno, giovani che hanno voglia di giustizia sociale e di una politica “pulita”.
Già presente in Calabria dal 2017, soprattutto grazie al lavoro di Domenico Metaponte, compagno con una vasta esperienza nel sindacato, ora RS esprime un movimento regionale che ha punti riferimento in tutto il territorio, dal Pollino allo Stretto. Michelangelo Russo, avvocato cosentino, ne è il Coordinatore, designato dal gruppo dirigente nel corso di una riunione tenutasi con il Coordinatore nazionale Franco Bartolomei. RS Calabria è già in movimento, non solo per il “NO” al referendum del 22 e 23 marzo che rappresenta, se confermata la legge voluta dal governo Meloni, una sorta di attentato alla Costituzione e alla democrazia nel Paese.
Le adesioni sono in continua crescita, così come l’interesse. Parafrasando un esponente del mondo cattolico come don Lorenzo Milani “il sistema socialista rappresenta il più alto tentativo dell’umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e uguaglianza ai poveri”.
E la Calabria, è risaputo, è una delle regioni più povere dell’Italia e dell’Europa.

