L’articolo inizia con un focus sul Medio Oriente, la situazione tra Libano e Israele diventa sempre più infuocata e sul punto di arrivare alla definitiva redde rationem.
Come ben sapete, si sono verificati due attentati terroristici israeliani con il cercapersone e Walkie-talkie, fatti esplodere a distanza, il 18 e 19 settembre.
Nei due attentati sono rimaste ferite più di 3000 persone tra comandanti di Hezbollah e civili, e 32 persone sono morte, tra cui due bambini!
In seguito a questi fatti il ministro degli esteri libanese, Abdallah Bou Habib, ha giustamente affermato: “Una risposta di Hezbollah ai consecutivi attacchi israeliani è inevitabile” ed ha chiesto aiuto all’ONU per risolvere la faccenda contro Israele.
Nel frattempo, l’esercito israeliano continua ad ammassare migliaia di soldati e mezzi al confine, tra cui anche la 98° divisione d’élite aviotrasportata.
Il ministro della difesa israeliano, Yoav Gallant, infatti ha confermato che l’esercito israeliano sta dirottando le risorse al confine settentrionale con il libano, in una “nuova fase” della guerra, non a caso la Turchia ha accusato Tel Aviv di allargare la guerra in Medio Oriente.
Mentre il venerdì del 20 settembre l’aviazione israeliana ha bombardato con due missili un palazzo residenziale nella capitale del Libano, dove si contano diversi feriti e morti, tra cui 5 bambini!
È stato colpito più precisamente un palazzo nel sobborgo di Dahiyeh, dove si presume c’era un importante comandante di Hezbollah, Ibrahim Aqil, rimasto ucciso nel bombardamento.
A quanto pare, si tratta di un altro dei soliti omicidi mirati degli israeliani…
Israele spinge sempre di più per l’escalation.
Che significa tutto ciò in Medio Oriente?
Che Israele e Netanyahu, dopo gli scarsi successi militari nella Striscia di Gaza, dove Hamas è lungi dall’essere sconfitto sul campo, gli ostaggi nono sono stati ancora liberati tutti e la tregua che non viene raggiunta, abbiano deciso di puntare tutto sull’apertura di un altro fronte.
Ed infatti come volevasi dimostrare, è questione di ore o di giorni prima che deflagra la guerra ed inizi la terza invasione israeliana del Libano…
Tra le varie fonti consultate sono “Al Mayadeen”, “Al Jazeera”, “The Jerusalem Post”, “The Times of Israel”.
In Islanda, in seguito alle forti e recenti proteste popolari, la deportazione di Yazan Tamimi (un ragazzo palestinese disabile di undici anni, affetto in particolare dalla distrofia muscolare di Duchenne) è stata temporaneamente sospesa dal governo.
Tale sospensione consente alla famiglia del ragazzino palestinese, di presentare domanda di protezione internazionale in Islanda.
Yazan e la sua famiglia, infatti sono fuggiti dalla Palestina nel 2023 a causa delle precarie condizioni di vita e mancanza di cure mediche, ed hanno espresso sollievo per la decisione.
La fonte è il locale quotidiano islandese “Iceland Review”.
Se il ragazzino si è potuto salvare in Islanda, in Palestina il genocidio invece continua imperterrito.
Con i morti che sono ufficialmente arrivati a 41.000 (ma sono stimati essere molti di più) e ben 95.000 feriti, inoltre si segnalano dei recenti e indiscriminati bombardamenti israeliani a Rafah; a riportarlo è l’agenzia palestinese “WAFA”.
Non a caso l’Egitto ha invitato tutti al dialogo e alla calma riguardo la situazione in Libano e nella confinante Striscia di Gaza.
Infatti il politico egiziano Reda Farhat, in un intervista rilasciata al quotidiano “Akhbarelyom”, ha affermato che la recente crisi in Palestina ed escalation in corso in Libano sono una seria minaccia alla stabilità regionale.
Da segnalare anche la recente votazione all’ONU, riguardo proprio la Palestina.
L’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione che intima a Tel Aviv di porre fine alla sua presenza illegale nei Territori Palestinesi Occupati entro 12 mesi.
Il testo chiede inoltre agli Stati membri di cessare “l’importazione di qualsiasi prodotto proveniente dalle colonie israeliane” e “la fornitura o il trasferimento di armi, munizioni e attrezzature correlate a Israele”.
La risoluzione all’ONU ha ricevuto ben 124 voti favorevoli, sono 43 Paesi che si sono astenuti tra cui anche l’Italia; mentre Israele, gli USA e altri 12 Paesi hanno votato contro.
Dulcis in fundo, l’attuale Primo Ministro della Georgia, Irakli Kobakhidze, di recente ha fatto una eclatante rivelazione!
Ovvero ha ammesso che la guerra del 2008 tra la Georgia e Russia, ad iniziarla fu l’allora presidente georgiano Mikheil Saakashvili.
Alla fine, la verità viene sempre a galla…
Non fu la Russia ma bensì la Georgia ad iniziare la famosa “Guerra dei Tredici giorni” di 16 anni fa, nel turbolento Caucaso.
A riportare l’importante notizia è stato il quotidiano “Georgian Times”.
L’immagine sopra è la mappa politico-geografica del Medio Oriente e Caucaso.

