Scrivendo dal carcere, Antonio Gramsci affermava che “istruire è difficile, ma governare un popolo ignorante è più facile”.
L’ignoranza fa comodo, facilita sensibilmente i disegni dei regimi autoritari, permette di limitare o annullare diritti e libertà, quella di stampa e non solo.
Nel corpo della legge di bilancio 2025 si intravede, per molti punti, il richiamo al concetto prima espresso da parte del governo italiano: 10 milioni di euro in meno per beni librari e biblioteche. Taglio su libri, archivi, tutela del patrimonio culturale. Quando la cultura appare superflua è il momento di preoccuparsi: là dove avviene si uccide qualsiasi potenziale crescita dei cittadini, soprattutto dei giovani.
Un Paese che taglia sulla sanità, sull’istruzione, sulla custodia e sulla valorizzazione della memoria delle proprie radici non è un Paese civile.
La newsletter “Pubblico” della Fondazione Feltrinelli sottolinea le decisioni governative concludendo che con meno biblioteche, con meno archivi, meno restauri, viene meno l’accessibilità alla cultura.
I tagli più significativi riguardano i beni archivistici (-9,4 milioni di euro), il patrimonio culturale (-425 milioni di euro) e la tutela dei beni e delle attività culturali e paesaggistiche (-486 milioni di euro), sorvolando sul fatto che tali beni, nel complesso, costituiscono – oltre alle attività di studio e ricerca – anche richiamo turistico nel nostro Paese.
Ma cultura significa anche case editrici indipendenti, significa avvicinamento al libro dei bambini (un ben diverso approccio rispetto agli smartphone), l’ingresso di un liceale in una biblioteca comunale per una ricerca seria.
Tagliare non è solo un fatto meramente contabile, è una scelta precisa, è l’affermazione che la conoscenza non serve. Così come l’informazione dovrà essere “di regime”.
Ce ne siamo accorti, eccome, c’è il Minculpop digitale!
Spesso i regimi iniziano bruciando o censurando libri. Nel 1933 i nazisti organizzarono il “Bucherverbrennungen” con il rogo di opere di autori considerati distanti dall’ideologia e dal disegno politico del Reich. Più sommessamente, il governo Meloni ha iniziato con le critiche al volume “Trame del tempo”, di più autori, edito da Laterza, destinato all’insegnamento della storia nelle scuole superiori, che si vorrebbe addirittura eliminare dai libri di testo perché “fazioso”.
E tutto accade mentre le spese militari sono in progressiva crescita e, oltre al diritto alla salute fisica con i tagli alla sanità pubblica, viene leso anche quello della salute intellettuale.
Non si può non reagire e lasciare che l’escalation della destra prosegua. Bisogna farlo subito.

