Prima ancora del 7 ottobre del 2023, senza voler tornare molto indietro (e ci sarebbe da tornare indietro, eccome, su questo eterno conflitto), il regime di Netanyahu si era macchiato di un esecrabile atto criminale nei confronti dei palestinesi di Gaza, della Cisgiordania e dell’area di Gerusalemme est.
In una terra da sempre flagellata dalla guerra, il regime israeliano, due anni prima, nel periodo (che sembra ormai dimenticato ma che ha lasciato strascichi ovunque) del Covid aveva escluso dalla vaccinazione di massa gli abitanti di Gaza e delle altre aree sopra indicate, tenendo il vaccino a disposizione solo per i propri connazionali. Tre milioni di palestinesi esposti al virus in una situazione oggettiva con potenziali ulteriori gravi rischi per le condizioni igieniche e sanitarie.
Israele ha sempre vantato un’attività di ricerca scientifica di alto livello. Ed è anche per tale motivo che il non aver fornito il vaccino ai palestinesi aveva fatto scattare la denuncia di più organizzazioni a difesa dei diritti umani (alcune anche israeliane) riguardo all’odio manifestato con le decisioni adottate.
Nella sua ostinata politica annessionista, Netanyahu dimenticava che all’epoca migliaia di palestinesi lavoravano in Israele, provenienti dai Territori Occupati e, pertanto, erano in grado di poter contagiare, se contratto il virus, gli stessi israeliani.
Il governo di Tel Aviv aveva (e ha) la mania di evidenziare il successo delle ricerche scientifiche in ambito farmacologico e del primato dei vaccini somministrati in termini percentuali, che – effettivamente – secondo i dati emergenti all’epoca, era ritenuto veritiero. Ma la pretesa inumana di dare precedenza ad una parte della popolazione si è tradotta, di fatto, in un crimine contro l’umanità.
Sono stati, anche in qual caso, violati i diritti dell’uomo: le forze occupanti di un Paese hanno obblighi irrinunciabili nei confronti degli occupati e ignorarli o sottovalutarli, anche da parte delle istituzioni internazionali, ha costituito correità. Non ci meravigliamo per l’indifferenza che vi è stata per molto più di un anno e che ha fatto scadere al rango di tifoseria pro Israele e pro Palestina questo drammatico conflitto.
“Prima gli israeliani”, un po’ come “prima gli italiani” del ministro dell’interno italiano di qualche anno fa, ma è inaccettabile che si sia proceduto per esclusione, contro ogni ragione umanitaria: è stata violentemente violata e calpestata la Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948. La mancata vaccinazione, in quel periodo, era assimilabile a un’arma di distruzione di massa, nonostante l’esistenza di trattati in materia sanitaria tra lo Stato d’Israele e l’Autorità Palestinese.

