Il governo di Israele con la copertura dell’ Occidente atlantista,e dopo una adeguata e massiccia preparazione propagandistica del sistema mediatico occidentale, gioca ora la sua partita decisiva e finale puntando a realizzare un esodo forzato del popolo palestinese da Gaza, attraverso la distruzione e la occupazione della città e la restrizione dello spazio vitale della sua popolazione, come già avvenuto in Cisgiordania .
Per coprire e legittimare il suo disegno provoca in modo sprezzante qualsiasi autorita’ morale internazionale, come il segretario generale dell’ONU, la Santa Sede, i governi Spagnolo, Sud Africano e tutti gli altri che tentano di richiamarlo alle regole del diritto umanitario internazionale, arrivando addirittura a paventare il ricatto dell’uso dell’arma atomica per tacitare le perplessità e le preoccupazioni che vanno affiorando all’interno dello stesso alleato americano, di fronte alla autentica e spontanea rivolta delle stesse opinioni pubbliche occidentali alla aggressione israeliana verso il popolo palestinese.
Dopo l ‘assassinio di Rabin e la fine dei suoi propositi di pace , i governi di Israele sono responsabile di una occupazione militare abusiva e permanente della terra di un altro popolo, contro i deliberati dell’ ONU, rendendo irreversibile una Occupazione che dura ormai da 56 anni, fondata sulla repressione e l ‘ arbitrio, realizzata in modo ancora più violento depredando la terra dei Palestinesi in Cisgiordania con continui illegittimi insediamenti di Coloni, e rendendo Gaza una vera e propria prigione a cielo aperto.
Ed ora la destra sionista al governo di Israele è costretta a giocarsi ad ogni costo, il tutto per tutto, trascinandosi appresso tutto il sistema geopolitico atlantico terrorizzato dal consolidamento a livello globale dei Brics, per affossare definitivamente il disegno di uno Stato Palestinese, di fronte all’ inaspettato attacco palestinese del 7 Ottobre, ed alla resistenza formidabile di Gaza, e di fronte al tentativo riuscito di Hamas e dei suoi alleati palestinesi filo iraniani e filo siriani di assumere la totale rappresentanza del popolo palestinese in una azione di scontro frontale con Israele, che ha riaperto con una forza politico-militare inaspettata la questione Palestinese, distruggendo il lavoro ventennale compiuto in modo cinico e spregiudicato dalla destra israeliana, dai neo con della amministrazione USA, e dalla gran parte del Deep State americano .
La forza di Hamas si sta manifestando, in stretta cooperazione con Hezbollah, traendo direttamente forza dal quadro politico strategico che si è determinato in medio oriente, in conseguenza della vittoria Iraniana e Russa nella guerra di Siria,con il definitivo consolidamento di Hetzbollah in Libano ed il rafforzamento della egemonia Iraniana in Iraq,e della pacificazione generale tra Sunniti e Sciti, che sottende l’accordo tra Iran e Arabia saudita per chiudere la guerra nello Yemenh, e lo stesso ingresso dell’Egitto nell’area Brics che lo ha spostato su posizioni indipendenti dalla influenza USA .
distruggere la rete di combattenti di Hamas costituisce quindi una ragione di legittimazione dell’ azione militare israeliana contro la popolazione di Gaza , del tutto fuorviante e spiantata, perchè Hamas, piaccia o meno, rappresenta di fatto ormai da anni l ‘ espressione politica e militare della stragrande maggioranza del popolo di Gaza, ed il suo rapporto con il tessuto civile e sociale è talmente forte e intrecciato da identificarla come una vera e propria forza di resistenza popolare di massa della popolazione di Gaza, collegata politicamente, militarmente, ed economicamente da una rete di collegamento nel mondo islamico formidabile, che ha costruito nel tempo una forza tale da renderla in grado nella città di Gaza di mettere in campo, anche con la copertura popolare, una capacità di resistenza militare fortissima, che avrebbe reso dall’inizio impossibile all’ esercito israeliano qualsiasi asettica e chirurgica operazione di polizia militare, trasformando inevitabilmente un attacco a Gaza in una strage di civili ed in una distruzione della città.

