Non c’è un “election day”, da qui a poco si voterà per il rinnovo di 7 consigli regionali in date diverse. Il 28 settembre (giornata unica) nella Valle d’Aosta, regione che è a statuto speciale e non elegge direttamente il Presidente. Sarà poi il turno delle Marche (28-29 settembre), della Calabria (5-6 ottobre), della Toscana (12-13 ottobre). Non ancora stabilite al momento le date in cui si voterà in Campania, Puglia e Veneto.
Ciò è legato alla legge del 2004 che stabilisce i principi che le regioni a statuto ordinario devono osservare per approvare le loro leggi elettorali, prima regolate da normative nazionali. Ogni medaglia ha il suo rovescio e l’interpretazione politica, anche per quanto riguarda la strategia delle date, non è fatto da trascurare.
Assume particolare importanza quella delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria, la cui scadenza era prevista nel 2026. Com’è noto, il presidente uscente Occhiuto (peraltro, commissario straordinario per la sanità nella regione, la sanità più disastrata d’Italia), si è dimesso nel bel mezzo di un’inchiesta giudiziaria sulla quale gli inquirenti stanno lavorando (naturalmente, il garantismo è proprio di noi socialisti e non formuliamo giudizi del genere, spetta alla magistratura). Tuttavia, contestualmente all’atto delle dimissioni, Occhiuto ha comunicato (quasi a mo’ di minaccia) di ricandidarsi alla guida della regione, scatenando una serie di illazioni e domande logiche e illogiche sulla strategia adottata, non sappiamo quanto influenzata o pilotata da Roma, dove i partiti della destra governativa forse avrebbero voluto cambiare le carte in tavola in Calabria, jolly Occhiuto compreso, con altri presunti cavalli di razza.
Ma forse non avevano fatto i conti con un campo largo che il jolly, o quantomeno un buon asso da giocare, lo ha individuato in Tridico, esponente del M5S, parlamentare europeo e già presidente dell’INPS (poi defenestrato dalla meloneria romana in quanto “colpevole” di aver risanato in poco più di tre anni i conti dell’ente previdenziale). Tridico è calabrese che viene da famiglia non benestante abituata a sacrifici e a sudore, lui stesso ha lavorato per mantenersi agli studi prima di diventare professore di Economia Politica alla Sapienza e uno dei massimi esperti d’Europa di politica economica, dopo anni di esperienze vissute all’estero.
Un curriculum di tutto rispetto, ma soprattutto un programma che tiene conto dei guasti da riparare in Calabria (non solo nel comparto sanità), con la dovuta attenzione alle fasce di popolazione “rimaste indietro” (come avrebbe detto Nenni), che devono necessariamente trovare riferimento nelle istituzioni e non nei favori della ‘ndrangheta o della politica a questa legata.
Risorgimento Socialista, con il placet del coordinatore nazionale Franco Bartolomei, è pronto a sostenere Tridico (oggetto di squallidi comportamenti pre-elettorali da parte della destra, addirittura con un’indagine demoscopica totalmente inventata), anche perché ci si rende conto che potrebbe essere l’ultimo treno per evitare la catastrofe in Calabria, ed esprimerà quasi certamente uno o più candidati a supporto. In nome del Socialismo è pronto ad avviare, altresì, partendo da questa occasione elettorale, anche un più ampio percorso di dialogo volto alla riunificazione della diaspora in parte abilmente indotta a suo tempo da fattori esogeni.
Anche la Calabria, come il resto dell’Italia, ha sete di socialismo e di giustizia sociale. Le prime avvisaglie sono confortanti, l’elettorato è stanco di angherie e di protezioni per le solite lobby, i territori sono in movimento: Tridico fa paura alla destra, sempre più “nervosa” e insicura.

