Salvatore Frasca (8 novembre 1928) era figlio di commercianti che detenevano anche proprietà terriere, vigneti in gran parte. Ha trascorso la sua infanzia a Cassano all’Ionio, nell’Alto Jonio cosentino, poi ha frequentato il Liceo Classico a Castrovillari, laureandosi nel 1966 a Palermo in Giurisprudenza.
Cassano all’Ionio era (ed è tuttora) sede di Diocesi e, come molti altri ragazzi, Frasca si era formato nell’Azione Cattolica. Ma nel secondo dopoguerra si era allontanato da quel mondo, perché vi si erano insinuati anche ex-fascisti, e lui i fascisti non li aveva mai “digeriti”.
Ha frequentato con assiduità il quasi coetaneo Luigi (detto Gino) Bloise, in seguito senatore del PSI, raffinato uomo di lettere, anch’egli formatosi nell’Azione Cattolica, condividendo con lui scioperi, proteste e anche qualche processo per le attività, soprattutto, in favore dei lavoratori della Sibaritide, costituendo il “Comitato di agitazione permanente”. Nel 1947 la tessera del Partito Socialista. È stato segretario della Camera del Lavoro di Cassano all’Ionio e organizzatore delle lotte contadine e delle campagne pacifiste nei primi anni Cinquanta. Su quella fase della sua vita politica e sindacale ha poi scritto un libro, dal titolo “Occupazioni di terre e lotte bracciantili nel comune di Cassano Ionio”.
Nel 1951, dopo essere stato fermato nel corso di diverse manifestazioni di protesta, era stato arrestato al termine di un comizio per aver incitato dal palco i militari alla diserzione, e condannato a 20 mesi di reclusione nel carcere militare di Gaeta. All’epoca dei fatti era già consigliere comunale e nel 1952, quando era ancora privo della libertà, era stato eletto consigliere provinciale di Cosenza (lo è poi stato nelle successive tre elezioni, fino al 1964). Nella giunta provinciale di centrosinistra della provincia presieduta dal democristiano Antonio Guarasci (che era poi divenuto, nel 1970, il primo presidente della Regione Calabria) aveva rivestito dal 1962 al 1964 anche l’incarico di assessore ai Lavori Pubblici. È stato anche presidente della Camera di Commercio di Cosenza, e nel 1967 membro della Commissione Intercamerale per l’agricoltura dell’Unione Italiana delle Camere, nonché vice presidente dell’Unione regionale delle Camere di Commercio calabresi.
È stato promotore della prima Area di sviluppo industriale in Calabria, quella della Piana di Sibari, dove aveva “combattuto” al fianco dei contadini anni prima e del Nucleo di industrializzazione dell’area Castrovillari-Firmo e della Media Valle del Crati. Nominato presidente di questi organismi, ha poi dovuto lasciare gli incarichi dopo la sua elezione alla Camera dei Deputati nel 1968, quando il Partito Socialista si presentò con il simbolo “unificato” (la cosiddetta “bicicletta”), con oltre 30.000 preferenze. Dalla fine degli anni Sessanta al primo decennio del secondo millennio ha alternato l’attività parlamentare con incarichi di partito, in enti di diritto pubblico e a livello amministrativo: deputato nella V, VI e VII legislatura; segretario regionale del partito socialista tra il 1976 e il 1979; senatore nella IX e nella XI legislatura; presidente dell’Istituto di Previdenza per il settore marittimo- Cassa marittima meridionale, tra il 1987 e il 1992, nonché sindaco per più di un decennio del proprio Comune. Ha rivestito incarichi importanti, tra i quali la nomina a membro della XII commissione della Camera, industria e commercio, artigianato e commercio estero e della XI commissione, agricoltura e foreste. È stato anche presidente della XIX commissione Bicamerale igiene e sanità pubblica, membro della commissione parlamentare speciale sul fenomeno della mafia, sottosegretario di stato alla Giustizia nel secondo governo presieduto da Craxi, negli anni 1986 e 1987. Nel 1978 è entrato a far parte del Comitato centrale del Partito Socialista.
Dal 14 marzo 1984 al 5 febbraio 1987 è stato, inoltre, anche membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.
Il suo impegno contro la mafia, che è stato sempre molto marcato, si è accentuato nel decennio successivo quando, il 31 marzo 1976, il settimanale cosentino «Rotosette» ha pubblicato una sua intervista concessa al giornalista Elio Fata dal titolo «Ecco perché accuso questi magistrati», nella quale Frasca ha posto all’attenzione gravi ombre sul potere giudiziario in Calabria, riferendo anche fatti specifici e denunciando omissioni, storture, complicità con la mafia da parte di indulgenti magistrati del Distretto di Catanzaro: per tali accuse dopo un lunghissimo iter processuale ha subito una condanna a nove mesi di reclusione e una sanzione pecuniaria.
È stato il primo in Calabria a condurre una battaglia frontale contro le cosche, con non poche intimidazioni ricevute, anche minacce di morte da un clan della Sibaritide al quale erano stati confiscati beni acquisiti al patrimonio del Comune per servizi di pubblica utilità. Ma negli anni seguenti, forse oggetto di ripicche da parte di qualche magistrato, era stato coinvolto in una inchiesta sui clan dell’Alto Jonio cosentino e accusato finanche di concorso esterno e di voto di scambio. Processato, era stato poi assolto per l’inesistenza dei fatti emergenti dalle indagini. Ma era rimasto fortemente amareggiato perché era sempre stato uno strenuo avversario delle mafie. È scomparso all’età di 93 anni, il 27 marzo del 2021.

