Mentre prosegue senza ostacoli la propaganda di regime sulla buona salute economica dell’Italia, dal rapporto Censis (il 59°, pubblicato il 5 dicembre scorso) emerge una fotografia della realtà del Paese ben diversa da quella che si vuole far conoscere agli allocchi che permettono a Giorgia Meloni e ai suoi accoliti (parenti riconoscenti compresi) un negazionismo di base, inequivocabile, autocelebrativo e cinico sulle difficoltà che affliggono percentuali sempre più alte di italiani (che, in buona parte, sono correi dell’ascesa al trono della ducessa, avendo votato per l’ex-centrodestra, ora di fatto destra-destra).
I dati del Censis sono impietosi, quantunque quella parte di elettorato che non si fa infinocchiare dalla carcioferia governativa provi sulla propria pelle le gravi problematiche che emergono.
Governare non è solo distrarre il popolo e puntare su affari e programmi a volte anche progettati in dispregio di norme giuridiche di più ampio respiro (come nel caso della legge sull’abuso d’ufficio) e tecnico-amministrative (il Ponte dei sospiri calabro-siculi su tutto il resto), il cocciuto perseguimento di riforme che fanno a cazzotti con la democrazia (la separazione delle carriere in magistratura, il presidenzialismo/premierato, ecc.). Governare non è essere lo scendiletto di Trump, di Zelenskyi e Orban, e dare corso al riarmo o speculare sui migranti.
Governare è, soprattutto, avere il costante contatto con la realtà. Con una realtà in cui la povertà reale cresce di giorno in giorno mentre gli evasori fiscali protetti dalla destra ingrassano e godono di condoni e altri privilegi, le famiglie toccano con mano una contrazione del 9-10% del reddito (quando ancora c’è) e un aumento del 25% del carrello della spesa, la produzione industriale decresce proprio da quando è al governo la Meloni.
Su “Il Sole-24 Ore” (quotidiano di estrazione Confindustria!) la situazione italiana viene inquadrata “nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco, di predatori e di prede” in un contesto in cui il diritto e le istituzioni vengono oscurati dalla “forza”.
Mentre impera la propaganda di regime, organismi di riconosciuta valenza scientifica e, quindi, non pilotati dal governo (e neppure dai governi precedenti), quali il Censis e la Svimez, evidenziano attraverso i numeri e accurate analisi i guasti dell’Italia, e bisogna riconoscere che la CGIA di Mestre analizza e diffonde periodicamente altri dati preoccupanti.
Dal rapporto Svimez 2025 (fine novembre), difatti, risalta – tra le tante rilevazioni – una sempre più marcata disuguaglianza tra Nord e Sud. La cattiva gestione (se di gestione si può parlare) dei fondi del PNRR ha dirottato risorse importanti in origine destinate alle aree meridionali e insulari del Paese verso il Settentrione e il tanto decantato (dal governo) aumento dell’occupazione è, sì, pure un aumento, ma del “lavoro povero”, quello che fa lavorare tanto e guadagnare poco, mentre dal Sud sono scappati 175 mila giovani, in buona parte all’estero. Sono quelli che temono per il futuro, e non solo loro, ma anche i loro genitori.
Quando si perde di vista la realtà si può arrivare a ignorare, così come fa il governo, che il debito pubblico abbatterà ogni espressione del welfare, che il ceto cosiddetto medio continua a tendere verso quelli più bassi, che non esiste una politica del lavoro e che fa comodo emarginare le organizzazioni sindacali (peraltro, con l’escamotage di imbarcarne qualcuno con ruoli governativi!).
Di problemi ce ne sono, ovviamente, molti altri, soprattutto nel comparto sanità, scuola e infrastrutture, che sono noti a tutti (salvo a chi governa ballando).
Quando c’è attenzione al welfare, alla salute, all’istruzione, alla qualità della vita, la produzione industriale e i posti di lavoro crescono (realmente): basta guardare alla Spagna a guida socialista, per non andare lontano.
Negli anni ottanta a Napoli c’era (e c’è tuttora) tanta gente che faceva la fame, ma nella squadra di calcio c’era Maradona, e così la gente dimenticava la povertà, sentendosi ricca perché aveva in casa l’allora miglior calciatore al mondo. Ecco, l’«effetto Maradona» è stato mutuato dalla destra, che continua a raccogliere assurdi consensi, ritenendo che il “popolicchio” sia felice e contento. Il “popolicchio” diventa finanche autolesionista, ma non potrà esserlo per sempre.

