Scomparso nel 1955, aveva sostenuto al Congresso Nazionale Socialista di Torino l’incontro tra i socialisti e i cattolici.
Quella di Rodolfo Morandi (Milano, 30 luglio 1903-26 luglio 1955) è stata, a torto, considerata una figura di non primissimo piano nella storia del Partito Socialista in Italia. Morandi, figlio di Enrico, imprenditore alberghiero sul Lago Maggiore, e di Enrica Maraviglia, aveva assimilato all’interno della famiglia il pensiero mazziniano e le teorie radicali. Era un partigiano e un economista, autore anche di una pregevole pubblicazione dal titolo “Storia della grande industria italiana”, data alle stampe nel 1931 dall’editore Laterza di Bari. Il suo impegno diretto in politica era iniziato dopo l’assassinio di Matteotti e da quel fatto gravissimo si era gradualmente staccato dal movimento repubblicano, fondando assieme a Lelio Basso e ad altri studenti i “Gruppi goliardici per la libertà”. Non aveva approvato, ritenendolo un errore politico, la scelta dei deputati antifascisti di abbandonare il parlamento, salendo sull’«Aventino», a seguito della barbara esecuzione di Matteotti. Aveva collaborato a “Quarto Stato”, la rivista di cultura politica socialista di Carlo Rosselli e Pietro Nenni, consolidando la sua ormai mutata impostazione ideologica sempre più permeata del pensiero marxista. Apertamente antifascista, era stato arrestato nell’aprile del 1937, processato e condannato a dieci anni dal Tribunale speciale. Negli anni precedenti aveva animato il Centro Interno Socialista partecipando al gruppo redazionale italiano della rivista “Politica socialista”, che si pubblicava a Parigi e veniva diffusa clandestinamente in Italia. La sua militanza era stata costante e proficua anche in carcere, a Castelfranco Emilia, nel modenese, organizzando un collettivo di studio dei detenuti al cui interno si era proposto quale insegnante e per il quale aveva anche messo a disposizione le sue disponibilità finanziarie. Il PSI, nel 1938, gli aveva dedicato la tessera, assieme a Sandro Pertini e ad Antonio Pesenti, anch’essi rinchiusi nelle carceri fasciste. Nel corso della Seconda guerra mondiale aveva preso parte alla Resistenza Partigiana divenendo membro influente del CLN, in rappresentanza delle brigate Matteotti. Il 27 aprile 1945, da esponente del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, era stato nominato presidente del CLNAI (Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia), succedendo ad Alfredo Pizzoni. E nello stesso anno (dal dicembre del ’45 all’aprile del ’46) era stato poi eletto segretario del PSIUP, succedendo proprio a Pertini, mantenendo la direzione della rivista “Socialismo”. Dapprima favorevole all’alleanza col PCI, dopo la scissione di Palazzo Barberini del ’47 era confluito nel PSI, ricoprendo la carica di Vice Segretario ai tempi della segreteria Nenni. La sua carriera politica venne interrotta nel ’55, alla sua scomparsa, poco dopo aver enunciato al Congresso Nazionale Socialista di Torino la teoria dell’incontro tra le masse socialiste e cattoliche.
Letterio Licordari

