Quasi sempre, quando si va indietro nel tempo, si è portati a rammentare, tra gli esponenti calabresi del socialismo, le figure di Pietro e Giacomo Mancini, Francesco Principe, Salvatore Frasca, Mario Casalinuovo, Sisinio Zito e pochi altri. Politici legati, alcuni, al movimento operaio, mentre altri sono stati autorevoli rappresentanti dell’intellighenzia, tutti spesso protagonisti di accordi con l’imperante Dc nel governo centrale, con una produzione significativa di proposte di legge ed altre attività parlamentari e di gestione nell’esecutivo nazionale (in primis Giacomo Mancini sulla sanità, sui diritti civili, sull’istruzione, sulle infrastrutture) e uno di essi, appunto, Mancini, è stato segretario del Partito tra il ’70 e il ’71 e più volte ministro.
Rocco Minasi è stato un esponente socialista che, se non proprio dimenticato, è stato per molti versi marginalizzato all’interno del Partito, malgrado la qualità e la quantità del lavoro svolto. Difatti, se si consulta il portale storico della Camera dei Deputati si evince che Minasi è stato molto attivo e propositivo, risultando in 304 resoconti e 107 progetti di legge riguardo alle problematiche, fatte proprie, di tutela e sostegno soprattutto ai coltivatori diretti e ad altre categorie non protette o meno protette, a livello di riconoscimento dei diritti e di agevolazioni aventi risvolti sociali e fiscali, nonché normativi, come la rivisitazione dei contratti agrari, ed è stato parte attiva in tutte le iniziative avviate per gli interventi di sviluppo nel Mezzogiorno e per le linee-guida riferite alla ripresa economica nazionale e del sud in particolare. Uomo di popolo ma di eccelsa cultura, Minasi (che annoverava tra i suoi antenati l’illuminista e naturalista Antonio Minasi e il chimico Raffaele Piria), ha sempre sposato le cause degli ultimi, anche nell’esercizio della professione di avvocato. Parlamentare per quattro legislature (dal 1953 al 1972), prima nel Psi (facendolo diventare in Calabria, e soprattutto nella provincia di Reggio Calabria, uno dei più presenti nella realtà meridionale, e le sue elezioni ne sono state prova), poi nel Psiup, ha difeso tenacemente i diritti del movimento operaio e delle classi meno abbienti. Era nato a Scilla nel 1910 e dopo un’infanzia difficile legata a una vicenda giudiziaria ai danni del padre, Raffaele, originata da un gravissimo errore investigativo, aveva studiato giurisprudenza prima all’Università di Messina poi a Roma, e aveva iniziato ad esercitare da subito la professione nella capitale. Peraltro, Minasi era stato organizzatore e protagonista della Resistenza Romana contro l’occupazione nazista.
Aveva un intenso e profondo rapporto di amicizia con Rodolfo Morandi, al cui pensiero si è ispirato nelle sue attività politiche e parlamentari. Così come era molto legato sia a Sandro Pertini che a Giuseppe Saragat, con i quali aveva stabilito contatti durante la loro detenzione nel carcere di Regina Coeli e conosciuti di persona alcuni anni dopo la loro evasione, finita la guerra. Era stato eletto deputato per tre legislature consecutive, ma nel 1964, in dissenso con le scelte del partito volte a governare assieme alla Dc, era uscito dallo stesso fondando, assieme a Tullio Vecchietti, Dario Valori, Giuliano Amato e Vittorio Foa il Psiup e anche sotto il simbolo di questo partito venne rieletto alla Camera.
Tra le varie iniziative per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori, quella in difesa delle “gelsominaie” dell’area jonica del reggino. Le lavoratrici, maggiorenni e minorenni, spesso rimaste in Calabria dopo l’emigrazione dei capi famiglia, sfruttate per pochissime lire e costrette a lavorare di notte per la raccolta dei fiori di gelsomino destinati all’industria profumiera (soprattutto quella francese) si erano rese protagoniste di battaglie sindacali e le loro rivendicazioni, sostenute da Minasi, riuscirono nell’intento di ottenere un sensibile miglioramento economico e un inquadramento-riconoscimento di ordine normativo. La stessa moglie di Minasi, Alba Florio, poetessa e scrittrice, si era unita alle lavoratrici, portando all’attenzione dei media la peculiarità delle loro condizioni di vita e di lavoro, ancorché comuni a quelle di molte altre categorie. Si era negli anni Cinquanta-Sessanta e il lavoro, ovunque, ma soprattutto al Sud, era gestito dai “padri padroni” e dalla criminalità organizzata. La politica era ancora sana ed esponenti come Minasi, per la loro onestà intellettuale e per l’irreprensibile moralità non vivevano senza problemi.
Minasi, al pari di altri parlamentari socialisti calabresi (Mancini, Principe, Zito, Mundo), aveva anche ricoperto la carica di sindaco. Lo è stato per sei anni, dal 1964, divenendo artefice dello sviluppo e della modernizzazione di Scilla con una gestione oculata e lineare, realizzando un cambiamento globale della cittadina ora conosciuta tra le più importanti località turistiche non solo della Calabria. Fermo nei suoi principi, si era ribellato nel 1970, in occasione della rivolta di Reggio Calabria, città della quale era consigliere comunale, all’uso della forza militare nei confronti della popolazione, dimettendosi dal Psiup, che non aveva preso alcuna posizione contro la decisione del governo di inviare l’esercito per sedare la rivolta in un periodo molto “caldo” sotto il profilo degli equilibri politici e sociali. Questa sua decisione venne erroneamente interpretata come una difesa dei rivoltosi di Reggio Calabria, fomentati dalla destra, ma il principio al quale si era ispirato Minasi era quello della non prevaricazione militare in un Paese democratico, nel rispetto dei principi costituzionali.
Da quell’episodio, Minasi decise però che era tempo di chiudere con la politica e, rientrato definitivamente in Calabria, continuò ad esercitare la professione, morendo nel 1994 all’età di 81 anni.
Un esponente socialista, custode dei valori del socialismo, da lui stesso praticati in ogni frangente della sua esistenza. Va ricordato per la sua tenacia e per la sua coerenza, soprattutto per l’affermazione di principi e valori che non sono stereotipi della “sinistra”, ma del socialismo, e che hanno avuto e continuano ad avere un peso specifico nel pensiero e nell’azione di imperitura valenza.
Letterio Licordari

