La partita del multipolarismo, della quale la lunga crisi russo-ucraino-euro-americana si rivela essere un tassello, è ormai chiaramente in corso e il viale della credibilità di chi fino ad oggi ha sostenuto la necessità di ingrossare il conflitto inizia a restringersi. Da ormai venti mesi è in corso la guerra della Nato contro la Federazione russa sul corpo dilaniato dell’Ucraina. L’analisi delle cause strutturali (in primis l’espansione, dal 1990 ad oggi, della Nato verso i confini della Russia in 14 Stati e per 1600 miglia) mostra con chiarezza la parzialità propagandistica dello schema aggressore-aggredito. In altre parole, quanti hanno sostenuto e sostengono la prosecuzione del conflitto “fino alla vittoria finale” hanno bisogno di schiacciarne la lettura sulla sola causa occasionale, l’invasione russa del 24 febbraio 2022, rimuovendo completamente il resto del quadro. Proprio al contrario della loro pretesa, è divenuto nel frattempo sempre più chiaro che la guerra in Ucraina costituisce un elemento di una partita più ampia, quella che vede avanzare, e sempre più darsi una organizzazione consapevole, un ordine multipolare contrapposto alla volontà degli Stati Uniti, e di un’Europa zelante al punto di accettare di farsi ridurre a colonia, di conservare lo scettro unipolare costi quel che costi.
Esistono molti segnali che sia un ordine complessivo a traballare. Le forze che sostengono la propaganda ultra-atlantista sono le stesse che, in Italia, negli ultimi tre-quattro decenni hanno lavorato con crescente efficacia per svuotare di significato la Costituzione del ‘48. Ben prima del recente avvento del governo Meloni, le forze della sinistra liberal e politicamente corretta divenuta di sistema, che alimentano con implacabile perseveranza la furia bellicistica, hanno promosso e applicato le ricette neoliberali che, da almeno tre decenni a questa parte, hanno messo all’angolo la Politica, conculcato sistematicamente i diritti sociali e svuotato la Costituzione e la democrazia dall’interno, per trasferire la governance al potere tecno-finanziario.
Le forze pro-guerra sono le stesse che hanno lavorato alacremente per distruggere la Costituzione del ‘48. Coerentemente. Queste forze hanno sempre predicato l’antifascismo in modo nominalistico, salvo sostenere le ragioni incontestabili di una guerra che, senza più nemmeno il pudore, ha innalzato i neonazisti del battaglione Azov al ruolo di eroi e di ultimo baluardo dell’occidente contro l’avanzata dell’autocrazia. Nella nostra Costituzione repubblicana, il nesso tra ripudio della guerra e antifascismo è inseparabile e strutturale; né poteva essere diversamente nel momento in cui si chiudeva la pagina della Storia che, aperta dalla dittatura fascista, aveva trovato nel disastro della Seconda guerra mondiale il suo esito “naturale”. Dall’inizio del conflitto i guerrafondai ultra-atlantisti e progressisti, a ben vedere, pretendono di separare i due elementi. Vorrebbero continuare ad intestarsi un antifascismo di maniera proprio mentre sostengono con gli occhi irrorati di sangue la prosecuzione a oltranza del conflitto. Stiamo dunque assistendo, da venti mesi a questa parte, al tentativo di disarticolare il nesso costituzionale tra antifascismo e ripudio della guerra. Questo impianto illumina anche a dovere lo spettro delle forze che hanno lavorato con autentica dedizione per ridurre la Costituzione del ‘48 a una forma vuota. Infatti questo uso strabico e strumentale della Costituzione e della Resistenza è fatto proprio dal maggior partito della sinistra di sistema, il PD e da quasi tutti i partiti che gravitano nella sua orbita. La sinistra politicamente corretta e di sistema è stata efficacissima nella sua azione di svuotamento della Costituzione, senza nulla togliere al fatto che il governo Meloni non è stato meno solerte nel mettersi a disposizione e irregimentarsi nell’atlantismo più servile.
Tuttavia, rispetto a un anno e mezzo fa, molto appare oggi diverso. Profondi rivolgimenti si sono aperti in più d’uno scacchiere geopolitico. Il conflitto in Ucraina non è stato solo deleterio per le classi lavoratrici europee; mostra anche che dietro l’intransigenza e la martellante propaganda dell’ultra-atlantismo in voga si nasconde la sua sostanziale debolezza.

