Benvenuti!
Dopo alcuni anni di inattività nel meridionalismo e dopo le ultime vicissitudini politiche italiane e le elezioni europee, mi sono reso conto che non posso rimanere in silenzio e guardare ciò che accade nella mia terra senza fare nulla. Non è nel mio carattere né nella mia forma mentis.
Ho pubblicato un post su Facebook, che tutti voi avete visto, in cui chiedevo ai miei contatti se un incontro qui alla Grancia, luogo magico e terra di briganti, fosse necessario. Ho ricevuto un buon riscontro e sono passato subito alla creazione della pagina Facebook, dopo aver parlato con Massimiliano Vaccaro, che si stava muovendo in modo analogo e con lo stesso spirito. Ci siamo subito intesi e abbiamo deciso di indire questa assemblea.
Siamo qui ora. Non vi chiedo di parlare di autonomia differenziata o di tutte le cause che hanno portato il nostro Meridione a una condizione di inferiorità economica; ne siamo tutti convinti e conosciamo bene le cause. Il fatto di essere qui oggi lo dimostra. Quello che invece vorrei che accadesse è altro.
Il meridionalismo, a mio parere, negli anni ha subito delle evoluzioni nei soggetti che lo hanno approcciato. Alcuni, con caratteristiche politico-culturali simili ai leghisti della prima ora e non solo, trascinati da analisi frettolose e ingannevoli e di facile presa (che spesso sfociano nell’assimilare l’estraneo come nemico), si sono orientati sulla cosa più semplice e favorevole alla visione autonomista e secessionista della Lega, sposando cause indipendentiste o addirittura separatiste, anche appoggiati da analisi sociali e storiche non sempre accademiche, ma a volte di pura fantasia.
Altri invece, come molti di noi, qui presenti, qualche anno fa, spinti dalla voglia di riscatto, hanno condiviso un nuovo paradigma: quello dell’equità territoriale. Non sono qui per esaminare i motivi e le cause che hanno provocato in ognuno di noi il distacco da quel movimento; le conosciamo. Invece, possiamo discutere su un errore grossolano che, secondo me, abbiamo tutti commesso allora.
La trasformazione del meridionalismo militante in equità territoriale è stata, a mio avviso, errata, perché la ricerca dell’equità non può essere ridotta alla sola equità territoriale; è una riduzione ingannevole. Sono convinto invece che la forma di equità da sostenere sia l’equità sociale! Ben altra cosa, ma comprensiva della territorialità.
Negli ultimi anni, il meridionalismo è stato spesso strumentalizzato e diviso.
È tempo di ritrovare un’unità d’intenti e di costruire un progetto comune basato su un nuovo paradigma: quello dell’equità sociale. Questo rappresenta per me una rottura radicale con il passato, il superamento di modelli di sviluppo che hanno generato disuguaglianze e marginalizzazione.
L’equità sociale non è un concetto astratto, ma un obiettivo concreto e misurabile. Significa garantire a tutti, a prescindere dal luogo di nascita o dalla classe sociale, le stesse opportunità di sviluppo e di realizzazione. Significa investire nelle persone, nei loro talenti e nelle loro capacità. Significa combattere la povertà, le mafie e ogni forma di discriminazione. Significa costruire una società più giusta e più coesa, dove ognuno possa sentirsi parte di una comunità e contribuire al bene comune.
In questa assemblea vorrei proporre un dibattito aperto e costruttivo, un dibattito che ci permetta di definire insieme le azioni concrete necessarie per realizzare questo nuovo paradigma.
Vorrei elaborare insieme a voi un documento programmatico che delinei le linee guida per un nuovo meridionalismo, inteso come un movimento di riscatto sociale che, pur se radicato nella consapevolezza dell’inferiorità di opportunità economiche e sociali del meridione, metta al centro le persone e i loro bisogni, finalizzato alla crescita sociale di tutto il paese. Se ogni specifico territorio cresce, tutto il paese cresce, in un contesto unitario e non differenziato.
Sono consapevole che la strada da percorrere sarà lunga e tortuosa, ma sono altrettanto convinto che insieme possiamo raggiungere i nostri obiettivi. Chiedo un nuovo patto sociale, che metta al centro le persone e i loro bisogni.
Sono necessari investimenti massicci: nell’istruzione; nella formazione professionale; nella ricerca e nell’innovazione; una riforma fiscale più equa, che riduca le disuguaglianze e favorisca lo sviluppo delle imprese; una scuola di qualità per tutti, che sia in grado di formare cittadini consapevoli e critici;
Si rende necessaria inoltre l’abolizione della revisione del Titolo V della Costituzione, frutto del leghismo e della pavidità dei partiti della sinistra che lo hanno appoggiato e varato.
In Europa assistiamo a uno schizofrenico balletto politico che vede una parte della maggioranza italiana a braccetto con la sinistra appoggiare il conservatorismo neoliberista di Ursula Von Der Leyen, per poi in Italia darsi battaglia! Non c’è limite alla spregiudicatezza di questi politici!
Le sfide che ci attendono nei prossimi anni sono molto serie; non possiamo lasciare il nostro destino nelle mani di politici improvvisati che non hanno alcun rispetto per i cittadini che li hanno votati, anzi direi che non li hanno votati, constatata la residuale parte di italiani che si reca alle urne. Ne cito solo alcune: crisi demografica, crisi idrica, crisi climatica, transizione ecologica ed energetica. Possiamo affidare questi compiti a tali politici che ci governano ora? La risposta è decisamente no, per quanto mi riguarda.
Usciamo da questa assemblea con un rinnovato senso di responsabilità e con la determinazione di costruire un futuro migliore per il nostro territorio. Un futuro basato sull’equità sociale, sulla giustizia e sulla solidarietà.
Auspico che oggi tutti noi possiamo scrivere una nuova pagina della nostra storia. Oggi possiamo dare il via a un percorso di confronto e partecipazione che ci porterà a costruire un movimento forte e coeso, in grado di incidere sulle decisioni politiche e di cambiare il destino del nostro paese.
Insieme possiamo cambiare il futuro del sud e del nord. Insieme possiamo costruire un paese più giusto e più prospero per tutti.
Giuseppe Corapi
Testo letto il 28 luglio 2024 al Parco della Grancia per l’assemblea dei meridionalisti

