Il coordinatore nazionale di “Risorgimento Socialista”, Franco Bartolomei, sulla pagina Facebook “Risorgimento Socialista – sinistra di classe e sovranità costituzionale”, lo scorso 30 gennaio ha condiviso un post di Pietro Cipolla, insegnante impegnato nelle problematiche della scuola e nell’esercizio della memoria storica, al pari del dirigente del partito Gaetano Colantuono. Il post è un doveroso ricordo dei professori universitari che nel 1931 rifiutarono il giuramento fascista, i cui nomi compaiono nella foto. Scrive Cipolla “Prendiamo esempio ogni giorno per difendere ciò che siamo” e “ciò che siamo” non è riferito al solo mondo della scuola e della cultura. Quei nomi devono costituire punto di riferimento per l’affermazione delle idee e della libertà. Di contro, qualche anno dopo, nel 1938, vi sono stati altri nomi da non prendere affatto ad esempio, anzi, da apostrofare pubblicamente, oggi più di prima, considerati i forti rigurgiti di fascismo, razzismo, negazionismo, neoborbonismo, fattori educativi pericolosi per l’Umanità. Scriviamoli questi nomi, perché possano far riflettere le attuali e le future generazioni. Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Rodolfo Savognan, Sabato Visco, Edoardo Zavattari: erano dieci scienziati italiani, i primi firmatari del “Manifesto della razza”, che intesero asseverare il fondamento scientifico al progetto di sterminio con “soluzione finale” dei non ariani (che poi venne esteso, come sappiamo, a dissidenti politici, handicappati, rom, massoni, omosessuali, ecc.), legittimando – di fatto – la deportazione di migliaia di esseri umani. In un testo di Franco Cuomo, scrittore e giornalista, dal titolo “I dieci – Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il Manifesto della razza” (Dalai editore, 2005), viene posto all’attenzione il mistero che si cela dietro l’intoccabilità dei dieci professori, in gran parte medici, e i motivi in base ai quali non vennero rimossi dalle cattedre universitarie alla caduta del fascismo ma reintegrati senza limitazioni, nonostante il loro aberrante passato. Ma furono solo i primi dieci firmatari, purtroppo, e Cuomo ne conta nel suo lavoro ben 329: nell’elenco magistrati, professionisti, giornalisti, dirigenti della Pubblica Amministrazione. Tra questi, l’avvocato Gaetano Azzariti (che nell’Italia repubblicana è stato anche presidente della Corte Costituzionale), l’intellettuale Piero Bargellini, sindaco democristiano di Firenze, il generale Rodolfo Graziani, il repubblichino Giorgio Almirante, il giornalista Mario Missiroli, che aveva diretto anche Il Corriere della Sera, e poi Amintore Fanfani, che della DC è stato segretario ed è stato presidente del Consiglio, presidente del Senato e finanche presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU. Infine, padre Agostino Gemelli, al quale è intitolato il noto ospedale romano, tenace denigratore – tra l’altro – della figura e dell’opera del frate cappuccino Padre Pio! Molto più di dieci, quindi, e di sicuro molto più di 329, non sapremo mai quanti hanno concorso allo sterminio seguendo pedissequamente le direttive del regime nelle scuole, negli uffici, negli ospedali e in altri ambienti di lavoro. E in Italia si continua a tollerare (c’è chi dice che la storia è storia e va ricordata, ma è un’offesa alla storia e al popolo) che a personaggi del genere siano intitolate strade, ospedali, scuole e altri luoghi pubblici. Oggi più di prima, il silenzio-assenso su questi fatti può essere tradotto nel concetto che in Italia il fascismo non è mai finito. Ma, tornando alle figure “nobili” di quel triste periodo storico, il messaggio riguardante i professori che perdettero la cattedra per il secco “no” al Duce e alla prepotenza del regime, è stato recepito e diffuso con un’iniziativa importante, che merita di essere divulgata in tutta Italia: nel 2024 in Calabria, il Polo scolastico Arbëreshë al quale fanno capo le scuole di Lungro, Acquaformosa, Firmo, Civita, Frascineto e San Basile, in provincia di Cosenza, tutti luoghi caratterizzati dalle minoranze storiche e linguistiche albanesi, ha inteso intitolare le aule scolastiche ai docenti che dissero “no” al giuramento fascista. L’iniziativa ha visto coinvolti i sindaci dei comuni, il dirigente scolastico Gianfranco Maletta ed è stata sostenuta dal principale istituto di studi storici calabrese, l’ICSAIC (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea), presieduto da Paolo Palma, il cui direttore scientifico Vittorio Cappelli e il responsabile della Didattica della Storia Giuseppe Ferraro hanno intitolato la prima delle dodici aule dedicate nelle scuole del Polo al prof. Vito Volterra, professore di matematica all’Università di Roma. Ne dovrà rimanere imperitura traccia.

