Caro Bruno Vespa
Non te la prendere con l’Usigrai. Sappiamo che non sei stipendiato dalla RAI come giornalista, ma come “artista”, il che ti consente di avere un conto in banca in cui l’azienda pubblica, ovvero tutti noi cittadini, ti versa un cachet decuplicato rispetto a quelli dei tuoi ex colleghi che ancora si affannano in redazione. Quindi non sei più un giornalista, ma un artista, e in quanto artista le proteste dei poveri giornalisti dovrebbero scivolarti addosso, fra una gita in barca e una vacanza pagata dagli italiani. Giornalista veramente lo sei stato, e per molto tempo: e proprio facendo appello ai tuoi ricordi che risalgono ai tempi del tuo passato mestiere, e alle tue vecchie fonti che ti hanno rivelato particolari coperti da segreto di Stato, hai paragonato la vicenda Almasri alla liberazione di due ostaggi civili italiani avvenuta sotto la legislatura presieduta da un governo che sembri non ricordare bene (Renzi o Gentiloni?), ma comunque di centrosinistra. Hai assicurato di sapere, come non è dato chiedertelo in quanto un giornalista (ma non eri artista?) non rivela mai le sue fonti, che i due civili italiani prigionieri in Libia furono liberati grazie ai contatti tenuti dagli 007 dell’allora ministro dell’Interno (Minniti o Latorre?) con il gruppo islamista Rada, di cui Almasri era allora il numero 2. E includi questo episodio fra le “cose sporchissime” che ogni governo farebbe per garantire la sicurezza nazionale. Ma, forse perché adesso sei un artista e non più un giornalista, hai dimenticato di precisare che allora non fu violata alcuna norma del diritto internazionale. Trattare con dei terroristi per la liberazione di ostaggi civili, se pure moralmente discutibile, non rientra fra le fattispecie di reato previste dai trattati internazionali. Non sfuggirà al tuo occhio allenato da anni di giornalismo che proprio questo sta facendo oggi con Hamas il premier israeliano Netanyahu, e che l’ONU lo accusa di ben altro. Almasri allora non era colpito da alcun mandato di cattura, oggi sì. Non eseguire un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale a carico di un criminale, e anzi accompagnarlo a casa sua con un volo di Stato, è una palese violazione del diritto internazionale, poiché l’Italia è vincolata alle decisioni della suddetta corte dal trattato di Roma, di cui il nostro Paese è stato tra i primi firmatari. Da buon democratico e sincero atlantista, converrai che un mondo in cui ogni governo, anziché rispettare il diritto internazionale, facesse il proprio tornaconto, sarebbe il Far West. E forse ammetterai persino che oggi non si vede chi sia l’ostaggio italiano da tutelare riportando a casa Almasri: a meno che non sia lo stesso governo che tu oggi difendi con tanta foga. Peraltro, sicuramente perché oggi sei un artista, ti è probabilmente sfuggito un particolare che un giornalista attento non avrebbe dimenticato in modo così evidente: e cioè che la tua linea difensiva non corrisponde affatto a quella del governo italiano, che ti riassumo perché è chiaro che non l’hai capita. Il governo italiano sostiene, e cito Nordio, che il mandato di arresto per Almasri non sia giunto in tempo. In mancanza di tale mandato, e avendo saputo del fermo del criminale libico, e cito Piantedosi, il governo avrebbe deciso di rimpatriarlo perché la permanenza in Italia di un soggetto così pericoloso avrebbe compromesso la sicurezza nazionale. Il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale sarebbe arrivato quando Almasri era stato già riaccompagnato a casa sua, cito Tajani, ed esso constava di quaranta pagine scritte in inglese, lingua sconosciuta a Nordio. Insomma, il disguido si sarebbe verificato per un ritardo nella comunicazione della Corte Penale Internazionale, che ovviamente smentisce. Tralascio altre ipotesi di complotto, fra cui quella adombrata dalla premier, secondo la quale la Corte dell’Aja avrebbe emesso il mandato d’arresto per Almasri sapendo che era in giro per l’Europa e poco prima che entrasse in Italia: infatti, se la CPI ha spiccato il mandato PRIMA che Almasri arrivasse nel nostro Paese, significa che ancora non ci aveva messo piede. È evidente che al governo italiano non sfuggono le implicazioni che la tua linea difensiva comporterebbe per le relazioni con altri Stati e per la stessa collocazione europea dell’Italia. Ma si sa, agli amici, e soprattutto agli artisti, capita di sbagliare per troppo zelo.
Cordialità
Uno dei tanti che ti pagano lo stipendio
V. Fiore
Immagine di un lager libico pagato dai vari governi italici

