’Europa unita corrisponde a una necessità storica, ma non c’è alcun rapporto fra i Trattati di Maastricht e l’idea di Europa che il sistema dei mass media -quasi del tutto egemonizzato dai potentati economici- fa usualmente passare nell’opinione pubblica. La retorica “europeista” è una colossale fake news che serve a creare un’opinione pubblica manipolata e dunque asservita al sistema finanziario che domina attualmente il mondo.
Se la stampa si trovasse in altra condizione e svolgesse davvero la funzione tipica dell’informazione democratica, ai cittadini sarebbe ben chiara la natura vera dell’Ue. Sarebbe chiaro a tutti che, per la ratio del progetto da cui è sorta, “questa” Europa unita non è affatto un’istituzione democratica, al servizio degli interessi di tutti i cittadini europei, bensì un’architettura istituzionale a carattere oligarchico. Tale stato di cose è ben chiaro alle élite -sia alle frange critiche sia ai settori che elaborano il pensiero ufficiale-, ma per le forze neoliberiste al potere è essenziale che non lo sappia il demos, per poterlo manovrare a piacimento.
Quelli che seguono sono alcuni esempi di che cosa pensano le varie province dell’élite circa l’Ue. In linea generale, si tratta di un panorama concettuale molto lontano da quello che caratterizza le convinzioni dei cittadini.
Vincenzo Visco (economista; ministro nei governi Prodi, D’Alema, Amato; iscritto al Pd e poi passato con Liberi e Uguali), in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa nel dicembre 2017, ha fatto le seguenti affermazioni: «A distanza di vent’anni […] molto è cambiato. L’ Europa è andata tutta da un’altra parte. La Germania doveva fare da traino a tutta l’operazione e invece si è messa a fare politiche mercantiliste, nazionaliste e isolazioniste a scapito della crescita dell’Europa […] Quella che è avvenuta negli ultimi dieci anni, dopo la crisi, a causa delle politiche della Germania in qualche modo avallate dalla Bce, è una artificiosa rinazionalizzazione dei diversi euro, e quindi dei diversi tassi di interesse. E quindi la moneta unica funziona male e a scartamento ridotto. […] La Germania continua a crescere a spese nostre, perché c’è un marco svalutato che è l’euro. E loro invece di espandere l’economia continuano ad accumulare avanzi sull’estero. […] Il problema [dell’euro] c’è, nel senso che per come si è venuta costruendo la politica monetaria ed economica dell’Ue è autolesionistica. Non funziona. Funziona parzialmente solo per la Germania».
Da parte sua, Joseph E. Stiglitz, economista insignito del premio Nobel e classificabile come progressista, ha affermato:
- «L’eurozona è malata fin dalla nascita. Alla sua struttura -le regole, i regolamenti e le istituzioni che la governano- sono da imputare i cattivi risultati della regione, oltre che le sue crisi ricorrenti» (L’euro, pag. 9).
- «L’euro ha aggravato le disuguaglianze […] ha reso più profonda la frattura, con il risultato che i paesi più deboli si sono indeboliti ulteriormente e quelli più forti lo sono diventati ancora di più […] Ma questo divario ha portato anche a una disuguaglianza crescente all’interno dei paesi dell’eurozona, specie quelli in crisi. E questo accade anche in quei paesi europei che, prima dell’introduzione dell’euro, stavano facendo progressi nel ridurre la disuguaglianza». (L’euro, XIV).
- Dopo aver presentato qualche esempio di parole ipocrite inserite dalla Troika nei protocolli d’intesa con cui alla Grecia in difficoltà sono state imposte fallimentari ricette economiche, Stiglitz conclude: «Forse, con l’ipocrisia tipica dei burocrati, sapevano bene che cosa dire e l’incongruenza tra il dire e il fare contava poco. Chiamatela dissonanza cognitiva alla massima potenza, o disonestà, come preferite» (L’euro, pag. 240).
- «La struttura dell’eurozona non solo ha favorito le fasce più abbienti della popolazione, che hanno visto incrementare il loro reddito (al netto delle imposte), ma ha anche impoverito ulteriormente chi già era svantaggiato». (L’euro, pag. 267).
Tuttavia, un’eurozona così concepita viene difesa dalle forze che amano chiamarsi “sinistra”.
5. Circa le riforme di struttura: «Neanche il più abile dei piazzisti sarebbe stato in grado di presentarle in modo convincente» (L’euro, 23).
6. «Per quanto curioso possa sembrare, i neoliberisti fautori dell’euro credevano, per certi versi, che la disoccupazione fosse una cosa positiva»
(L’euro, pag. 100).
Stiglitz, come si è visto, afferma ancora che l’euro ha indebolito la coesione europea, sia in termini di rapporti tra Stati sia in termini di abbassamento del tenore di vita di tanta parte dei cittadini. È questo un fatto evidente sia in teoria sia nella realtà. Con la moneta unica, infatti, le economie deboli (o divenute più deboli) non possono difendersi, perché si elimina alla radice la possibilità di svalutazione della moneta nazionale (decisa dai governi o innescata autonomamente dalle naturali dinamiche di mercato). Il meccanismo di svalutazione/rivalutazione consente di mantenere in equilibrio il sistema economico, favorendo le esportazioni e limitando le importazioni. Che succede con la moneta unica? Se manca la svalutazione monetaria, per competere con gli altri sistemi economici e non finire stritolati si attiva quella che viene chiamata “svalutazione interna”, cioè la riduzione dei salari (che comporta, ovviamente, riduzione dei livelli di benessere per gli occupati, aumento della disoccupazione, riduzione della domanda complessiva, calo degli investimenti e via aggiungendo). In termini di fatto questa “svalutazione” è la strada maestra per favorire sempre di più gli interessi dei ceti forti e stritolare i ceti medio-bassi).

