Gli attuali inquilini dei palazzi che contano, come cento anni fa, nel mentre propugnano un governo che duri l’intera legislatura, dimostrano fretta, frenesia, nel portare avanti riforme (o restaurazioni) volte a smembrare le fondamenta dell’Italia repubblicana sorta all’indomani di quel disastro costituito dal fascismo e dalla guerra al fianco dei nazisti che, con grande ambiguità, viene sempre riconosciuto “con riserve” o addirittura negato.
L’ostinazione per la realizzazione del ponte sullo Stretto è pari all’«avanti tutta» sul presidenzialismo. Ma qualcuno anche all’interno della maggioranza storce il naso e afferma (sommessamente) che la presidenza della Repubblica è l’istituzione più amata e che non va snaturata o politicizzata.
Non sarà, quindi, facile per la Meloni & Friends superare qualche ostacolo “interno” (che omertosamente non viene reso noto). Ma tutto lascia supporre che per il Quirinale non ci si fermerà, quello dell’elezione del “premier”, in subordine o in aggiunta (sia consentito l’uso di un termine anglosassone), sarebbe solo un primo “step” (anglosassone anche questo…) e che l’idea non deve essere considerata abbandonata, solo sospesa. Ma, al di là del presidenzialismo, che metterebbe in discussione (e non solo per questo argomento, riguardo agli indirizzi dell’attuale governo) la Costituzione, carta “sacra”, ciò che preoccupa (dovrebbe preoccupare, considerato l’alto numero di italiani invertebrati, ancorché in mutande), è la disuguaglianza generata dalla distribuzione dei fondi del PNRR e dall’autonomia differenziata.
Il “DDL Calderoli” (sulle autonomie differenziate) è una “bomba” che potrebbe scoppiare nel silenzio generale. La procedura di definizione dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) è un vero e proprio “uppercut” (termine anglosassone anche questo, si traduce “colpo diretto dal basso verso l’alto” dove per “basso” sta il livello dei politici e “alto” la grandezza della Costituzione) nei confronti dell’art. 2 della citata Costituzione («La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»).
Ma alla fine questa bomba non scoppierà, perché – grazie al popolo bue italico – la maggioranza è forte, e quando il DDL del leghista diventerà legge ci troveremo di fronte ad una drammatica frammentazione dei diritti, allo smantellamento della sanità pubblica e dell’istruzione, a contratti di lavoro atipici e vessatori, ad una produttività e a un sistema economico entrambi in fibrillazione, ad una povertà sempre più crescente. Già il fatto stesso che si usi l’aggettivo “differenziata” dopo il bel termine “autonomia”, evidenzia discriminazione e disparità. Ecco perché vanno (andrebbero) fortemente difesi i diritti fondamentali e fermamente propugnata la redistribuzione delle risorse ai territori in relazione ai bisogni e non in forza della capacità fiscale. Siamo cittadini italiani, dall’Alto Adige a Lampedusa, non dimentichiamolo, e lo siamo anche quando non sono vicine le elezioni.
Le forze politiche di opposizione, le organizzazioni sindacali, i sindaci dei Comuni, i cittadini che credono ancora in quella Italia voluta da chi ha combattuto per liberarla dai cappi pronti a essere stretti, sono ancora in tempo per tentare di fare qualcosa. Regioni di serie A e Regioni di serie B, molte con situazioni drammatiche, che con il federalismo fiscale dovranno imporre pesanti ticket e vedranno crescere la disperazione dei loro cittadini, che sono poi quelli che hanno votato i membri dei rispettivi consigli: eppure, sono in molte ad aver dato il placet di massima alla riforma in itinere, non avendo forse letto bene l’art. 116, terzo comma, della Costituzione, già oggetto di intervento nel 2001. Sui Comuni è bene sorvolare, il dramma sfiorerebbe il “noir” (ogni tanto un termine francese non guasta). Un’Italia chiaramente e definitivamente spezzata in due.
Nuvole nere all’orizzonte, e non solo per quanto riguarda gli argomenti accennati, sul resto è più igienico sorvolare. La forza del governo attuale in materia legislativa e decisionale si può chiaramente sintetizzare nella prima parte della famosa frase del film “Il Marchese del Grillo”: «Io so’ io…». La seconda parte è chiaramente riferita al popolo italiano (si può dire ancora “popolo”?). In questo caso né francesismi né termini anglosassoni…va bene il romanesco…
Letterio Licordari

