Lungo tutto l’arco dei “Trenta gloriosi” (1945-1975 circa), la democrazia è vissuta negli Stati nazionali, caratterizzati -Germania a parte- dal paradigma keynesiano, che aveva sostituito l’irrazionale liberismo, generatore della catastrofica crisi del 1929 e responsabile di disuguaglianze all’interno degli Stati e tra di essi. La prospettiva degli europeisti, quelli veri, era la costruzione -nei tempi dettati dal progressivo maturare delle necessarie circostanze storiche- di uno Stato federale, che con la sua identità democratica avrebbe necessariamente marcato in positivo la propria presenza nelle relazioni internazionali. Quel progetto è stato snaturato -perché deviato e capovolto- dall’avvento del neoliberismo, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Una conseguenza di quella colossale controrivoluzione è stata la nascita dell’Ue a Maastricht. All’insegna della retorica pseudo-europeista, con quell’evento gli Stati dell’Europa democratica hanno subito una massiccia riduzione di funzioni e di poteri, a tutto vantaggio di una burocrazia sovranazionale che obbedisce non già ai popoli, bensì ai colossi della finanza mondiale. L’aggressione nei confronti degli Stati ha avuto come conseguenza -è l’obiettivo insito nel progetto Maastricht- il sovvertimento del sistema democratico, tramutato in democrazia puramente formale, con contenuti oligarchici al posto di quelli democratici. Un sistema a ratio oligarchica è cosa diversa dalla democrazia e va indicato con una diversa etichetta. È per questo che Colin Crouch l’ha definito postdemocrazia.
L’identità neoliberista dell’Ue, solo in parte presente nella pregressa realtà giuridico-istituzionale del processo unitario, ha realizzato un vero e proprio cambio d’epoca, con nuove prospettive mondiali. Un’Europa democratica, con una propria autonomia di difesa, e quindi autonoma dagli Usa, sarebbe stata un fattore fondamentale di un più giusto ordine mondiale, che non poteva e non può che essere multipolare. Con la svolta neoliberista, invece, lo scettro della sovranità è passato -in termini reali- dai popoli (con le loro rappresentanze politiche democratiche) alla finanza (tesa ad appropriarsi –tramite l’Ue- della moneta e delle funzioni sottratte agli Stati). Questo cambiamento costituisce un enorme balzo all’indietro. Le redini del potere sono finite nelle mani di forze che hanno ripristinato il vecchio mondo del dominio interno (agli Stati) ed esterno (tra Stati) intrinsecamente antidemocratico, irrimediabilmente caratterizzato da tendenze neocolonialiste e imperialiste. Mentre il mondo viaggiava -pian piano agli inizi e poi sempre più rapidamente- verso un assetto multipolare, che implica autonomia di questa o quella realtà statuale, l’Europa neoliberista ha imboccato una strada opposta: ancella dell’unipolarismo americano. Le cose sono peggiorate con la guerra in Ucraina: è stata infatti ridotta -di proposito, per ridurne la dimensione di competitor commerciale- a giocare un umiliante e folle ruolo servile e autolesionistico (in linea con il principio secondo cui gli Stati Uniti non hanno alleati, ma solo interessi”, come disse una volta Henry Kissinger). Con la loro strategia, gli Usa hanno portato la guerra in casa dell’Europa (con rischi nucleari) e hanno ottenuto la dipendenza energetica del Vecchio Continente (il gas d’oltreatlantico venduto agli europei da 4 a 7 volte più caro che alle aziende americane). L’Europa si è fatta provincia maltrattata dell’impero Usa, mentre tante realtà politiche dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina viaggiano da tempo in direzione opposta, ossia verso l’autonomia dal pesante giogo americano (retoricamente spacciato all’opinione pubblica come democratico e idealista).
In definitiva, questa Europa non è democratica -contrariamente a quanto amano dire le élite ai cittadini- e nel contempo costituisce uno dei fattori che si oppongono a un assetto pluralistico e bilanciato delle forze economiche e statuali sul piano internazionale. Dopo aver detto, bisogna dimostrare. È quello che ci proponiamo di fare con il prosieguo del presente testo.


Da democrazia democratica ad antidemocrazia liberistia. Grande passo verso la fine della libertà.