Costantino Mortati, giurista calabrese che fu anche Deputato dell’Assemblea Costituente, aveva previsto la cosiddetta “elasticità del diritto” legata alle mutazioni derivanti da fattori esogeni. Aveva studiato lo Statuto Albertino, che il regime fascista aveva di fatto annientato, uno Statuto che nell’ultimo secolo di vigenza non era stato modificato e che, nonostante i suoi aspetti positivi e negativi, era stato reso vacuo dalla politica. Difatti, non erano intervenute modifiche all’avvicendarsi dei governi liberali con quelli autoritari, che del diritto avevano poi deciso di farne a meno. Ma la “sacralità” del testo aveva fatto così esprimere Mortati: “La Costituzione non deve essere intesa come atto, ma come processo, perché la costituzione materiale si crea e si ricrea continuamente per effetto delle leggi, della giurisprudenza costituzionale e comune”.
Le fonti di diritto sono espressioni della politica e una democrazia esprime le proprie linee guida, così come la Costituente diede vita alla carta che, malgrado ritocchi intervenuti e tentativi maldestri di rivoluzionarla, è ancora in vita e rimane al momento l’unica ancora di salvezza in un Paese che sta perdendo il giusto orientamento nei confronti dei cittadini in un periodo estremamente pericoloso dal punto di vista dei rapporti con la UE e con i Paesi extraeuropei.
Se poi consideriamo le norme inequivocabili del diritto internazionale notiamo quanto spesso queste vengano disattese e “modificate” secondo le “convenienze politiche”. Trascurando le realtà in cui ancora vige la pena di morte (oltre 50 Paesi nel mondo), si assiste spesso alla disapplicazione di leggi e provvedimenti importanti.
È il caso di Netanyahu, per il quale la Corte penale internazionale ha spiccato mandato di arresto per crimini di guerra e che arriva “pacificamente” a New York per partecipare all’assemblea dell’ONU. Di contro, gli USA intendono revocare il visto per il presidente colombiano Gustavo Petro, “reo” di aver osato denunciare il genocidio in Palestina, “disobbedendo” a sua maestà Trump.
E, mentre la Francia ha condannato alla reclusione due importanti esponenti della politica, Marine Le Pen e Nicolas Sarkozy, nella nostra bella Italia meloniana si continua a giocare in Parlamento per salvare truffaldini e indegni rappresentanti del popolo italiano e per dare vita a una ridicola legge di riforma della Giustizia.
Ma c’è di più. Che si adottino due pesi e due misure è fuori dubbio. Che non si sia in grado di leggere norme del diritto internazionale perché scritte in francese è grave (vedi caso deportazioni immigrati nelle costose celle albanesi). Così come è grave ciò che è accaduto per il caso Almasri, per il quale il Tribunale dei Ministri ha investito il Guardasigilli, il Ministro dell’Interno e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, generando questioni giuridiche di entità e complessità non trascurabili destinate a segnare la storia costituzionale del Paese.
Due pesi e due misure, poi, per quanto attiene a Chico Forti e Ilaria Salis. Forti ha una condanna per omicidio negli USA con tanto di ergastolo: il governo italiano ne ha chiesto il trasferimento nelle carceri italiane e la premier è andata “di pirsona pirsonalmente” (per dirla alla Camilleri) a riceverlo all’aeroporto di Roma. Negata dal Tribunale di Verona la libertà contro cauzione, esponenti del governo se la prendono poi con i giudici! Ilaria Salis, invece, ha partecipato a una manifestazione antinazista a Budapest senza uccidere o malmenare nessuno. Per lei gli esponenti della destra sarebbero felici se venisse negata l’immunità, sarebbe una goduria vederla deportata da Orban per un processo privo di garanzia e di diritti. Nello scorso secolo si faceva così: benché esistano anche i negazionisti del fascismo e del nazismo (!) sappiamo tutti cosa è poi accaduto. Infine, il Consiglio di Stato dichiara incandidabile Mimmo Lucano alle regionali in Calabria mentre molti impresentabili con casellari giudiziali chilometrici sguazzano nei comuni, nelle regioni e al Parlamento continuando a compiere danni.

