venerdì, Agosto 21, 2026
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
Advertisement
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
FORZA LAVORO
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
No Result
View All Result
Home Politica

L’economia e lo Stato

Ferdinando Pastore by Ferdinando Pastore
Dicembre 4, 2023
in Politica
0
L’economia e lo Stato
0
SHARES
13
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Secondo la nostra Costituzione l’iniziativa economica è libera (art. 41) e la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge (art. 42). Ma entrambi gli articoli non si esauriscono in queste dichiarazioni di principio, poiché fanno riferimento all’utilità sociale del suo svolgimento il primo, e ai limiti per assicurarne la funzione sociale il secondo. Per intendersi occorre definire quello che in termini giuridici viene chiamato combinato disposto, cioè la correlazione di quegli enunciati con altri contenuti costituzionali preminenti rispetto a loro; quelli che disciplinano l’utilità sociale e la funzione sociale se messe in relazione con la dignità umana. Si scoprirà così che l’intreccio con l’art. 1 (Repubblica fondata sul lavoro), l’art. 2 (il richiamo alla solidarietà economica), l’art. 3 (la rimozione degli ostacoli per lo sviluppo della persona), gli artt. 4 e 34 (l’obiettivo statale della piena occupazione) e così molti altri, rende la sfera economica sottoposta a innumerevoli freni sociali. Per offrire un quadro sufficientemente chiaro su ciò che si intende per capitalismo democratico il richiamo alla Costituzione appena accennato appare eloquente. L’azione pubblica si concentra nel limitare le storture provocate dall’economia di mercato, data la sua costituiva incapacità di salvaguardare la giustizia sociale.

Ma con la svolta neo-liberale questi principi che si identificavano indissolubilmente con il sentimento democratico vennero ribaltati. La giustizia sociale si doveva subordinare alla giustizia di mercato. Con l’equiparazione del libero commercio a diritto umano e l’impresa alla persona, la libera iniziativa privata fu sacralizzata. Anzi chi frapponeva ostacoli alla sua espansione poteva accomodarsi nel salotto dei nemici della democrazia. Si dovevano immaginare istituzioni politiche che proteggessero la giustizia di mercato dalle rivendicazioni della giustizia sociale. In sostanza assicurare agli investitori i loro profitti e il rientro dei loro crediti.[1] A discapito della politica salariale e occupazionale occorreva trasmettere fiducia nei mercati.[2] Mettere a riparo il diritto ai profitti, seguendo l’impostazione dell’ordo-liberalismo tedesco,[3] significava spoliticizzare l’economia di mercato e renderla incontrovertibile, attraverso la predisposizione di una vera e propria costituzione economica. Non uno stato che si ritira dall’economia ma che interviene razionalmente solo a favore delle imprese e dei capitali.[4]

Perché lo stato si sentisse arreso di fronte alle istanze democratiche appariva essenziale eliminare i limiti alla libera circolazione dei capitali. In questo modo il principio concorrenziale, ordinatore della civiltà neo-liberale, avrebbe disciplinato gli indirizzi politici. I governi a quel punto non avrebbero potuto fare altro se non offrire o congegnare politiche attrattive per gli investimenti esteri. Sedurre i capitali consisteva nel preparare un banchetto appetitoso. Per esempio avviare una corposa campagna di privatizzazioni, con la quale si disarticolava la struttura dell’industria pubblica o disarcionare il nesso di progressività delle tasse, abbassandole per i grandi capitali. Contemporaneamente gli investitori avevano buon gioco, in quanto proprietari del debito pubblico, nel chiedere riforme che assicurassero la puntualità dei loro rientri. Riforme nel mercato del lavoro, per esempio o una legislazione anti-sindacale. Ridurre insomma i fastidi che la democrazia arrecava ai profitti.

Ma in più anche gli stati avrebbero dovuto assuefarsi alla nuova dottrina. Anch’essi dovevano concepirsi come enti economici privati e misurarsi con la concorrenza. La pubblica amministrazione regolarsi attraverso i protocolli d’efficienza misurati dal benchmarking, con i quali si è meritevoli solo in quanto si è abili nel risparmiare. Così, nella corsa alla misurazione della produttività, i beni un tempo sottratti alla contrattazione privata ‒ sanità, istruzione, previdenza, trasporti, energia, assistenza ‒ sono stati oggetto di tagli vertiginosi. Proprio perché la managerialità della conduzione pubblica non doveva prevedere l’esistenza di beni collettivi. Ogni settore è valutabile secondo schemi di fruttuosità che non tengono conto della natura del servizio da proteggere. L’azienda diventava l’archetipo della buona condotta e della buona amministrazione.  Per offrire alla popolazione una sorta di ermeneutica sul mito del privato: efficiente, razionale, coraggioso ma soprattutto de-ideologizzato. Sostanzialmente un tecnico che immagazzina la celebre formulazione di Margaret Thatcher there is no alternative.

Questa espressione ha rappresentato un vero e proprio mantra ideologico, finalizzato alla persuasione della popolazione sull’irreprensibilità del vincolo esterno. Sul governare compiacendo un pilota automatico, quello che mirava al controllo del debito pubblico, al contenimento della domanda interna e alla stabilizzazione dei prezzi. Su questo specifico vocabolario si incentrò, partire dagli anni ’80, l’accusa neo-liberale al capitalismo democratico. Una propaganda incessante mirata a immiserire le conquiste sociali dei decenni precedenti. Solo una Banca Centrale indipendente dal governo avrebbe potuto snocciolare quell’etica parsimoniosa in grado di risanare i conti pubblici oppressi dagli sprechi compulsivi che la costruzione del welfare richiedevano. Si comandava una nuova stagione di sacrifici per la popolazione in quanto solo con l’efficientismo produttivo privato le sorti sarebbero tornate magnifiche e progressive.[5] Ma alle spalle di questa retorica si nascondeva ciò che oggi si ritiene frutto dell’ineluttabilità, quella globalizzazione dei mercati oggi oggetto di venerazione collettiva, conseguenza naturale della fine della storia. Che fu appunto ingegnata attraverso decisioni politiche e non da interventi del fato.

Tratto dai Quaderni di Risorgimento Socialista

 

[1] W. Streeck, op. cit., pp. 78-84.

[2] Leonardo Paggi offre spunti di riflessione su quanto questo criterio di governo sia stato essenziale perché l’Italia assolvesse i propri compiti per l’entrata nella moneta unica. L. Paggi,  Rottamare Maastricht – Maastricht come civiltà: frammenti di storia di una cultura oligarchica, DeriveApprodi, Roma 2016, p. 35.

[3] Sul pensiero ordo-liberale si veda P. Dardot e C. Laval, op.cit. pp. 199-231.

[4] Come lo stato italiano sia intervenuto per il salvataggio delle banche a seguito della crisi del 2008 tagliando spesa per il Welfare, lo spiega correttamente Marta Fana. M. Fana,  Non è lavoro, è sfruttamento, Laterza, Bari-Roma 2017, p. 128.

[5] Come già accennato la prosopopea sui sacrifici che le classi subalterne avrebbero dovuto affrontare non avrebbe potuto consolidarsi senza il controcanto delle organizzazioni sindacali. In particolare ci si riferisce, limitandosi al caso italiano, al congresso dell’Eur della CGIL, svoltosi nel 1978, quando Luciano Lama, l’allora segretario generale, annunciò un cambio di linea, evocando appunto sacrifici per i lavoratori in nome di una politica di austerità. Politica non contrassegnata da particolari contropartite ma che si relegava in un ambito sostanzialmente etico. Quel congresso preannunciò la fine della stagione conflittuale del sindacato per avviare quella concertativa.

Previous Post

Individuo, politicamente corretto e cultura

Next Post

Il nuovo centro d’interesse della teoria economica

Next Post
Il nuovo centro d’interesse della teoria economica

Il nuovo centro d’interesse della teoria economica

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti

  • Il Manuale Cencelli, oggi sostituito da quello delle parentele Agosto 9, 2026
  • Decreto sicurezza: la polizia può fermarti per 12 ore senza un giudice Luglio 15, 2026
  • Dal Medio Oriente all’America Latina: il mondo entra in una nuova stagione di instabilità Luglio 1, 2026
  • Tecnoautoritarismo: il potere esecutivo divora la democrazia? Giugno 29, 2026
  • Salario minimo affossato? L’accusa alla triplice sindacale scuote il mondo del lavoro Giugno 18, 2026

Ultimi Commenti

  • Francesco Stolfa su Il mondo sottosopra della UE
  • Luigi Proia su A che cosa servono gli intellettuali di sinistra
  • Angelo Criscuoli su Uno sputo in faccia dal Parlamento europeo alla storia del socialismo
  • Angelo Criscuoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo
  • Gigi Bettoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo

Archivio

  • Agosto 2026 (1)
  • Luglio 2026 (2)
  • Giugno 2026 (7)
  • Maggio 2026 (5)
  • Aprile 2026 (2)
  • Marzo 2026 (7)
  • Febbraio 2026 (11)
  • Gennaio 2026 (9)
  • Dicembre 2025 (6)
  • Novembre 2025 (6)
  • Ottobre 2025 (5)
  • Settembre 2025 (6)
  • Agosto 2025 (6)
  • Luglio 2025 (3)
  • Giugno 2025 (2)
  • Maggio 2025 (13)
  • Aprile 2025 (6)
  • Marzo 2025 (9)
  • Febbraio 2025 (12)
  • Gennaio 2025 (13)
  • Dicembre 2024 (12)
  • Novembre 2024 (9)
  • Ottobre 2024 (12)
  • Settembre 2024 (10)
  • Agosto 2024 (16)
  • Luglio 2024 (13)
  • Giugno 2024 (13)
  • Maggio 2024 (12)
  • Aprile 2024 (14)
  • Marzo 2024 (11)
  • Febbraio 2024 (13)
  • Gennaio 2024 (17)
  • Dicembre 2023 (20)
  • Novembre 2023 (16)
  • Ottobre 2023 (28)
  • Settembre 2023 (2)
  • Luglio 2023 (13)
  • Giugno 2023 (1)
Forza Lavoro | Spazio di cultura politica gestito e coordinato da Risorgimento Socialista

Viale Giotto 17 - 00153 Roma (RM)

C.F. 97916750587

Mail: info@forzalavoro.work

Politica di Riservatezza

© 2023 - Copyright Risorgimento Socialista - Tutti i diritti riservati

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.