Le campagne diffamatorie che alimentano la violenza contro la France insoumise (LFI) devono cessare.
Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le minacce di morte e gli attacchi telefonici con ingiurie e minacce nei confronti di rappresentanti, personalità e attivisti di La France insoumise, in un clima di violenza senza precedenti.
Un limite estremo è stato superato con la pubblicazione dei numeri di telefono e degli indirizzi personali di una dozzina di personalità di spicco del nostro movimento e di membri delle loro famiglie.
I numeri di telefono e gli indirizzi personali di una dozzina di personalità di spicco del nostro movimento e dei loro familiari sono stati diffusi su circuiti pubblici, come il circuito Telegram della “Brigata Ebraica”, e su reti o organizzazioni militanti di estrema destra, come l’account Facebook della “Lega di Difesa Ebraica – LDJ – Parigi”.
Altre pubblicazioni sono opera di notorie personalità, come Marco Mouly, ospite regolare del programma televisivo Touche Pas À Mon Poste de Cyril Hanouna.
Alcuni aderenti della France insoumise, inoltre, sono stati attaccati nello stesso modo da Ulkan, cioè da hacker telefonici che si sono finti un’altra persona. Questa pratica, va ricordato, ha già causato la morte del padre di un giornalista di Rue89 nel 2014.
Diversi parlamentari hanno dovuto cambiare numero di telefono, altri hanno dovuto cambiare casa e tutti devono avvertire le loro famiglie e i loro parenti di non credere a nessuna chiamata che annunci la morte di un loro caro.
Ricordiamo che le reti dell’estrema destra hanno già minacciato di morte 15 deputati e deputate di LFI, ne hanno aggrediti fisicamente tre e che due persone sono state condannate a 9 e 18 anni per aver preparato attentati contro Jean-Luc Mélenchon.
Attualmente le minacce che stiamo ricevendo sono direttamente collegate alla campagna diffamatoria che i nostri avversari politici stanno conducendo da diversi giorni. È responsabilità dei media che le diffondono, spesso senza alcuna sfumatura, comprenderne le conseguenze nel contesto attuale.
Condanniamo le polemiche che sono state costruite per attribuirci posizioni che non ci appartengono e per impedire il dibattito sulle posizioni inaccettabili della diplomazia francese, che sostiene incondizionatamente il governo Netanyahu. Queste campagne stanno mettendo direttamente in pericolo i nostri rappresentanti eletti e gli attivisti in tutto il Paese.
Denunciamo inoltre il comportamento irresponsabile e incendiario del governo, dalla prima ministra, Élisabeth Borne al ministro del’Interno, Gérald Darmanin, che alimentano questi attacchi violenti al servizio di una strategia politica deplorevole e pericolosa per l’unità del nostro popolo e per la sicurezza degli appartenenti all’opposizione politica. La loro responsabilità personale nel clima di estrema violenza attuale è insostenibile.
Mettiamo in guardia su questo: la Giustizia deve poter svolgere il suo corso nel tempo più breve. Non si tratta di questioni personali ma di una grave minaccia per l’insieme del paese. In quanto prima forza di opposizione in Francia, LFI conta su 75 parlamentari e più di 300.000 attivisti e attiviste nel paese. Se la Francia vuole essere una democrazia, le sue istituzioni devono garantire il loro diritto alla militanza e alla difesa delle loro idee in completa sicurezza. Le preoccupazioni delle organizzazioni internazionali contro il peggioramento delle condizioni democratiche in Francia devono essere da subito prese in considerazione.
la France insoumise
Nota di chi traduce. I compagni e le compagne della LFI – che hanno assunto una posizione molto netta e in linea con le campagne internazionali per i diritti del popolo palestinese – sono da tempo oggetto di attacchi che rasentano le aggressioni fisiche e psicologiche. Un clima che gli studiosi non avranno fatica ad associare ad altre tristi vicende occorse a danno del movimento dei lavoratori e del socialismo, fra cui – si rammenterà in modo che si spera solo evocativo – l’assassinio del leader Jean Jaures poco prima che l’isteria bellicistica e nazionalistica travolgesse l’Europa nell’estate 1914. Un tipico “clima infame”, come si sarebbe espresso un posteriore leader italiano, estremo esponente di una tradizione socialista di sostegno alla causa del popolo palestinese.
Ci si può chiedere perché tale e tanto accanimento? È presto detto. Una volta estromesso dalla direzione del partito e financo sospeso dal partito stesso, il leader laburista inglese Jeremy Corbyn segnato da una vile accusa di anti-semitismo – che nella neolingua delle élite neoliberali e suprematiste corrisponde ad anti-sionismo e/o sostegno alla causa palestinese -; normalizzata del tutto la sinistra di governo in Spagna (PSOE) in Grecia (Syriza); cancellata ogni sinistra di classe e internazionalista in Italia in virtù del triplice affondo PD-Vendola-Grillo; emarginata la sinistra anti-liberale in Germania con l’epurazione della compagna Sarah Wagenknecht; resta da cancellare l’anomalia francese: la LFI, il suo leader Jean-Luc Mélenchon.
Gli strumenti retorici e giuridici non mancano: “islamo-gauchisme”, accuse infondate di antisemitismo, accuse di “apologia di terrorismo” come accaduto a due sindacalisti della CGT.
Ai compagni e alle compagne di LFI giunga il nostro plauso, il nostro sostegno, il nostro piccolo tassello di solidarietà internazionalistica. Quanto noi e loro stiamo subendo per le nostre idee è infinitamente inferiore a quanto vive da troppo tempo il popolo palestinese insieme con chi, come noi, persegue la pace fra i popoli e la lotta agli oppressori.

