Nelle ultime due settimane abbiamo assistito dapprima all’approvazione della riforma degli istituti tecnici, che porta in cattedra manager e imprenditori, quindi alle varie sollecitazioni ad introdurre con urgenza nelle scuole l’”educazione sentimentale” puntualmente avanzate sull’onda emotiva (e mediatica) della cronaca. Sono innumerevoli, del resto, le deforme che hanno colpito la scuola negli ultimi decenni; ma non vanno nemmeno sottovalutate le continue riformine e riformicchie che rispondono all’esigenza di gettare sulla scuola un numero sempre più esorbitante e paralizzante di adempimenti e di incombenze. Con perizia scientifica, a cadenza regolare, vengono riversate sulle scuole delle vere e proprie “bombe” a orologeria (da ultimo il decreto 328 del 22 dicembre 2022, concernente l’adozione delle Linee guida per l’orientamento, relative alla riforma 1.4 “Riforma del sistema di orientamento”, e le successive misure attuative), che si propagano all’interno dell’organizzazione scolastica e che le scuole devono, tanto per cominciare, in qualche modo assorbire, mettendo in moto la progettazione, incrementando il numero delle riunioni dedicate, adempiendo ad accresciuti oneri di rendicontazione, compilando l’ennesima piattaforma,
Oltre all’occupazione del tempo – in realtà una vera e propria colonizzazione – saturato con compiti sempre più estranei alla didattica, l’altra finalità perseguita con sistemico zelo è, come detto, quella della progressiva diminuzione del ruolo del docente. Le due finalità sono, del resto, complementari e si rafforzano vicendevolmente.
È in corso un attacco ormai frontale e permanente alla funzione pedagogica dell’insegnante, che viene trasferita a manager, psicologi, formatori di varia natura. I pretesti sono di volta in volta quello di connettere la scuola con il mondo del lavoro, di provvedere all’educazione affettiva ecc., ma la finalità è quella di demolire la funzione pedagogica degli insegnanti, facendo entrare nella relazione docente-discente altri attori ai quali sono continuamente appaltate funzioni che, secondo il caso, o sarebbero già proprie dell’insegnamento, oppure non possono essere addossate alla scuola se non demagogicamente; si vuole in questo modo colpire e soffocare la didattica disarticolandola dall’interno, promuovendo continuamente l’idea della sua insufficienza, come leva fondamentale per accelerare la china già rapidissima del depauperamento della scuola pubblica e il suo asservimento alle logiche neoliberali, tecnocratiche, aziendaliste. Un sistema scolastico che è anche, per le stesse ragioni, classista in misura crescente, perché se la scuola incide sempre di meno, e le si chiede di incidere sempre meno, va avanti chi ha per altra via i mezzi per farlo.
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