Il mio amico Giovanni
Accade sempre più frequentemente, purtroppo, alla mia età, di salutare persone che se ne sono andate.
Il pensiero della malattia, della sofferenza, della morte incombe su noi tutt* e ci costringe a misurarci con
la nostra debolezza e la nostra finitezza.
Avevo saputo che Giovanni non stava bene, ma non avevo compreso che la situazione fosse così grave.
Per mie motivi personali (intervento, terapie…) non ci vedevamo da mesi e ci eravamo limitati a qualche
nota su facebook.
La triste notizia della scomparsa, il funerale nel piccolo cimitero di Palmaro mi hanno fatto tornare in
mente i nostri incontri (non moltissimi) e le nostre discussioni.
Una chiacchierata tra una quindicina di uomini (le donne erano pochissime) di buona volontà, alcuni anni
fa per valutare la proposta di inventarsi un circolo aperto, a Genova, che partisse da radici comuni
(Gramsci e Matteotti) e si impegnasse contro gli stravolgimenti della Costituzione e per una legge
elettorale non truffaldina. Relatore Felice Besostri. Intervento appassionato (non mancava qualche
citazione) di Giovanni.
La cosa, come altre, rimaneva nelle intenzioni.
Primavera 2022: decidiamo, per le comunali, la lista Rifondazione, PCI, Sinistra anticapitalista. So
dell’esistenza, a livello nazionale, di Risorgimento socialista. Scrivo a Franco Bartolomei per chiedere se
vi siano riferimenti locali. Mi risponde inviandomi i telefoni di Giovanni e di Anna.
Sento Giovanni. Non è ormai possibile una presenza diretta, ma utili un appoggio, una dichiarazione, un
saluto.
Ci vediamo alla presentazione di un mio libro su Rosa Luxemburg. Porta il saluto del suo partito (non
chiamatelo in altro modo). Mi racconta di sé, dei suoi interessi, della non facile situazione economica, del
desiderio di scrivere. Mi parla, con orgoglio, della laurea in storia, conseguita in età “avanzata”.
Interviene alla presentazione ufficiale della nostra lista. Parla del suo partito, delle finalità, di una sinistra
frammentata. Esce, a tratti, dal tema specifico (le comunali) per considerazioni teoriche complessive.
Discutiamo delle nostre matrici, in parte comuni, per la difficile ricerca di alternativa allo stalinismo e al
dogmatismo che ha portato con sé, e alla socialdemocrazia, sino all’opportunismo governista dei governi
di unità nazionale o al fallimento di quelli di centro-sinistra.
Concordiamo, anche se sembra ormai ricerca astratta, sul richiamo a pagine dimenticate delle nostre
storie: dalla sinistra socialista all’austromarxismo, da spinte libertarie a ipotesi consiliari.
Mi chiede di luoghi e strutture in cui poter presentare i suoi scritti. In città, ahimè, mancano se non per
contenitori enormi e molto reclamizzati. Il tessuto di base sarebbe da ricostruire.
Partecipai alla presentazione di un suo libro. Grande conoscenza storica complessiva e capacità di
declinarla sulle vicende locali, cittadine e di quartiere. “Cristo d’ebano” è storia di fantasia che interagisce
con reali fatti storici. Il legame tra micro e macrostoria è presente anche ne “Il fantasma dell’operaio senza
croce”, nel quale le storie individuali si intrecciano con la crescita del movimento socialista e la
repressione di Bava Beccaris e nell'”Angelo rosso di Cogne”, storia di un sindaco nei primi decenni
dell’Ottocento, ai primordi del socialismo, capace di proporre, in una piccola realtà periferica,
partecipazione democratica, cure mediche gratuite, attenzione alle infrastrutture, alla ricerca scientifica,
all’ambiente.
Più specifico è “Il convento dei cappuccini di Santa Margherita”, presentato recentemente, quando già era
comparso il male.
Non posso dimenticare, in questo modesto ricordo personal-politico, le vicende della campagna elettorale
di UP, per le politiche del 2023 (tralascio l’esito infausto).
Ero stato io, allora segretario regionale di Rifondazione, ad insistere per la presenza, a livello regionale, di
una candidatura di Risorgimento socialista. Con Giovanni ci eravamo incontrati nella sede del circolo
Burrasca di Prà, concordando, in nome della parità numerica di genere, sul nome di Anna Gariglio. Nel
baillame delle liste nazionali, decise in due giorni di riunioni a Napoli, il nome di Anna era slittato al
primo posto dei candidati supplenti.
A me, impegnato nella difficile e affannosa raccolta firme, in una festa provinciale, nel tentativo di
organizzare un calendario regionale, non era parsa cosa grave.
Tale era sembrata invece, a Franco Bartolomei (ricordo una sua lunga e preoccupata telefonata) e ancor
più, a Giovanni che vi aveva letto, sbagliando, non un fatto “tecnico”, ma una discriminazione/esclusione
politica.
Un tumore ha, in breve tempo, portato via Giovanni. Al funerale continui sono stati i riferimenti alla sua
onestà, alle idealità che fondevano marxismo e cristianesimo, alla sua volontà “pedagogica”, al ricordo del
figlio Mario, tragicamente scomparso, giovanissimo, dieci anni fa.
Questo breve ricordo ripaga solamente in parte il debito che sento nei suoi confronti e il dispiacere di
avere, in modo insufficiente, discusso e ragionato con lui.
Genova, novembre 2023.
Sergio Dalmasso
PS.


Onoratissimo di intervenire al ricordo di Giovanni, se, quando e come vorrete.
Un saluto ed un grazie.
Sergio Dalmasso