Il presidente dell’Azerbaigian Aliyev ha accusato la Francia di armare e finanziare l’Armenia per un ritorno del conflitto nel Caucaso.
La vicenda avviene dopo che il 19 settembre passato, gli azeri hanno posto fine all’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh (enclave separatista azera, sostenuta dagli armeni).
Nell’area si mescolano vari interessi.
Da un lato c’è la presenza russa e turca che si affronta da oltre un secolo. I russi tradizionalmente sostengono gli armeni, sia per questioni storiche, sia per questioni religiose; mentre i turchi sostengono gli azeri, visto come turchi sciiti.
L’Iran malcela antipatia per Baku (azeri), sia perché secondo Teheran usano i soldi del petrolio per aiutare i separatisti azeri, sia perché sono sciiti, ma non solidarizzano con loro.
L’Azerbaigian fornisce ad Israele il 40% del proprio fabbisogno di petrolio e in cambio Israele li arma. Nei mesi passati, l’Iran ha anche accusato l’Azerbaigian di ospitare una base di intelligence israeliana.
Ma che c’entrano i francesi?
Come sempre, quando parliamo di Parigi, c’è di mezzo il colonialismo. Dopo la I Guerra Mondiale, parte dell’area ricadde sotto amministrazione o influenza francese.
Ci sono anche dei vincoli storici. Noi ignoriamo sempre il peso che ha la lunga storia, ma negli ultimi anni la rilevanza delle azioni e dei traumi collettivi sul patrimonio ereditario sta emergendo (argomento interessante anche per la vicenda israeliana).
Francesi e armeni si tengono in contatto dai tempi delle crociate e quando i turchi dopo la I Guerra Mondiale passarono al genocidio, Parigi accolse gli armeni in fuga.
Ricorderete anche il binomio Francia-Israele, legato tanto da politiche di contenimento del mondo arabo (Algeria–Palestina), tanto dal fattore bomba atomica.
Emergono qui i contrasti in seno alla NATO, dove la Francia si oppone a un qualsiasi ruolo alternativo nel Mediterraneo (prima contro l’Italia, oggi contro la Turchia).
L’Armenia, che di recente ha scaricato la Russia (con una mossa suicida), viene armata dalla Francia (che non riesce a recuperare il Niger, ma pensa di difendere Erevan, mah); gli azeri si detestano cordialmente con l’Iran, ma poi ci fanno accordi per una via Nord-Sud che collegherà India-Iran-Caucaso-Russia.
Ancora una volta vediamo emergere nel cerchio imperiale alleati di fascia A (Turchia, Israele o la Francia) che nelle rispettive regioni di competenza possono giocare partite autonome, anche in parziale contrasto con gli interessi generali della coalizione.
Alleati di fascia B (Italia e Grecia) che si trovano a rimorchio di vicende più generali.
Una forza socialista o comunista deve insistere su queste spaccature e separare il fronte NATO. Nel caso italiano ribadisco la necessità di puntare a scardinare UE e NATO, coinvolgendo anche Spagna e Portogallo e puntare a una politica estera autonoma sulla falsariga della Turchia, mentre dal punto di vista interno bisogna puntare a una transizione keynesiana molto graduale al marxismo.
Un gruppo critico dell’attuale assetto egemonico internazionale e di classe, dovrà condurre una doppia battaglia di carattere socio-economico e geo-politico per scardinare i due livelli dell’ordine vigente (nazionale e internazionale).

