UNA STORIA DI ORDINARIO GENOCIDIO
Una delle decine di migliaia di storie di ordinario genocidio a Gaza di questi tre mesi ha come vittima, nuovamente, un’intera famiglia, compresa una ragazzina di 14 anni, già considerata una promessa del violino. Tralasceremo i dettagli del suo assassinio – non semplice morte. È il suo nome, la sua storia ad essere importante.
Labni Mahmoud Alian è stata trovata senza vita durante un ennesimo raid dell’esercito genocida assieme a suo padre Mahmoud Alyan, la madre Sali Shaheen Alian e i suoi fratelli Zain, Kanan e Sari (rispettivamente di 16 anni, 10 anni e 4 mesi) oltre a decine di parenti, martedì mattina 21 novembre.
A darne notizia sul profilo social il 26 novembre è l’Istituto Nazionale di Musica “Edward Said” – Università Berzeit che a ragione li piange come “martiri” nel duplice senso di vittime innocenti e di testimoni di un crimine perpetrato dalle truppe di occupazione e vendetta dell’IDF.
Da parte nostra – coerentemente con la nostra tradizione posizione anticoloniale e per la liberazione dei popoli oppressi – non possiamo che sostenere la resistenza civile e militare della popolazione palestinese mediante gli strumenti a disposizione. Ma li riteniamo insufficienti a dare un contributo a fermare la mattanza, l’oppressione, la completa negazione dei diritti umani, al di là del diritto internazionale di guerra.
Partecipiamo alle manifestazioni per il cessate il fuoco e la liberazione della Palestina, mentre prendiamo nettamente le distanze dall’uso strumentale della categoria di “antisemitismo” che, lungi dallo stigmatizzare comportamenti contro persone di origine semitica e/o ebraica, serve ormai prevalentemente a coprire tutte le nefandezze dello stato di Israele e a colpire tutti coloro che protestano contro tali politiche. Benché tale elefantiasi concettuale si stia diffondendo grazie a studiosi compiacenti, media ufficiali corrottissimi e figure istituzionali asservite a scelte occidentali e atlantiste, essa comporta un grave rischio: è la solita questione di chi grida “al lupo, al lupo!” impropriamente e, così facendo, favorisce il depotenziamento dei singoli atti antisemiti ascrivibili al residuale microcosmo neofascista. La stessa adesione compatta delle destre al governo e delle destre di complemento alla manifestazione romana pro Israele (mal celata come “contro il terrorismo e l’antisemitismo”) è di per sé emblematica: una “sacra alleanza” delle forze di sistema che negano ogni solidarietà concreta alle sofferenze pluridecennali di un popolo oppresso e riaffermano il tipico doppio standard della politica occidentale. Unica nota positiva: abbiamo ottenuto che la partecipazione della CGIL, capziosamente diffusa dagli organizzatori, fosse ritirata per ammissione degli stessi dirigenti.
La classe dirigente italica è complice di quanto sta avvenendo.
Noi i fascisti, i nazisti, gli antisemiti veri, le leggi razziali li abbiamo combattuti sin dal loro sorgere e li abbiamo relegati alla fogna della storia con la stesura di una Costituzione di segno opposto e con la difesa dei diritti di uguaglianza formale e sostanziale nei difficili anni della democrazia italiana. Non accettiamo che i compagni che in Italia, in Europa e nel mondo – fra i quali i nostri punti di riferimento Corbyn e Mélenchon – siano accostati canagliescamente all’antisemitismo, mentre le destre al potere, eredi di regimi razziali, e le elite filosioniste vanno a braccetto senza alcuna vergogna.
Come ieri eravamo contro politiche delle razze, lo siamo ancora oggi e contrastiamo ogni regime di apartheid. E siamo dalla parte di una “futura umanità” in cui la vita di ciascun lavoratore e di ciascuna bambina araba non valga meno di quella di un qualsiasi membro della corrottissima classe dirigente bianca, occidentale, benestante, cosmopolita e neocoloniale.
Lavoratori e lavoratrici di tutto il mondo, ribellatevi alle catene del doppio standard occidentale! Sostenete le lotte di chi si sta ribellando al genocidio!
Un compagno pugliese

