Nel 2050, si stima che almeno sette città del continente avranno superato i 10 milioni di abitanti. Il Cairo supererà nell’area urbana complessiva i 30 milioni di abitanti; sorte analoga toccherà a Lagos e Kinshasa.
In questo grande boom urbano avrà un ruolo minore il Sud Africa che non ospiterà nessuna di queste conurbazioni giganti.
Il polo più meridionale sarà Luanda in Angola, con circa 15 milioni di abitanti. Paese enorme e ricco, avviato verso una sorta di socialismo nazionale, legato dalla lingua e dagli investimenti (specie con Lula) al Brasile e per politica e crediti alla Cina.
Questa centralità africana emerge dai programmi spaziali: l’altroieri lo Zambia è stato coinvolto nel programma Artemis, per tornare sulla Luna, degli USA; ieri l’Egitto si è legato al programma di base lunare cinese.
Persino l’Italia, di solito sonnambula, punta ad una serie di accordi bilaterali e si ambisce a stringere col governo giapponese per tecnologie e Africa (con cui il Giappone ha stabilito una sorta di incontro regolare Japan-Africa, sulla falsariga di quello cinese).
Anche la Turchia non tace investe nell’immobiliare di tutto il Corno d’Africa (Erdogan si è legato a tutto tondo all’industria edilizia), vende armi e crea collaborazioni di ambito culturale-religioso (ad esempio, finanziare la costruzione di moschee).
Dopo secoli di sfruttamento e rimozione, si avvicina il momento in cui l’Europa dovrà fare i conti con questo passato ingombrante.
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