La Repubblica italiana è ridotta oggi a una oligarchia coloniale; per essere più precisi conviene definire l’Italia una sub-colonia, perché ad essere colonia statunitense, e ad aver accettato di farsi ridurre a colonia, in modo definitivo e plateale con la guerra in Ucraina, è l’Europa, con l’Italia periferica nella colonia europea, sebbene chiaramente costituisca una sub-colonia di elevata rilevanza strategica e questo è del resto il motivo per cui è stata annientata nella sua sovranità costituzionale. La trasformazione dell’Italia a oligarchia coloniale è andata di pari passo con il progressivo svuotamento di significato della Costituzione del ‘48, della quale è stato proditoriamente minato l’impianto solidaristico e lavoristico. Sebbene, alla fine di un lungo processo involutivo, ci ritroviamo con un governo fascio-atlantista (con il primo elemento, è bene chiarirlo, al servizio del secondo), la distruzione della Costituzione del ‘48 è stata portata avanti con maggiore efficacia e con abnegazione dal cosiddetto centro-sinistra, cioè da quelle forze che a parole sono sempre pronte a richiamarsi ai valori del progressismo, dell’antifascismo, della Costituzione. Dovrebbe essere chiaro, tuttavia, che il richiamo solo nominalistico a quei principi ha rappresentato, e ancora rappresenta, l’ombrello perfetto sotto il quale sono stati garantiti interessi elitari e tradotte politiche liberiste, anti-popolari e anti-sociali, conducendo in profondità l’attacco all’essenza stessa dell’avanzato compromesso sociale della Costituzione del ‘48, oggi impoverita e offesa, e della Repubblica nata dalla Resistenza. Oggi, festa della Repubblica, è bene ricordare e avere molto chiaro, come condizione preliminare di qualsiasi opzione politica, chi sono i nostri avversari, e contro quali forze complessive e di sistema (cioè del tutto trasversali alle “destra” e “sinistra” di sistema) la Costituzione fondativa delle Repubblica deve essere difesa o meglio riportata ad esistere dopo essere stata di fatto stravolta.
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