venerdì, Agosto 21, 2026
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
Advertisement
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
FORZA LAVORO
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
No Result
View All Result
Home Geopolitica

La Russia tra guerra in Ucraina e “nuovo ordine” euro-asiatico

Estratto dal Terzo numero dei Quaderni di Risorgimento Socialista -

Quaderni di Risorgimento Socialista by Quaderni di Risorgimento Socialista
Aprile 24, 2024
in Geopolitica, Politica, Primo Piano
0
La Russia tra guerra in Ucraina e “nuovo ordine” euro-asiatico
0
SHARES
29
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

                                                                                        di Francesco Dall’Aglio

L’invasione russa dell’Ucraina, o se si vuole utilizzare la dicitura ufficiale russa, operazione militare speciale, iniziata nella notte del 24 febbraio 2022 e tuttora in corso dopo un anno e nove mesi, è un tema che si intreccia molto strettamente alla questione del multipolarismo. Quale che sia l’opinione personale di chi scrive e di chi legge sulla liceità e sull’opportunità di questa operazione, sia in senso politico-militare che etico, è fuor di dubbio che ad un’analisi accurata non può sfuggire che la posta in palio di questa guerra è ben diversa sia dagli obiettivi che una certa propaganda occidentale ha prontamente delineato (imperialismo tout court, desiderio di ricostruire l’URSS o l’impero russo, follia di Putin, eccetera), sia da quelli che Putin stesso aveva puntigliosamente elencato (denazificazione e smilitarizzazione dell’Ucraina, protezione della minoranza russa nel Donbass e in Malorissija, correzione di alcuni errori storici causati, a suo dire, da Lenin e dalla politica nazionale dell’Unione Sovietica) nei due discorsi del 21 febbraio 2022, nel quale si annunciava il riconoscimento dell’indipendenza e della sovranità delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, e del 24 febbraio nel quale si comunicava appunto l’inizio della operazione speciale, e prescinde non solo dalla situazione locale, cioè dall’Ucraina e dal mar Nero in generale, ma anche dalla stessa Russia. Era, ed è, una guerra che nelle ambizioni di chi l’ha scatenata e di chi la sostiene diplomaticamente, anche se magari non in maniera esplicita, viene combattuta certamente per la sicurezza strategica della Russia, ma anche per la distruzione dell’ordine unipolare venuto fuori dalla fine della guerra fredda: motivo, quest’ultimo, presente in maniera massiccia ed estremamente articolata nei due discorsi citati in precedenza e ripetuto costantemente negli ultimi mesi sia dalla leadership civile che militare russa. Ancora meglio si potrebbe dire che questa guerra, più che essere il primo atto di questo processo di ridefinizione, certifichi invece in maniera esplicita e molto violenta come esso sia già in atto da tempo, rendendo evidenti contraddizioni e debolezze che prima restavano nascoste. Un ordine, o una pretesa di ordine, già messo in discussione molto prima sia del 2022 che del 2014, anno in cui si suole far cominciare la crisi ucraina con le manifestazioni di Euromaidan, il cambio di governo, l’annessione della Crimea e la secessione delle due repubbliche separatiste del Donbass.

Già il 10 febbraio 2007, alla 43a Conferenza sulla Sicurezza a Monaco, Putin aveva puntualizzato l’insofferenza che non solo la Russia iniziava a provare per l’Occidente a guida statunitense, un mondo unipolare guidato da un solo padrone e un solo sovrano che impartisce continuamente lezioni di democrazia che però non rispetta. Bisogna cercare invece un equilibrio ragionevole tra gli interessi dei vari paesi, perché ormai le cose stanno cambiando sia in campo economico che politico e stanno sorgendo nuove realtà che intendono far sentire la loro voce, come ad esempio i BRICS. Questo concetto è stato rielaborato e riproposto varie volte negli anni successivi: ad esempio il 27 ottobre 2022, durante una riunione del club Valdai nella quale Putin ha affermato, in sostanza, che il dominio occidentale sta giungendo alla fine e che l’umanità ha due opzioni, o restare schiacciata o lavorare insieme, alla pari, centri del mondo multipolare e Occidente, per un futuro comune.

In Occidente il discorso di Monaco non è passato sotto silenzio, tutt’altro, ma è stato sostanzialmente sminuito, se non ridicolizzato, e non si è dato credito all’idea che l’insofferenza nei confronti della unipolarità a guida USA non riguardava solo la Russia e le sue reali o presunte nostalgie da grande potenza, ma una buona parte di mondo. Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha obbligato parecchi commentatori e analisti a rileggerlo, ma anche qui la chiave di lettura generalmente preferita è stata quella della dichiarazione di guerra della Russia all’Occidente, senza allargare lo sguardo alla situazione globale. Con altrettanta superficialità si considera poi questa guerra come una guerra locale con obiettivi di conquista territoriale, variamente interpretati come nostalgie imperiali o ricostruzione dell’URSS; che la Russia abbia nei confronti di alcune regioni dell’Ucraina delle mire di conquista è certamente vero, ed è stato esplicitato dall’annessione alla Federazione Russa delle quattro oblast’ parzialmente conquistate e da una serie di accenni alla possibilità, in futuro, di annetterne altre (in genere ci si riferisce al resto della fascia costiera dell’Ucraina comprendente Odessa, cosa che consentirebbe tra l’altro di raggiungere la Transnistria, altra regione contesa e potenzialmente assimilabile, anche se ciò comporterebbe il coinvolgimento nel conflitto della Moldavia). Conquistare territorio e allargare i confini non è, ad ogni modo, l’obiettivo primario delle operazioni militari: anzi, è una situazione che allontana la possibilità di una risoluzione diplomatica del conflitto, perché nono solo l’Ucraina, ma nemmeno l’ONU, gli USA o l’Unione Europea riconosceranno mai un’annessione fatta con la forza delle armi, così come non hanno riconosciuto la validità dei referendum che si sono tenuti prima in Crimea e più recentemente nei territori occupati. Non a caso, sia nelle richieste fatte prima dell’inizio del conflitto, che durante i fallimentari negoziati di marzo-aprile 2022 prima in Bielorussia e poi in Turchia, l’unica questione territoriale era il riconoscimento della Crimea e la secessione di Donetsk e Lugansk (prima della guerra soltanto l’autonomia). L’allungarsi del conflitto, l’intransigenza della leadership ucraina e il massiccio sostegno della NATO e dell’Unione Europea hanno però cambiato la situazione e orientato la Russia a pretese più massimaliste: ma l’obiettivo primario resta la sicurezza strategica della Russia che prevede che il processo di allargamento dell’Alleanza Atlantica abbia termine, non la scomparsa dell’Ucraina come Stato indipendente.

La scommessa della Russia e di chi la sostiene è molto più ambiziosa, oltrepassa l’Ucraina e anche la questione della sicurezza russa in quel teatro: organizzare un mondo in cui il parere degli USA (in subordine anche quello dell’Unione Europea, che non ha una sola voce e soprattutto non dispone di una forza militare in grado di far valere la propria volontà) non conta più, o almeno non conta più di quello degli altri, e in cui il dollaro non è l’unica valuta di riferimento per tutte le transazioni mondiali. La Russia, comunque, avrebbe chiaramente preferito altri modi per raggiungere lo scopo e forse maggiore gradualità, perché il conflitto non è cosa semplice da affrontare: per le perdite umane e materiali, per la conclusione, ancora lontana e certo diversa dalle speranze iniziali, e per la questione economica che comprende sia le sanzioni, il cui impatto a lungo termine va valutato con attenzione e non è semplice da comprendere al momento, e perché costringe la Russia a riconsiderare la sua intera strategia commerciale e produttiva.

La guerra ha infatti obbligato la Russia a riorientare, quasi all’improvviso, la propria economia, già soggetta a una serie di sanzioni dal tempo dell’annessione della Crimea nel 2014 e ulteriormente colpita, dal febbraio 2022, da undici (presto dodici) pacchetti sanzionatori di gravità sempre crescente che ne avrebbero quasi certamente provocato il collasso, cosa che era in effetti l’obiettivo principale (e alla prova dei fatti, troppo ottimistico) dei piani occidentali: obbligarla a ritirarsi senza arrivare a uno scontro diretto e anzi investendo quante meno risorse militari possibile. Il piano però non ha funzionato per due elementi fondamentali. Il primo, quello al momento meno importante e meno sviluppato, è che la Russia ha ripreso, pur tra tantissime difficoltà e in maniera ancora imperfetta, a produrre beni che prima trovava più conveniente importare, dall’elettronica di consumo alle automobili agli aerei civili, iniziando a compensare l’assenza di prodotti ora sotto sanzione con un incremento della produzione domestica. Certamente questo da solo non sarebbe bastato, anche perché la produzione domestica prevede l’impiego di merci, materiali e tecnologie che sono in larghissima misura coperte da embargo. L’elemento fondamentale che ha evitato il collasso dell’economia russa e che le sta consentendo di resistere alle sanzioni senza sacrificare in maniera troppo grave il tenore di vita dei propri cittadini e senza dover rinunciare a produrre armamenti da impiegare in Ucraina, è stato il sostegno, sia economico che politico, del mondo multipolare, che fin dall’inizio del conflitto ha fornito alla Russia materiali che non avrebbe potuto altrimenti procurarsi perché soggetti a embargo (dai chip cinesi ai droni iraniani ai proiettili d’artiglieria nordcoreani), ha agito come intermediario per l’acquisizione di materiali prodotti da altri paesi attraverso una rete di triangolazioni societarie internazionali, e ha sostenuto la bilancia commerciale russa acquistando prodotti, soprattutto nel comparto energetico, in quantità molto maggiore di prima. Uno dei fattori più interessanti, e che va di sicuro rimarcato, è che i paesi che stanno assistendo la Russia non fanno parte di una alleanza: non hanno molto in comune tra loro, hanno sistemi politici, religiosi e culturali assai diversi e sono, a volte, in conflitto o almeno in concorrenza (basti solo pensare al contrasto tra Cina e India, che ha più volte rischiato di sfociare in una guerra aperta). Sono le altre otto civiltà che Samuel Huntington, nel suo celebre ‟The Clash of Civilizations and the Remaking of the World Order”, ipotizzava si sarebbero prima o poi unite contro l’Occidente, non tanto per attrazione reciproca o per un progetto politico coerente e condiviso, quanto per la comune opposizione alla nona civiltà, quella occidentale.

Previous Post

Gli “effetti fascistizzanti” dei sedicenti antifascisti

Next Post

Sui crimini di guerra

Next Post
Sui crimini di guerra

Sui crimini di guerra

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti

  • Il Manuale Cencelli, oggi sostituito da quello delle parentele Agosto 9, 2026
  • Decreto sicurezza: la polizia può fermarti per 12 ore senza un giudice Luglio 15, 2026
  • Dal Medio Oriente all’America Latina: il mondo entra in una nuova stagione di instabilità Luglio 1, 2026
  • Tecnoautoritarismo: il potere esecutivo divora la democrazia? Giugno 29, 2026
  • Salario minimo affossato? L’accusa alla triplice sindacale scuote il mondo del lavoro Giugno 18, 2026

Ultimi Commenti

  • Francesco Stolfa su Il mondo sottosopra della UE
  • Luigi Proia su A che cosa servono gli intellettuali di sinistra
  • Angelo Criscuoli su Uno sputo in faccia dal Parlamento europeo alla storia del socialismo
  • Angelo Criscuoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo
  • Gigi Bettoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo

Archivio

  • Agosto 2026 (1)
  • Luglio 2026 (2)
  • Giugno 2026 (7)
  • Maggio 2026 (5)
  • Aprile 2026 (2)
  • Marzo 2026 (7)
  • Febbraio 2026 (11)
  • Gennaio 2026 (9)
  • Dicembre 2025 (6)
  • Novembre 2025 (6)
  • Ottobre 2025 (5)
  • Settembre 2025 (6)
  • Agosto 2025 (6)
  • Luglio 2025 (3)
  • Giugno 2025 (2)
  • Maggio 2025 (13)
  • Aprile 2025 (6)
  • Marzo 2025 (9)
  • Febbraio 2025 (12)
  • Gennaio 2025 (13)
  • Dicembre 2024 (12)
  • Novembre 2024 (9)
  • Ottobre 2024 (12)
  • Settembre 2024 (10)
  • Agosto 2024 (16)
  • Luglio 2024 (13)
  • Giugno 2024 (13)
  • Maggio 2024 (12)
  • Aprile 2024 (14)
  • Marzo 2024 (11)
  • Febbraio 2024 (13)
  • Gennaio 2024 (17)
  • Dicembre 2023 (20)
  • Novembre 2023 (16)
  • Ottobre 2023 (28)
  • Settembre 2023 (2)
  • Luglio 2023 (13)
  • Giugno 2023 (1)
Forza Lavoro | Spazio di cultura politica gestito e coordinato da Risorgimento Socialista

Viale Giotto 17 - 00153 Roma (RM)

C.F. 97916750587

Mail: info@forzalavoro.work

Politica di Riservatezza

© 2023 - Copyright Risorgimento Socialista - Tutti i diritti riservati

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.