Il consolidamento e l ‘estensione della alleanza tra i paesi dell’ area BRICS produce, ed ancora più in futuro produrra’ effetti di enorme rilevanza strutturale nei rapporti sociali in tutti i paesi sviluppati dell’ occidente capitalistico ,deprivati di sovranita’ nella determinazione del proprio modello sociale da una subordinazione ad un sistema finanziario sovranazionale, che il nuovo quadro di rapporti economici e politici globali mettera’ in discussione proprio nella sua centralita’ nei processi di costruzione dello sviluppo e di creazione della ricchezza .
Questo nuovo assetto dei rapporti internazionali, in grado di interrompere realmente l ‘ egemonia finanziaria occidentale, ed in particolare di spezzare la centralita’ monetaria del dollaro, costringera’ inevitabilmente tutto il sistema occidentale liberista a modificare il suo modello di sviluppo ed i suoi sistemi di potere sociale , oppure a gettarsi nella avventura di uno scontro insostenibile con i nuovi produttori per ristabilire i rapporti di forza di un vecchio equilibrio unipolare attraverso una nuova separazione del mercato globale da raggiungere attraverso l’amplificazione totale di uno scontro a livello globale .
In particolare la perdita’ della centralita’ del dollaro nelle transazioni commerciali internazionali , in particolare nel gigantesco mercato delle risorse naturali ed energetiche con tutti i paesi dell’area di influenza diretta o indiretta dei Brics , portera’ ,non essendo piu’ sostenibile a quel punto la stabilita’ del valore del dollaro sul mercato globale, ad una crisi inflattivo/ recessiva del modello americano fondato sulla utilizzazione della erogazione monetaria e sulla dilatazione a misura di necessita’ del deficit di bilancio ,come fattore di propulsione della domanda interna e di riequilibrio sociale ,e come contemporaneo strumento di finanziamento di un sistema di spese tecnologico -militari , entrambi decisivi per la tenuta complessiva del sistema geopolitico occidentale ,.
La non sostenibilita’ del valore del dollaro portera’ ad un ridimensionamento , se non ad una crisi generalizzata , di tutto un sistema finanziario e bancario fondato sulla assicurazione strategica della stabilita’ del valore della sua moneta’ di riferimento , che si alimenta sulla esclusione, non piu’ sostenibile , del deficit di bilancio americano dalle variabili macroeconomiche che determinano il valore della moneta sui mercati finanziari .
Allo stesso modo il depotenziamento del sistema finanziario euroatlantico , derivante da un sistema di scambi commerciali meno dominato dall’intermediazione finanziaria , fondato una forte revisione delle ragioni di scambio ,e meno soggetto al sistema borsistico occidentale , e la restrizione inevitabile dei margini di ritorno del capitale multinazionale occidentale produrra’ una crisi ulteriore della leva finanziaria come fattore di sostegno della domanda nelle economie sviluppate , e tornera’ a porre sul tappeto delle grandi democrazie europee la questione sociale della redistribuzione del reddito come necessita’ di riequilibrio a fronte della restrizione dei margini di crescita delle economie occidentali .
il nuovo sistema multipolare tendera’ quindi ad incrementare la crisi dei fattori di crescita’ che da tempo caratterizza le economie del mondo sviluppato, e dell’Europa in particolare , e rendera’ ancora piu’ marcate le conseguenze economiche della spinta sui mercati delle economie emergenti , consolidando la tendenza strutturale alla stagnazione della crescita che dopo la crisi finanziaria del 2007/2009 ne caratterizza l’andamento .
Questo nuovo modello di relazioni internazionali, in cui i nuovi paesi emergenti collegati da una rete di interscambio sono tutti caratterizzati da sistemi interni ad economia mista con direzione pubblica delle scelte di modello , implichera’ quindi inevitabilmente sul terreno economico , anche nell’occidente sviluppato, la riorganizzazione di uno schema strutturale in cui i poteri sovrani e costituzionali degli Stati dovranno recuperare un ruolo di governo dei processi economici e di indirizzo nelle scelte di modello sociale, per gestire contraddizioni che la crisi del sistema liberista non consente piu ‘di assorbire .
I sistemi europei , in particolare , su cui gli USA gia’ scaricano in termini di recupero di subordinazione economica e produttiva le proprie difficolta’ geopolitiche, dovranno riprendere a governare ed a tentare di alimentare lo sviluppo e la crescita attraverso il recupero di un nuovo esercizio della loro autonoma contrattualita’ in materia commerciale economica e finanziaria ,nel quadro di un sistema di rapporti e modelli economici ad economia mista, naturalmente funzionalizzati all’ interesse superiore della tenuta di un adeguato livello di equilibrio sociale interno , anche per sostenere le conseguenze della equa rivalutazione delle ragioni di scambio esterne pretesa dai paesi in via di sviluppo in ragione delle loro aspettative di crescita .
Si afferma quindi attraverso questo accordo complessivo di collaborazione diretta di natura economico-commerciale finanziaria, stretto tra forti realta’ statuali localizzate in tutte le aree continentali estranee all’influenza atlantica , un tipo di sistema di relazioni politico- economiche fondato sulla autonomia degli Stati Sovrani , che può esso stesso risolvere e dare un quadro di riferimento esterno ,sicuro e certo , alle stesse esigenze, non piu’ rimandabili , di ristrutturazione e cambiamento dei modelli di crescita dell’ Occidente sviluppato , che rappresentano il solo punto di approdo democratico possibile per i paesi sviluppati di fronte alla crisi dell’ economia neoliberista a trazione finanziaria .
L’ affermazione di un nuovo quadro multipolare nelle relazioni geopolitiche ,commerciali e finanziarie , costituisce in tal senso la prima vera grande battuta d’ arresto dell’intero sistema della globalizzazione liberista , e puo’ divenire il fattore scatenante di una piu’ profonda inversione del processo di omologazione capitalista e finanziaria ,e di involuzione tecno-autoritaria , che quel processo politico ed economico ha potentemente imposto nei paesi sviluppati negli ultimi trenta anni .
Il nuovo quadro che si va determinando consente quindi di vedere di fronte a noi la fine della pretesa di irreversibilita’ del sistema neoliberista all’interno di un quadro di rapporti economici e sociali oggetto di trasformazioni strutturali tali da consentire da subito , ed ancor nel prossimo futuro , allo stesso movimento dei lavoratori dei paesi dello scacchiere euroatlantico , ed in particolare nei paesi della UE , di riaprire la partita per la costruzione di un diverso modello di sviluppo , all ‘ interno della rinascita di una prospettiva realistica della ricostruzione di un quadro Democratico e Costituzionale.

