venerdì, Agosto 21, 2026
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
Advertisement
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
FORZA LAVORO
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
No Result
View All Result
Home Politica

LA QUESTIONE MERIDIONALE, QUESTA SCONOSCIUTA

Un saggio di Santo Prontera sulla Questione meridionale e sul ruolo delle associazioni meridionalistiche

Gaetano C by Gaetano C
Luglio 23, 2024
in Politica, Primo Piano, Riflessioni
0
LA QUESTIONE MERIDIONALE, QUESTA SCONOSCIUTA
0
SHARES
50
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Il problema fondamentale relativamente al dualismo socio-territoriale italiano, che va sotto il nome di “questione meridionale”, è la scarsa consapevolezza che si riscontra -nella cultura diffusa- circa le sue radici. In generale si sa infatti poco o nulla del perché esiste la “questione meridionale”. Questo problema non è limitato alla miseria culturale del mondo leghista. Coinvolge infatti anche settori sociali che dovrebbero essere immuni da certe pochezze. Tanti giornalisti, per esempio, dimostrano di non conoscere bene la storia del proprio Paese, e riciclano come verità storica un insieme di vuoti luoghi comuni. La medesima cosa può dirsi di tanta parte dell’attuale classe politica. Un tempo, in tale ambito, le cose erano diverse. Anziché passi in avanti, negli ultimi decenni, si erano fatti grandi passi indietro.

Se così stanno le cose in quei settori che fanno parte della cosiddetta classe dirigente, come meravigliarsi della scarsa e deformata conoscenza che sul tema specifico si riscontra a livello generale, tanto al Nord quanto al Sud?

Sono tre, sostanzialmente, le posizioni circa la natura e gli effetti dell’Unità. Due di esse, ossia quella borbonica e quella liberale, sono -dove più dove meno – costruzioni ideologiche, assai lontane dalla realtà dei fatti. Questa realtà si riscontra invece, in quella posizione che possiamo definire democratico-obiettiva (quella dei Salvemini, dei Gramsci, dei Francesco Saverio Nitti, dei Colajanni, dei Pedio e via dicendo). A livello generale, risulta egemone la posizione liberale, ossia quella che fa capo ai responsabili del problema.

In definitiva, manca la diffusa consapevolezza che il dualismo territoriale del nostro Paese è frutto del tipo di Unità che stata imposta da alcune forze. È lì l’origine. È da lì che bisogna partire se si vuol capire il presente dualismo territoriale.

Come dimostrano studi recenti e meno recenti, caratterizzati da abbondante documentazione, all’atto dell’Unità le due parti del Paese avevano uno sviluppo economico equivalente. Sotto certi aspetti, questa espressione penalizza il Sud, dato che in certi settori il sistema industriale del Mezzogiorno era più avanzato di quello esistente al Nord.

L’Unità non è avvenuta secondo gli intendimenti dei patrioti autentici, bensì secondo gli interessi delle classi dominanti in Piemonte e nel Mezzogiorno, entrambe caratterizzate da grandi limiti etico-politici. Il Risorgimento ha avuto una componente democratico-nazionale e una componente intrinsecamente colonialista. La seconda, nel corso della lotta, è rimasta mascherata, palesando la sua reale natura alla fine della lotta. Il filo nero del Risorgimento, infatti, ha agguantato, a mo’ di preda, l’intero Paese.

In una comunicazione rapida, necessariamente limitata come lunghezza, non si può dare conto di quanto è accaduto allora, ma qualche accenno va pur fatto.

Alla Lombardia e alle regioni del Centro, il Piemonte avrebbe voluto fare – ma non ci riuscì – la stessa fine poi è toccata al Mezzogiorno, con il decisivo aiuto di tanti ascari. La concezione dell’Unità come colonialismo interno era consustanziale al sistema di potere vigente nel Piemonte sabaudo. Il Mezzogiorno, per la piega presa dagli eventi, è stata la vittima designata di quel sistema di potere.

Il Sud aveva le sue industrie, ma furono spazzate via da una politica che non poteva non portare a quel risultato. La classe imprenditoriale del Mezzogiorno chiese un tempo ragionevole per passare dal sistema protezionistico a quello di libero scambio. Dal governo fu data una risposta consapevolmente ostile. Il protezionismo industriale venne però accordato tempo dopo all’industria del Nord. Anche in questo caso a pagarne le spese fu il Mezzogiorno, che vide sacrificata la propria agricoltura.

Altro fattore di subordinazione del Sud fu la politica relativa alle banche. Quelle del Nord ebbero da subito la possibilità di aprire filiali nel Sud, dove rastrellarono cartamoneta emessa dal Banco di Napoli per poi chiedere al medesimo Banco la conversione in oro, che serviva al finanziamento delle operazioni di credito per le industrie settentrionali. Nei primi tempi, al Banco di Napoli non fu concesso aprire filiali al Nord e quando poté farlo si trovò ostacolato dall’apparato statale.

Sono solo alcuni esempi di storia assente nell’universo culturale collettivo. Su questa assenza e su insulsi luoghi comuni ha costruito le proprie fortune la Lega, infettando di sé tanta parte della politica italiana negli ultimi decenni.

La storia autentica, non manipolata, ci conferma la bontà di un concetto che un grande storico dell’economia, Luigi De Rosa, ha espresso con il titolo di un suo libro sul Mezzogiorno: La provincia subordinata.

La questione meridionale è, in conclusione, il frutto di un colonialismo interno. Il compito delle forze che vogliono rigenerare il Paese – un obiettivo che passa necessariamente attraverso il riscatto del Mezzogiorno – è certamente di carattere politico, ma tale compito è destinato a fallire se preventivamente e contestualmente non si attua un’azione culturale per correggere le colossali distorsioni che caratterizzano la narrazione sul dualismo Nord/Sud che oggi risulta immeritatamente dominante. Non può nascere insomma una politica nuova ed efficace se non si creano nuovi presupposti culturali in forma diffusa.

Nel corso del tempo ci sono stati dei cambiamenti nell’approccio dei libri di testo per le scuole, ma non è un mutamento sufficiente. La rettifica della narrazione corrente deve investire anche – in modo massiccio e continuativo – il mondo dell’informazione e la classe politica. È certamente un compito immane, che non verrà svolto dalle istituzioni, se lasciate a se stesse. Un decisivo ruolo promozionale in tal senso – un ruolo di sprone, pungolo e diffusione conoscitiva – deve essere svolto dalle associazioni meridionalistiche. C’è bisogno di una rivoluzione culturale, da Nord a Sud, per una rivoluzione politica. Solo allora non saranno più possibili politiche squilibrate e squilibranti. Non saranno più possibili, per fare un esempio attuale, imbrogli come le Autonomie regionali differenziate.

 

Santo Prontera

Esecutivo nazionale di Risorgimento socialista

Tags: anticolonialismoQuestione meridionaleSanto Prontera
Previous Post

LA LOTTA PER LA PACE, ANDARE AVANTI E AGGIUSTARE IL TIRO

Next Post

Notizie dall’Africa, Oriente e Caraibi

Next Post
Notizie dall’Africa, Oriente e Caraibi

Notizie dall'Africa, Oriente e Caraibi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti

  • Il Manuale Cencelli, oggi sostituito da quello delle parentele Agosto 9, 2026
  • Decreto sicurezza: la polizia può fermarti per 12 ore senza un giudice Luglio 15, 2026
  • Dal Medio Oriente all’America Latina: il mondo entra in una nuova stagione di instabilità Luglio 1, 2026
  • Tecnoautoritarismo: il potere esecutivo divora la democrazia? Giugno 29, 2026
  • Salario minimo affossato? L’accusa alla triplice sindacale scuote il mondo del lavoro Giugno 18, 2026

Ultimi Commenti

  • Francesco Stolfa su Il mondo sottosopra della UE
  • Luigi Proia su A che cosa servono gli intellettuali di sinistra
  • Angelo Criscuoli su Uno sputo in faccia dal Parlamento europeo alla storia del socialismo
  • Angelo Criscuoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo
  • Gigi Bettoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo

Archivio

  • Agosto 2026 (1)
  • Luglio 2026 (2)
  • Giugno 2026 (7)
  • Maggio 2026 (5)
  • Aprile 2026 (2)
  • Marzo 2026 (7)
  • Febbraio 2026 (11)
  • Gennaio 2026 (9)
  • Dicembre 2025 (6)
  • Novembre 2025 (6)
  • Ottobre 2025 (5)
  • Settembre 2025 (6)
  • Agosto 2025 (6)
  • Luglio 2025 (3)
  • Giugno 2025 (2)
  • Maggio 2025 (13)
  • Aprile 2025 (6)
  • Marzo 2025 (9)
  • Febbraio 2025 (12)
  • Gennaio 2025 (13)
  • Dicembre 2024 (12)
  • Novembre 2024 (9)
  • Ottobre 2024 (12)
  • Settembre 2024 (10)
  • Agosto 2024 (16)
  • Luglio 2024 (13)
  • Giugno 2024 (13)
  • Maggio 2024 (12)
  • Aprile 2024 (14)
  • Marzo 2024 (11)
  • Febbraio 2024 (13)
  • Gennaio 2024 (17)
  • Dicembre 2023 (20)
  • Novembre 2023 (16)
  • Ottobre 2023 (28)
  • Settembre 2023 (2)
  • Luglio 2023 (13)
  • Giugno 2023 (1)
Forza Lavoro | Spazio di cultura politica gestito e coordinato da Risorgimento Socialista

Viale Giotto 17 - 00153 Roma (RM)

C.F. 97916750587

Mail: info@forzalavoro.work

Politica di Riservatezza

© 2023 - Copyright Risorgimento Socialista - Tutti i diritti riservati

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.