Cosa non va in tante manifestazioni organizzate sostanzialmente da pezzi e residui del mondo comunista, della sinistra, sindacale e dei movimenti? Non va, ed è rivelatore, che il problema sembrerebbero essere proprio, e solo, Meloni & Salvini. Ora, il governo Meloni è pessimo ed è naturalmente un avversario, ma senza dimenticare che il PD, quasi mai chiamato in causa, è stato al governo per dieci degli ultimi dodici anni prima del governo Meloni e deve, quindi, essere considerato il fulcro e il centro del sistema politico. Senza dimenticare che la fedeltà atlantista del PD è comprovata e di più lunga data rispetto a quella, pur zelante, di FDI. Senza dimenticare che il PD ha applicato tutte le ricette neoliberiste in Italia. Senza dimenticare, andando ancor più alla radice, che la riforma del Titolo V della Costituzione l’ha fatta il centro-sinistra (governo Amato, 2001), mica Salvini e Meloni. Invece il PD gode spesso, nelle piazze che anche io bene o male condivido (anche, beninteso, per la valutazione dell’oggettiva necessità di esserci), di un occhio più benevolo. È un grosso errore di valutazione. Il PD è un avversario politico tanto quanto Meloni, perché entrambi sono avversari della classi lavoratrici. O la critica e l’alternativa sono strutturali o non si va da nessuna parte. Destra di sistema e sinistra di sistema in Italia sì passano l’agenda Draghi. Sulle questioni dirimenti hanno le stesse posizioni e fanno le stesse cose. E i cespuglietti di sinistra del PD di fatto collaborano al gioco. E più fanno dichiarazioni radicali proprio mentre continuano ad essere strategicamente subalterni, più collaborano fattivamente al gioco, perché la radicalità soltanto nominalistica fornisce al PD la copertura ideologica a sinistra per fare quello che fa e per essere quello che è. In Italia serve un cambio di regime, non di governo.
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