Dal punto di vista della classe dei lavoratori, l’articolo rappresenta una critica acuta alla trasformazione del sistema educativo in un meccanismo che favorisce principalmente gli interessi delle élite economiche e sociali, a discapito delle famiglie lavoratrici e delle fasce più svantaggiate della società.
La privatizzazione crescente dell’istruzione e l’accento sulle competenze utili al mercato del lavoro sono viste come minacce alla possibilità di accesso all’istruzione di qualità per tutti, indipendentemente dalla loro posizione economica. Il sistema proposto dal “profondo centro” favorisce coloro che già godono di privilegi, mentre lascia indietro coloro che provengono da contesti più svantaggiati.
La competizione economica diventa un ostacolo insormontabile per molti lavoratori e le loro famiglie, con conseguenze devastanti sulla mobilità sociale e sulle possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. La visione elitaria e meritocratica promossa da questo modello educativo perpetua le disuguaglianze esistenti e impedisce la realizzazione del principio di uguaglianza delle opportunità.
L’articolo mette in discussione il concetto stesso di meritocrazia, sottolineando come le disparità strutturali nel sistema educativo e nella società nel suo complesso favoriscano inevitabilmente alcuni individui rispetto ad altri, indipendentemente dal loro impegno e talento. Ciò rappresenta una sfida fondamentale per la classe lavoratrice e per coloro che lottano per un accesso equo all’istruzione e per una società più giusta ed inclusiva.
La redazione di Forzalavoro
Il pericolo estremista oggi arriva da quello spazio politico genericamente definito “centro”. Un centro molto differente da quello incarnato dalla Democrazia cristiana negli anni della Costituzione dei partiti che poteva fregiarsi della sua natura popolare e di massa, consapevole della legittimità del conflitto sociale e della divisione in classi con coscienza politica. Quel “centro” è stato pian piano sostituito da un “profondo centro” incarnato da un estremismo liberale e classista, civilizzato e accademico nella sua postura, elitario e assolutista che pone l’individuo di mercato al di sopra di ogni costrutto sociale.
Il sistema scolastico per questi esponenti dell’ultra liberalismo è praticamente un’ossessione. Mercato, impiegabilità e istruzione devono andare di pari passo perché l’accesso alla Scuola delle classi popolari abbia un ritorno di profitto per l’impresa. In questo quadro, non solo le scuole devono aziendalizzarsi proponendo percorsi di formazione utili alla formazione di un individuo che evolve nel mercato e che programma un “saper essere”, un carattere docilmente controllabile e un ingentilimento spendibile nella subordinazione lavorativa ma propongono una cultura manageriale che prevede progetti extra-scolastici avulsi dalla didattica, buoni per il buon nome dell’Istituto, ormai di fatto immerso nella dimensione concorrenziale di mercato.
Così proliferano sponsorizzazioni di aziende e di enti per scampagnate liberatorie e rigeneranti di studenti affrancati dalla serietà dell’impegno in quanto clienti e per innescare l’idea della stretta connessione tra didattica e lavoro, tanto da incentrare il prestigio del singolo istituto nella manipolazione da marketing e nella promozione a manager di successo dei professori più entusiasticamente integrati nel sistema a punti dato dal mercato. Ma tutto ciò per gli estremisti del “profondo centro” non è sufficiente.
Lo dimostra Ernesto Galli Della Loggia, quando individua il male della Scuola non in questa sua progressiva privatizzazione bensì in ciò che resta della sua natura costituzionale e democratica. Contesta l’accesso indiscriminato all’istruzione, sottintendendo ovviamente il riscatto culturale delle classi popolari le quali impedirebbero, di fatto, il librarsi in volo degli studenti con più capacità e naturalmente con più risorse economiche e familiari. La concorrenza economica stabilisce una classifica che separa irrimediabilmente vincenti e perdenti e le colpe degli sconfitti non possono rallentare la corsa all’oro dei meritevoli. Se proprio si troveranno eccezioni a conferma della regola si interverrà con generose borse di studio finanziate da caritatevoli business men tanto da istituzionalizzare la beneficenza.
La Scuola sognata da Confindustria, dalle grandi multinazionali e dalle Business School è ormai a portata di mano; che i figli dei perdenti trovassero il riscatto nel sacrificio, in qualche brigata di un ristorante o si inventassero un percorso di successo con le proprie forze, senza disturbare troppo chi in casa è stato cullato da un pianoforte a coda, dalle sonate di Mozart come ninna nanna e chi ha potuto sfogliare, sin dall’infanzia, pagine sparse e invecchiate trovate nelle librerie monumentali poste a ornamento dei doppi saloni. Loro sono predestinati e non vanno distratti.