L’offensiva ucraina è ferma, i russi procedono lentamente, ma continuamente.
Sembra altrettanto chiaro che se gli USA o la NATO fossero voluti entrare nel conflitto lo avrebbero fatto direttamente.
Le autorità civili ucraine cominciano a dividersi, qualcuno comincia a dubitare della buona fede dell’Occidente. L’avanzata purificatrice da Occidente non si è mai realizzata e anzi oggi lascia spazio a qualcosa di più inquietante: il pantano, con il nemico che procede come un rullo compressore.
Certo, gli alleati occidentali potrebbero mandare dei mercenari non ucraini a combattere, ma ve ne saranno a sufficienza? E come armarli? E soprattutto come pagarli?
Mentre discutiamo l’UE affonda in una crisi inflazionistica e in un grande problema energetico-produttivo. Notizia di ieri che dovremo comprare ghisa dalla Russia, perché fabbricarla in Europa al costo attuale dell’energia, non ha senso.
Intanto procede l’allineamento dei finlandesi nella NATO, probabilmente per non perdere d’occhio la questione artica, dove viaggerà una via della seta ad hoc, completamente russo cinese. Vale anche la pena ricordare che anche l’Italia siede nel Consiglio Artico, per meriti storici durante l’esplorazione geografica della regione (in realtà perché siamo una potenza imperialista, come le altre).
Sembra evidente che l’idea USA è quella di prolungare il fuoco ucraino e dissanguare l’economia europea e l’esercito russo, evitando la coesione intercontinentale euroasiatica (ossessione geopolitica anglosassone dai primi del ‘900).
Intanto armano un cordone di staterelli ostili alla Russia: baltici, scandinavi, balcanici.
La strategia fu già adoperata con la Germania, in passato, e non ebbe buoni esiti.
Qui arriva la leadership ucraina divisa su una possibile tregua.
Intanto la leadership politica ucraina si scontra frontalmente con quella militare. Il capo dell’esercito ucraino dovrebbe dimettersi perché non ha piani per il 2024, dicono. C’è anche da sottolineare che poco si può fare se ti costringono a combattere con uomini addestrati male, demotivati e contro un nemico più forte. Si mostra qui la debolezza della strategia ucraina-statunitense, le guerre non le vicini su Facebook o Twitter, per cui Kiev ha continuato a mitizzare le singole città rendendole “simboli della resistenza”, così ora non possono effettuare ritirate strategiche (o banalmente prendere atto che non possono più difendere una linea di confine così estesa), senza ammettere una Caporetto mediatica, che no gli ucraini non possono permettersi.
Anche perché dai successi militari dipendono anche gli aiuti europei e le armi della NATO; niente risultati, nessun investimento.
Lo scopo sembra quasi quello di proseguire una battaglia: dare il tempo a Kiev di organizzarsi e poi riprendere, impelagando la Russia.
Ieri dubitavamo della strategia palestinese e oggi di quella ucraina, sembra quasi che gli USA puntino ad accendere fuochi che poco si possono permettere (e i pragmatici repubblicani lo sanno bene).
Cosa stanno facendo?
Simplicius in un’analisi condivisa ieri da Maurizio Tirassa, dice che gli USA aspettano (circa) il 2030, per poi usare il potenziale dell’IA e rilanciare una nuova corsa all’accumulazione capitalistica e vincere la competizione inter-imperialista. Per quella data, il potenziale economico di quella tecnologia sarà pienamente rivoluzionario.
Aggiungo a questa valutazione, la corsa allo spazio: nel 2030 la Cina farà atterrare un astronauta civile, per quella data l’Ue (Francia, Germania, Italia) punta ad aver mandato un astronauta sulla Luna, negli anni ’30 i cinesi vogliono andare su Marte e con i russi vogliono una base prima robotica e poi umana sulla superficie lunare.
In altre parole, non è che noi qui siamo particolarmente scaltri nel fare le nostre analisi. Chiaramente dove arriviamo noi, gli analisti della sicurezza nazionale sono già arrivati (anzi, noi ci limitiamo a cercare di capirne le intenzioni), quindi quelle più generali dinamiche storiche del sistema-mondo che noi analizziamo sono già ben studiate altrove.
La classe egemone degli USA ha tutta l’intenzione di difendere i propri privilegi e possiamo essere certi che sappia muoversi adeguatamente.

