In concomitanza con la guerra in Ucraina -ma anche prima e dopo- la boriosa ed egocentrica narrazione mainstream ha sempre fatto uso della categoria politico-culturale di “Occidente” per ribadire e sottolineare l’esistenza di un diverso livello di civiltà (secondo i criteri superiore/inferiore, buono/cattivo) tra l’area euro-atlantica e il resto del mondo. Si tratta di una duplice mistificazione sul piano comunicativo. Quella truffa linguistico-concettuale tende infatti a far passare come un’unica cosa due cose diverse (non c’è un solo tipo di Occidente; ce ne sono due, diametralmente opposti) e confonde il concetto di civiltà materiale con quello di civiltà in senso etico-politico.
C’è stato e c’è un Occidente imperialista, colonialista, bellicista, aggressivo, darwinistico-sociale e quindi intrinsecamente antidemocratico e intollerante: è quello che ha scatenato due guerre mondiali, ha fatto uso -assolutamente non necessario- di bombe atomiche, ha progettato e mandato in porto colpi di Stato e ingerenze nella vita di altri popoli. C’è poi un altro tipo di Occidente: è quello democratico, liberale universalista, fucina e genuino custode dei diritti umani. Questo tipo di Occidente, al contrario dell’altro, contempla la guerra solo come atto difensivo.
Il primo tipo di Occidente, pur sotto vesti diverse (fasciste o liberali), è stato in passato apertamente e ferocemente antidemocratico. L’Occidente di secondo tipo ha governato durante i “Trenta gloriosi” (1945-1979), aprendo una nuova epoca nella storia della civiltà. È stato però rovesciato dalla controffensiva neoliberista, condotta dalle forze dell’Occidente spurio o di primo tipo (è spurio rispetto alla concezione autentica del modello democratico). Al posto della democrazia, tali forze hanno eretto sistemi politico-sociali oligarchici, postdemocratici, refrattari ai princìpi di tolleranza e solidarietà, fondati su disuguaglianze crescenti, caratterizzati dalla dicotomia ortodossia-eresia, intrinsecamente aggressivi e quindi bellicisti (come ampiamente dimostrato dalla guerra in Ucraina, se valutata -nelle sue cause vere- senza manipolazioni).
Per effetto della temperie politico-culturale del trentennio democratico, che è stato portatore di un lascito etico-politico che è diventato senso comune, la deriva controrivoluzionaria del neoliberismo non ha potuto -come invece accadeva in passato- esibire apertamente la propria ostilità verso la democrazia. È questa la ragione per cui il neoliberismo si è surrettiziamente proposto -sul piano formale- come un campione di democrazia, dando vita a una colossale manifestazione di mimetismo politico-istituzionale. In virtù della disinformazione permanente e su larga scala, quel mimetismo ha colto successi enormi, riuscendo nell’impresa di trasformare tanta parte delle proprie vittime (i cittadini) in schiere di osannanti seguaci. Vestendo strumentalmente i panni dell’Occidente nobile, l’Occidente spurio si accredita come Occidente unico, il solo esistito ed esistente. È un equivoco-trappola che serve all’Occidente reazionario come espediente per insinuarsi nell’immaginario collettivo e forgiare un’opinione pubblica manipolata e di comodo.
Tra gli artefici di questo sommo inganno c’è l’ex sinistra. Canta nel coro neoliberista dopo aver tradito se stessa, la propria storia, la propria funzione storica, il proprio “popolo”. Ci tiene però all’etichetta: ama definirsi ancora sinistra. Tale etichetta, rapportata al suo contenuto reale, ha ormai un carattere ossimorico: è un significante che ospita un significato opposto a ciò che la sinistra è stata da oltre un secolo in qua.
L’Occidente democratico deve denunciare l’inganno di cui sopra, facendo circolare l’abitudine di aggettivare opportunamente il sostantivo: non più semplicemente Occidente, bensì Occidente imperialista e ipocrita da un a lato e Occidente democratico dall’altro (con buona pace degli spiriti illiberali che attribuiscono la qualifica di “putiniani” ai democratici autentici).

