“Forza Lavoro” è oggi fonte di corretta e obiettiva informazione nel mondo socialista e nell’opinione pubblica
Il primo numero dell’ «Avanti!» era uscito il 25 dicembre 1896, non casualmente il giorno di Natale, per simboleggiare la comune propensione a sostenere le ragioni degli ultimi con il Cristo ritenuto “primo socialista della storia”. Leonida Bissolati, avvocato cremonese da anni aderente ai movimenti socialisti che aveva organizzato le agitazioni contadine, ne era stato il primo direttore e aveva voluto subito dare un’identità ben precisa al giornale.
Nel taglio medio della prima pagina, difatti, campeggiava un titolo, “DI QUI SI PASSA”, ed era la risposta netta, forte, ad Antonio Starabba, marchese di Rudinì (che durante il periodo in cui fu a capo del governo, nonché ad interim ministro dell’Interno, dal febbraio del 1891 al maggio del 1892, succedendo a Crispi e prima della formazione del governo Giolitti), che si era espresso in toni minacciosi nei confronti dei dirigenti e degli iscritti al Partito socialista intimando un fermo “di qui non si passa”.
Il “nobile” siciliano, già sindaco di Palermo, era arrivato alla presidenza del Consiglio contando su aspetti relazionali e di instaurate parentele con la Francia ben viste dai Savoia e non su programmi ben definiti, specie in un non felice periodo economico per il Regno. Ma aveva, come i suoi ministri e il re, consapevolezza della forza della sinistra che si stava sprigionando e che poi trovò conferma nei risultati elettorali del 1895 con una significativa affermazione del Partito socialista.
Bissolati aveva voluto fare riferimento, ancora una volta, al parallelismo con il Cristo, assimilando i governi legati al capitalismo dell’epoca moderna che gestivano la rivoluzione industriale ai mercanti che avevano scacciato “il primo socialista della storia” dal Tempio.
La storia dell’ «Avanti!» è la storia italiana del movimento operaio e contadino, della tenace difesa del parlamentarismo, della scelta repubblicana, della lotta al fascismo, a quel regime avviato da un personaggio “alieno” che del giornale ne era stato finanche direttore(!), responsabile nel ’24 del rapimento e dell’uccisione di Giacomo Matteotti. Anche Mussolini intendeva far capire a chi contestava la regolarità del sistema elettorale e non era disposto a subire passivamente soprusi e attività illegali, che davanti alla porta del suo governo c’era scritto virtualmente “di qui non si passa”, come aveva fatto il marchese di Rudinì.
Il foglio socialista ha raccontato il Congresso di Livorno del ’21, le guerre, le lotte partigiane, l’Italia liberata dal nazifascismo, l’Italia che sceglieva la Repubblica, la ripresa economica dopo il ’45.
L’«Avanti!» è stato un assoluto punto di riferimento per il dibattito politico e culturale italiano. Sulle sue pagine hanno scritto esponenti del partito e intellettuali antifascisti, divulgatori di valori di giustizia e libertà che pativano o avevano patito durante gli anni bui del regime. Tra i direttori, figure di spicco del socialismo italiano del Novecento: Leonida Bissolati, Claudio Treves, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Gaetano Arfè.
Chiusi i battenti nel 1993, anni dopo (nel 2003) la testata era stata acquisita dai transfughi socialisti alla corte berlusconiana (Cicchitto, Guzzanti, Brunetta, Baget Bozzo e altri) guidati da alcuni faccendieri che vennero condannati per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato (contributi all’editoria). Costoro non avevano manifestato alcun pudore nel definire l’ «Avanti!» un “quotidiano socialista”.
Ma la storia del socialismo italiano, ripudiata da chi si era appropriato della testata, e tutti i socialisti che ancora credono nei veri valori, può essere sbattuta in faccia a chi – indegnamente – continua a parlare agli italiani spendendo i “nobili” principi divulgati nello scorso secolo anche a costo di sangue e rappresaglie.
“DI QUI SI PASSA”, dalla parte socialista si deve passare per tornare a parlare di vera democrazia, di vera politica, dei veri problemi dei lavoratori, dei veri problemi della società. Quelli veri, quelli che vengono sottaciuti o “annacquati” dalla stampa (anche oggi) di regime.
«Forza Lavoro», ora anche nella versione cartacea, può contribuire sensibilmente a rappresentare nel mondo socialista (italiano ed europeo) e nell’opinione pubblica una fonte corretta e obiettiva di informazione, essendo un organo di comunicazione che condivide una visione lavorista e socialista della società.
Letterio Licordari

