Il Consiglio Comunale di Imperia (Liguria, Italia, Europa) ha bocciato, su proposta del sindaco, Claudio Scajola, la proposta di intitolazione di una via (nella fattispecie una pista ciclopedonale) a Sandro Pertini, ex presidente della Repubblica (il più amato dal popolo italiano), socialista, antifascista e partigiano, che era stato condannato a morte dalle SS. Il capogruppo dell’opposizione, Ivan Bracco, si è dimostrato indignato per la delibera adottata, evidenziando che “è una vergogna” e che “il primo cittadino dimostra che, pur di stare al potere, calpesta la storia per non scontrarsi con la destra che lo sostiene”.
Ma forse l’ex ministro dei governi berlusconiani, figlio di un dipendente dell’INPS antifascista che ha fondato in città la sezione della Democrazia Cristiana, nonché figlioccio di Paolo Emilio Taviani, democristiano anche lui, con un passato nella Resistenza (nome di battaglia Riccardo Pittaluga) e di membro dell’area cattolica del CLN ligure, avrà dimenticato chi era Sandro Pertini.
Non è la prima volta che soffre di vuoti di memoria, non ancora forse l’alzheimer, come quando – nel 2014 – e già con procedimenti giudiziari alle spalle, nell’ambito di un’inchiesta nella quale era coinvolto, aveva dichiarato di non essere a conoscenza che una casa a Roma, nei pressi del Colosseo, era di sua proprietà. È vero che c’è il diritto all’oblio, ma la fuga di Matacena la ricordano (senza vuoti di memoria) tutti.
Ciò che non avrà dimenticato, invece, è quanto accadde nel 2001 a Genova. Era all’epoca Ministro dell’Interno e venne coinvolto in una polemica durante i fatti del G8 del luglio di quell’anno. Per le sue dichiarazioni dopo l’uccisione di Carlo Giuliani, poiché aveva affermato di aver disposto che le forze dell’ordine aprissero il fuoco in caso di sfondamento dei manifestanti nella zona rossa.
Gli esponenti della destra, ormai, ci hanno abituati a non considerare sorprese le loro “uscite”. Ma è gente che dimentica spesso, dovrebbe farsi visitare e curare, perché è grave che il Presidente del Senato, La Russa (seconda carica dello Stato) interpreti in modo utilitaristico la Costituzione. Ha affermato, difatti, che “a Dongo c’erano cento persone che ricordavano dei morti (ricordando i luoghi delle ultime ore del Duce), ma non c’era odio e non c’è stata violenza”. Così come a Milano, al corteo per il 50° anniversario della morte di Ramella, non sono mancati gli show degli adepti di Forza Nuova, Casa Pound, Lealtà Azione e l’occasione è stata utilizzata per commemorare Carlo Borsani, un gerarca fascista repubblichino giustiziato dai partigiani il 29 aprile del ’45. Però, secondo la Costituzione, la “riorganizzazione del disciolto partito fascista” avviene quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, denigrando i valori della Resistenza, ovvero rivolge la sua attività all’esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. Ogni tipo di apologia è punibile con un arresto dai 18 mesi ai 4 anni.” Da notare che tanto è contemplato nella XII disposizione transitoria e finale attuata nel 1953 dal governo di un certo Scelba…

