venerdì, Agosto 21, 2026
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
Advertisement
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
FORZA LAVORO
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
No Result
View All Result
Home Politica

I socialisti e la guerra

Alberto Benzoni ripercorre l'opposizione socialista alla guerra

Gaetano C by Gaetano C
Giugno 7, 2024
in Politica, Primo Piano, Riflessioni
0
I socialisti e la guerra
0
SHARES
24
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter
Il socialismo, mondiale e italiano, è nato all’insegna del ripudio della guerra e della cultura della guerra. Le sue date simbolo sono state il primo maggio (data della repressione sanguinosa di uno sciopero) e, per quanto riguarda il parallelo processo di emancipazione femminile, la morte di oltre cento lavoratrici tessili chiuse, durante una serrata padronale, in un opificio poi divenuto preda delle fiamme.
Si ricorda una tragedia sognando un mondo in cui questa non abbia a ripetersi mai più. E, per altro verso, si afferma il legame inscindibile tra socialismo e pace per opporsi, con sempre maggiore efficacia, ai ripetuti tentativi del Potere di dividerlo e ricacciarlo indietro con la violenza e la guerra.
Nell’esperienza italiana dietro a ognuna di queste parole c’è un’immagine concreta. Un’esperienza di vita vissuta. Una manifestazione pacifica o un eccidio proletario. Un imponibile di mano d’opera accettato o respinto. Il successo o il fallimento di uno sciopero. L’unione che porta con sé la libertà oppure la divisione foriera di sconfitta e di regressione. Lo sciopero per ottenere o quello per dimostrare.
E, come riflesso di queste esperienze, una sensibilità acutissima al mutamento del clima. Che porterà il socialismo italiano a cogliere prima di molti altri, dei seguaci di Bernstein come di quelli di Kautsky, i segni premonitori della tempesta che si avvicinava. Così da separarsi, in occasione della guerra di Libia, dai Bonomi e dai Bissolati che ritenevano che la missione del partito socialista non avesse più ragion d’essere. Così come, nel dopoguerra, da quanti sognavano di fare come in Russia in un contesto in cui le possibilità di successo di un movimento rivoluzionario erano pari a zero, e il consenso per lo squadrismo fascista cresceva giorno dopo giorno. In un contesto in cui appariva ben chiara una cosa che, a ben vedere, non era affatto scontata. E cioè il fatto che la cultura della guerra non era una conseguenza bensì una premessa per l’esplosione del conflitto vero e proprio e per il consenso iniziale da cui sarebbe stato accompagnato.
Un dato centrale, quest’ultimo, per capire la realtà di oggi. Dove, almeno, nella vecchia Europa e negli stessi Stati Uniti, nessuno vuole essere coinvolto direttamente in una guerra ma tutti (o quasi) usano la cultura della guerra, non solo per perpetuare i conflitti in corso o alimentare surrettiziamente nuovi razzismi, ma anche per costruire schieramenti e coprire subalternità (Nato, europeismo, atlantismo) o, come in Italia ma non solo, per finalità di politica interna. Con l’obbiettivo di ridurre, in una regressione ormai senza limiti, i diritti collettivi e gli spazi della democrazia; magari rendendoli inutili agli occhi stessi di chi intenda esercitarli.
In questo universo immaginato e immaginario, la politica non è altro che una guerra condotta con altri mezzi, e la moneta cattiva caccia invariabilmente la buona. Con la prevalenza pressoché automatica della menzogna sulla verità, dei commenti sulle notizie e delle veline sulle inchieste; e, in un quadro più ampio, delle contrapposizioni sul dialogo, del privato sul pubblico, dell’individuo sulla collettività, dell’egoismo sulla solidarietà, della paura sulla speranza e del razzismo più bieco sulla conoscenza dell’Altro. Mentre il Progresso è servito in piccolissimi bicchierini di carta e la Regressione non sembra conoscere limiti.
Come reagire? Come abbiamo brevemente ricordato, i socialisti di una volta, e non solo in Italia, avrebbero avvertito da subito l’avvicinarsi della tempesta, dal Kosovo alle guerre per la democrazia che hanno segnato, da subito, il nuovo secolo. Ma i loro mediocri epigoni, nella convinzione che il mondo nato dopo il 1989 fosse il migliore dei mondi possibili e il legame tra capitalismo e democrazia acquisito una volta per sempre, hanno seguito passivamente la corrente fino a essere incapaci di tornare a riva.
Eccoli allora a esaltare la guerra in Ucraina come guerra per la democrazia. E a solidarizzare con Israele come proiezione dell’occidente contro la barbarie antisemita. Salvo a chiedere, quando la situazione sta precipitando, di non andare troppo oltre.
In questo quadro, e questa è l’unica conclusione possibile, qualsiasi recupero concreto del grande messaggio del passato è esistenzialmente legato alla centralità dell’impegno per la pace. Prima ma soprattutto dopo l’appuntamento del prossimo mese di giugno. Un impegno che si incarna nella lista “Pace, terra e dignità” con l’immagine della colomba.
Tags: Elezioniopposizione alla guerraPaceSocialismo
Previous Post

Le notizie interessanti dal mondo!

Next Post

I valori della Resistenza. Il rischio della caduta nell’oblio

Next Post
I valori della Resistenza. Il rischio della caduta nell’oblio

I valori della Resistenza. Il rischio della caduta nell’oblio

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti

  • Il Manuale Cencelli, oggi sostituito da quello delle parentele Agosto 9, 2026
  • Decreto sicurezza: la polizia può fermarti per 12 ore senza un giudice Luglio 15, 2026
  • Dal Medio Oriente all’America Latina: il mondo entra in una nuova stagione di instabilità Luglio 1, 2026
  • Tecnoautoritarismo: il potere esecutivo divora la democrazia? Giugno 29, 2026
  • Salario minimo affossato? L’accusa alla triplice sindacale scuote il mondo del lavoro Giugno 18, 2026

Ultimi Commenti

  • Francesco Stolfa su Il mondo sottosopra della UE
  • Luigi Proia su A che cosa servono gli intellettuali di sinistra
  • Angelo Criscuoli su Uno sputo in faccia dal Parlamento europeo alla storia del socialismo
  • Angelo Criscuoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo
  • Gigi Bettoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo

Archivio

  • Agosto 2026 (1)
  • Luglio 2026 (2)
  • Giugno 2026 (7)
  • Maggio 2026 (5)
  • Aprile 2026 (2)
  • Marzo 2026 (7)
  • Febbraio 2026 (11)
  • Gennaio 2026 (9)
  • Dicembre 2025 (6)
  • Novembre 2025 (6)
  • Ottobre 2025 (5)
  • Settembre 2025 (6)
  • Agosto 2025 (6)
  • Luglio 2025 (3)
  • Giugno 2025 (2)
  • Maggio 2025 (13)
  • Aprile 2025 (6)
  • Marzo 2025 (9)
  • Febbraio 2025 (12)
  • Gennaio 2025 (13)
  • Dicembre 2024 (12)
  • Novembre 2024 (9)
  • Ottobre 2024 (12)
  • Settembre 2024 (10)
  • Agosto 2024 (16)
  • Luglio 2024 (13)
  • Giugno 2024 (13)
  • Maggio 2024 (12)
  • Aprile 2024 (14)
  • Marzo 2024 (11)
  • Febbraio 2024 (13)
  • Gennaio 2024 (17)
  • Dicembre 2023 (20)
  • Novembre 2023 (16)
  • Ottobre 2023 (28)
  • Settembre 2023 (2)
  • Luglio 2023 (13)
  • Giugno 2023 (1)
Forza Lavoro | Spazio di cultura politica gestito e coordinato da Risorgimento Socialista

Viale Giotto 17 - 00153 Roma (RM)

C.F. 97916750587

Mail: info@forzalavoro.work

Politica di Riservatezza

© 2023 - Copyright Risorgimento Socialista - Tutti i diritti riservati

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.