Nella attuale realtà politica e sociale dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero, celebrare la Giornata internazionale della Memoria (“Giorno della Memoria” è il termine ufficiale in Italia nel corpo della Legge istitutiva n. 211/2000, riconoscimento avvenuto ben prima di quello dell’ONU, nel 2005) assume una amara dimensione ma non una sminuita valenza, necessaria per “rinfrescare la memoria” ai tanti “distratti” dalle attività mediatiche di una destra sempre più vicina a quella dalla quale scaturirono il secondo conflitto mondiale e le sue drammatiche conseguenze.
Il 27 gennaio si commemorano le vittime dell’Olocausto e del nazifascismo, ricordando il dramma della Shoah, le leggi razziali, le discriminazioni nei confronti dei diversi (politici e non), e lo si fa (si dovrebbe fare) per riflettere su ciò che è accaduto, nell’intento di prevenire il ripetersi di quegli orrori. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” – ha scritto Primo Levi – “perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate, anche le nostre”.
E le coscienze vengono nuovamente “sedotte ed oscurate” oggi che venti di guerra soffiano sul pianeta, che alimentano fuochi accesi da finti esponenti della democrazia, qualcuno già formalmente criminale di guerra. Vengono “sedotte ed oscurate” da un cervellotico negazionismo o riduzionismo storico che penetra nel qualunquismo e nell’indifferenza che avvolge quella parte di popolo che per molti versi gode in maniera autolesionistica delle angherie fiscali, sanitarie, scolastiche, lavorative ed economiche senza saper o voler reagire.
Confondiamo il popolo ebreo con il potere di Netanyahu e delle sue allucinanti azioni punitive sugli indifesi a Gaza, restiamo allibiti di fronte a disegni “coloniali” motivati da grandi conflitti economici, silenti ma non troppo, tra le grandi potenze, legati allo sfruttamento di giacimenti petroliferi e di terre rare, vediamo cadere a pioggia leggi che limitano la libertà e la giustizia, anche se qui in Italia ricorriamo agli strumenti costituzionalmente previsti (referendum, ad esempio) per contrastarli. Assistiamo ovunque al dilagare della legge del più forte, delle sanzioni economiche punitive, ci troviamo di fronte a esaltati esponenti dei governi che sanno solo usare in termini dispregiativi la parola “comunista” (intesa come sintesi del pensiero della sinistra), e anche a qualche carica dello Stato italiano che si bea nel farsi ritrarre con un busto di Mussolini! Il dialogo, il confronto, al pari di quanto avviene nei regimi tirannici, viene eluso in forza di una sola verità imposta (soprattutto attraverso i media controllati).
C’è un fiorente commercio di armi e c’è la corsa agli armamenti che, non solo in Italia, arreca nocumento al welfare state, il mondo va allegramente verso guerre totali e soluzioni finali con cause ben diverse dall’attentato di Sarajevo del 1914, e con effetti collateralmente ben diversi da quelli dei due grandi eventi bellici dello scorso secolo. Rispuntano le leggi razziali, anche in Italia registriamo un grave fatto (quello della schedatura degli studenti palestinesi), l’OVRA non è più la citazione di attività di vigilanza e di spionaggio riconducibile al ventennio fascista. Negli USA, che si sono sempre vantati di esportare democrazia, lo stato di polizia prevale su quello di diritto e l’ICE (che a Minneapolis arresta finanche un bambino di 5 anni per poter “catturare” il padre, un migrante) è la versione XXI secolo della Gestapo. E l’esportazione di tale tipo di “democrazia” si diffonde, senza alcun dazio.
Il 27 gennaio, quindi, un bell’esercizio di “memoria” va fatto, deve essere fatto. Per ricordare, anzitutto, che in Italia (ma non solo in Italia, ovviamente) i nonni degli esponenti degli attuali partiti della maggioranza hanno permesso, vestendo camicie nere ovvero ossequiando il duce e i suoi ducetti o Hitler, la Gestapo e gli altri gerarchi anche solo con la mano tesa, che i campi di sterminio diventassero la vergogna dell’umanità. E per prendere atto, purtroppo, che le coscienze tornano a essere “sedotte ed oscurate” dalle immagini che abbiamo visto provenire da Gaza, anche se in molti si sono guardati bene dal definire genocidio ciò che è accaduto là dove due compari schizofrenici vorrebbero realizzare resort sopra le macerie.
Il 27 gennaio (ma non solo, sempre) bisogna far ricordare ai tanti distratti italiani affascinati da personaggi ambigui e beceri (eufemismi), ma mitizzati, che furono i “comunisti” a liberare Auschwitz, che furono i “comunisti” (e per essi comunisti, socialisti, cattolici, azionisti, liberali ben lontani dal concetto berlusconiano di questo termine) a dare vita alle lotte partigiane per ripristinare l’ordine nel caos, pervenendo all’agognato stato repubblicano, ottanta anni fa esatti, e alla democrazia.
Citando ancora Primo Levi: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia”. Se c’è un motivo per dare risonanza al valore della memoria, evitiamo che l’infezione serpeggi.

