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Home Lavoro

Fordismo digitale in un ristorante sushi

Pier Paolo Caserta by Pier Paolo Caserta
Febbraio 15, 2024
in Lavoro, Primo Piano
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Fordismo digitale in un ristorante sushi
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L’articolo analizza la situazione dei lavoratori nel settore della ristorazione, esaminando gli effetti della digitalizzazione e dell’automazione sugli impieghi e sulle condizioni di lavoro. Dal punto di vista della classe dei lavoratori, l’articolo evidenzia come il progresso digitale, sebbene possa sembrare conveniente per i clienti, in realtà accentua lo sfruttamento e il sovraccarico di lavoro per il personale del ristorante.

I lavoratori sono costretti a gestire un flusso costante e imponente di ordini, poiché l’automazione degli ordini tramite tablet permette ai clienti di effettuare richieste in qualsiasi momento senza considerare le capacità e le risorse disponibili del personale. Questo porta a una distribuzione iniqua del lavoro, con il personale che si trova a dover gestire un volume di ordini molto al di là delle proprie capacità.

Inoltre, l’articolo evidenzia come la digitalizzazione possa portare a una de-umanizzazione del lavoro, in cui i lavoratori diventano meri esecutori di richieste senza che venga riconosciuta la loro dignità e il loro benessere. La mancanza di personale adeguato e la pressione per soddisfare le richieste dei clienti in modo rapido e continuo mettono a rischio la sicurezza e la salute dei lavoratori.

In definitiva, l’analisi del punto di vista della classe lavoratrice sottolinea la necessità di considerare gli impatti sociali e lavorativi della digitalizzazione e di adottare politiche che proteggano i diritti e il benessere dei lavoratori nel contesto del cambiamento tecnologico.

Redazione forzalavoro

 

È successo qualche tempo fa. Mi trovavo a Napoli, ma sarebbe potuto accadere esattamente nello stesso modo, e di fatto accade, in qualunque altra grande città italiana e non, da Milano a New York passando per Londra. Entro a ora di pranzo con mia figlia in un ristorante sushi con formula “All you can eat”. Il locale è ampio, ci sono parecchie persone e si sarebbe riempito ancor di più di lì a poco. Una ragazza ci fa accomodare. Un tablet installato sul nostro tavolo, come su ogni altro, ci accoglie pronto per ricevere la nostra ordinazione. Comodo, no? Niente antiquati taccuini, nessun bisogno che qualcuno venga a prendere l’ordine al tavolo. Tempo risparmiato e ottimizzato … Questo è il progresso, no? Che bella cosa la tecnologia, giusto? Sempre a nostra disposizione per migliorare la vita di tutti. Facciamo la nostra ordinazione e presto iniziano ad arrivare i gustosi manicaretti della cucina giapponese. Non passa molto, in compenso, che inizio a toccare con mano gli effetti immediati di questa forma specifica di fordismo digitale. A parte che, mentre sono già arrivate diverse portate, non è arrivata l’acqua e anche questo è un effetto, però secondario, dell’intera questione. Ma il punto principale è certamente un altro. La sala nel frattempo si è riempita fino ad essere strapiena e le due ragazze, che sono da sole, devono letteralmente volare per soddisfare tutti gli ordini. Una delle due fa anche cassa! Consumo il pranzo con un crescente disagio mentre leggo la loro evidente difficoltà (della quale però giurerei che ben pochi altri clienti si accorgono) e mentre cerco d’altra parte di non negare a mia figlia le mie attenzioni. La porta della cucina, sulla quale ho una vista frontale diretta, viene aperta in continuazione dal piede di una delle due ragazze, perché mani e braccia sono sempre troppo occupate da una quantità simultanea di piatti, mentre nel frattempo su un angolino predispongono anche, come se n0on bastasse, le consegne a domicilio.

Ecco dove va a parare il magnifico nuovo ordine digitale che ormai occupa tutti gli interstizi delle nostre vite. I tablet sui tavoli permettono a tutti di ordinare in qualsiasi momento, quindi anche contemporaneamente, come in effetti accade. Ma in questo modo viene meno qualunque priorità e quella mole di ordini viene scaricata fisicamente sul lavoro delle persone. Gli effetti sulle due ragazze in sala li ho potuti constatare visivamente, quelli sul personale in cucina li posso immaginare senza fatica. Come minimo il datore di lavoro ha una responsabilità per il personale troppo ridotto. Esiste poi un aspetto generale e al tempo stesso molto concreto legato al persuasivo miraggio che l’ordine digitale produce. Il digitale, che in questo caso si presenta nella forma liscia, rassicurante e comoda del tablet usato per ordinare, induce l’idea che ogni desiderio possa essere realizzato in modo immediato e che tutto sia in qualsiasi momento a disposizione del cliente. Se ne sono convinte così tante persone che non importa a nessuno se quella tempesta di ordini in concreto si abbatte tutta insieme sulla manodopera che deve eseguirli. A questo deve servire il nuovo ordine digitale con le illusioni narcisistiche che produce: a occultare e giustificare vecchie e nuove forme di sfruttamento. La smaterializzazione e l’ideologia che vuole de-realizzare il corpo infliggono il peso della fatica e il marchio dello sfruttamento sul corpo del lavoratore. A farne le spese è ancora una volta il Lavoro, e i Lavoratori. Il tanto “antiquato” modo di ordinare con il cameriere che viene al tavolo con carta e penna impone un limite materiale e fisiologico al sovraccarico perché genera una coda, per il semplice fatto che il cameriere deve eseguire alcune operazioni e comunicare almeno l’ordine alla cucina prima di andare a prendere il successivo da un altro tavolo. Esiste una sovrapposizione di tempi nettamente minore. Il risultato è in linea di principio (ossia senza nulla togliere al fatto che ovviamente abusi e sfruttamento erano comunque possibili) più rispettoso nei confronti di tutti, mentre l’ideologia che vorrebbe far sparire la corporeità eclissandola nel digitale non rispetta nessuno all’infuori del profitto. Insieme alla corporeità intende distruggere anche le relazioni. In realtà, nel “vecchio” modo anche il cliente stesso è più rispettato, perché molto difficilmente vedrà recapitarsi l’acqua dopo aver già ricevuto un paio di portate (l’effetto secondario di cui sopra…). Questo accade fintanto che esistono dei tempi e delle sequenze strutturate dalla relazione. Fintanto che esiste un ordine delle cose, che il digitale sopprime nella simultaneità. Il digitale dissolve le relazioni nel puro consumo. Lo stesso cliente non è altro che un predicato dell’individuo-monade. L’ordine digitale realizza compiutamente il passaggio dall’individualismo già cardine dell’ideologia mercantile al suo livello successivo rappresentato dal narcisismo elevato a sistema, per cui ciascuno si sente legittimato nell’aspettarsi che i propri desideri siano realizzati in qualsiasi momento senza preoccuparsi dell’impatto complessivo, delle relazioni e delle conseguenze sull’Altro, infine sostituito dalla superficie levigata di uno schermo; conseguenze che, invece, sono concrete in primo luogo su chi deve provvedere alla realizzazione di quei desideri.

È nelle sue forme concrete, come quella appena descritta, che il mondo digitale mostra la sua vera natura di controrivoluzione. È in questo modo che si legano e si tengono insieme la profonda rimodulazione antropologica prodotta dal nuovo ordine digitale con la prosecuzione e l’intensificazione dello sfruttamento economico.

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