Partendo dall’Africa in Namibia, di recente, si sono svolte le elezioni presidenziali. Nonostante le accuse di brogli e irregolarità elettorali, con il 58% dei voti ha vinto Netumbo Nandi-Ndatiwah, la prima donna presidente del paese!
Il suo principale avversario, il politico Panduleni Itula, è arrivato secondo. A riportare la storica notizia è il quotidiano “Agence de Presse Africaine”.
In Egitto la domanda di elettricità è in continua crescita, e il paese nord-africano è alle prese con frequenti black-out, il segno che quella prodotta non è sufficiente per coprire il fabbisogno e consumo interno. Attualmente ci sono diversi futuri progetti energetici e infrastrutturali: oltre alla costruzione di altre centrali solari ed eoliche che forniranno elettricità a più di un milione di famiglie; si prevede di costruire entro il 2026 la prima centrale nucleare a El Dabaa, nel governatorato di Matruh, in collaborazione con l’azienda russa “Rosatom”.
Il governo egiziano vorrebbe arrivare al 2030 con almeno il 42% di energia prodotta da fonti rinnovabili. La fonte di questa notizia è il portale web “Notizie Geopolitiche”.
Dopo 33 anni, il Tagikistan e Kirghizistan hanno raggiunto, di recente, uno storico e definitivo accordo sulla delimitazione degli ultimi tratti del confine, lungo ben 972 km.
Proprio a causa dei punti di confine non chiari, delle varie enclavi ed exclavi sparse qua e là lungo la Valle della Fergana, è stato motivo di gravi tensioni e guerre di confine tra Biskek e Dushanbe. Infatti nel 2000, 2010, 2014, 2021 e 2022 si sono verificati gravi scontri armati al confine tra i due paesi asiatici.
A riportare questa storica notizia è il “The Times of Central Asia”.
In Siria, dopo il fulmineo attacco delle milizie Jihadiste verso la città di Aleppo alla fine di novembre 2024, è notizia di oggi, 5 dicembre 2024, che in seguito ad un pesante (e pressante) attacco su più punti, l’esercito regolare siriano ha annunciato di essersi ritirato da Hama, la quarta città più grande del paese arabo.
Inoltre l’esercito siriano ha affermato di essersi riposizionato appena fuori dalla città, al fine di riorganizzarsi, contenere l’avanzata dei Jihadisti (composto da varie milizie/sigle come HTS, SNA, ESL, TIP) e proteggere la città di Homs, situata a sud di Hama, appena perduta.
Ovviamente i combattimenti lungo il fronte sono feroci e tutt’ora in corso.
A riportare la tragica notizia della capitolazione militare è il quotidiano siriano “SANA”.
Tra i motivi della repentina avanzata dei Jihadisti è da ricercarsi nell’ingente aiuto proferito da ufficiali militari turchi e perfino consiglieri ucraini, come ammesso orgogliosamente dal “Kyiv Post”.
Rimanendo sempre in Medio Oriente, continua il genocidio palestinese con numerosi morti e feriti, ormai arrivati a oltre 44 mila…
Inoltre Amnesty International e il quotidiano palestinese “Wafa” affermano che Israele sta commettendo un genocidio sistematico contro i palestinesi nella striscia di Gaza, anche a livello culturale e architettonico, volto a cancellare ogni traccia dei palestinesi. Infatti vengono distrutti interi quartieri, ospedali, moschee, biblioteche, muse e perfino siti archeologici…
